Severino: "Sui soldi ai partiti
governo pronto a intervenire"
Il ministro della giustizia si dice disposta a fornire il "proprio contributo tecnico" sulla riforma, se le Camere lo chiederanno. E indica due strade: un provvedimento ad hoc o una norma nel ddl sulla corruzione. Il premier ammette che l'esecutivo sta riflettendo. Ma gli schieramenti procedono in ordine sparso sulla riforma. E il Pdl frena di TIZIANA TESTA
ROMA - Parole controllate. Misurate. Durante la visita in Libano, Mario Monti risponde a una domanda sul finanziamento ai partiti e dice: "Il governo riflette, prende le sue posizioni ma non le esprime, pur trattandosi di temi importanti, di fronte ai militari dell'Unifil che meritano più attenzione". Ma il guardasigilli, Paola Severino, è molto più esplicita: "Il ministro della Giustizia - dice - è pronto a intervenire sul tema del finanziamento ai partiti, fornendo il proprio contributo tecnico, non appena il Parlamento e i presidenti di Camera e Senato lo richiederanno". E aggiunge: "Intravedo due possibilità, inserire una norma nel ddl anticorruzione o predisporre un provvedimento ad hoc". La conferma, comunque, che palazzo Chigi considera cruciale il tema. Soprattutto dopo il forte richiamo di Napolitano al Parlamento affinché intervenga con una riforma. Ma il Pdl frena. "Francamente - dice il capogruppo…
ROMA - Parole controllate. Misurate. Durante la visita in Libano, Mario Monti risponde a una domanda sul finanziamento ai partiti e dice: "Il governo riflette, prende le sue posizioni ma non le esprime, pur trattandosi di temi importanti, di fronte ai militari dell'Unifil che meritano più attenzione". Ma il guardasigilli, Paola Severino, è molto più esplicita: "Il ministro della Giustizia - dice - è pronto a intervenire sul tema del finanziamento ai partiti, fornendo il proprio contributo tecnico, non appena il Parlamento e i presidenti di Camera e Senato lo richiederanno". E aggiunge: "Intravedo due possibilità, inserire una norma nel ddl anticorruzione o predisporre un provvedimento ad hoc". La conferma, comunque, che palazzo Chigi considera cruciale il tema. Soprattutto dopo il forte richiamo di Napolitano al Parlamento affinché intervenga con una riforma. Ma il Pdl frena. "Francamente - dice il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto - non ci sembra questa materia del governo, di un suo decreto e ancor di più del ddl sulla corruzione".
Ufficialmente i partiti - con le amministrative alle porte e il vento dell'antipolitica che soffia ancora più forte, dopo il caso che ha trovolto la Lega - assicurano di voler fare presto, ma si dividono sull'iter da seguire.
Dal vicecapogruppo al Senato del Pdl, Gaetano Quagliariello, arriva un'apertura alla riforma con la richiesta di una legge che disciplini la democrazia dei partiti, applicando l'articolo 49 della Costituzione. "Immediatamente dopo Pasqua, insieme alla riforma dello Stato e della legge elettorale - dice - i partiti dovranno dimostrarsi in grado di riformare se stessi adeguando il proprio status giuridico alla importante funzione pubblica che ricoprono, con tutto ciò che ne consegue". Ma il partito di Berlusconi - come chiarito da Cicchitto - non accetta che sia il governo a fissare l'agenda. E soprattutto non vuole che il provvedimento viaggi di pari passo con il pacchetto anticorruzione, su cui il Pdl pone veti da mesi.
Per il Pd, Giuseppe Fioroni torna su uno dei punti della proposta del Partito democratico: "I furbi esistono sempre, ma se si stabilisce che i bilanci devono essere controllati da società esterne, allora le cose possono cambiare". Sull'iter da utilizzare per la riforma, Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione giustizia alla Camera dice a Repubblica.it: "Un decreto sarebbe più invasivo e poi il governo è già impegnato su molti fronti. Sarebbe invece un segnale significativo se l'iniziativa nascesse in Parlamento". E aggiunge: "La soluzione migliore mi sembra quella di un provvedimento ad hoc, anche perché in commissione - per quanto riguarda il disegno di legge anticorruzione - ci siamo già occupati della parte sulla pubblica amministrazione. E sarebbe complicato tornare indietro. E noi dobbiamo garantire una rapida approvazione alla riforma".
Pierluigi Mantini, responsabile per le riforme istituzionali dell'Udc, attacca il Pdl. "Calderisi ha chiesto di rinviare l'esame della legge sui partiti politici a dopo le elezioni amministrative, Cicchitto ostacola l'inserimento di norme sul controllo del finanziamento dei partiti nel decreto anticorruzione. Non ci siamo, non si percepiscono la gravità della situazione e lo sdegno dei cittadini dinanzi a ruberie e malagestione di soldi pubblici", dice. Aggiungendo che il suo partito "rilancia la proposta al governo di anticipare nel pacchetto anticorruzione il controllo dei bilanci dei partiti da parte della Corte di conti. E' necessario - conclude - è urgente". Il Terzo Polo, insomma, prova ad accelerare criticando le resistenze del Pdl. Lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, si è detto favorevole al decreto.
L'Italia dei Valori insiste sulla strada del referendum: "I partiti - dice sul suo blog il leader Antonio Di Pietro - non cambieranno la legge grazie alla quale vengono riempiti di soldi pubblici dallo Stato. L'unica via per cambiare le cose, è che i cittadini lo facciano da soli. Per questo, noi dell'Italia dei Valori abbiamo già depositato i quesiti per un referendum che elimini i rimborsi elettorali".
I radicali, con il segretario Mario Staderini, chiedono invece un'operazione verità: "Prima di qualsiasi riforma, occorre accertare come hanno impiegato i soldi i partiti che hanno incassato rimborsi elettorali di gran lunga superiori alle spese documentate. Troppo facile fare i riformatori dopo aver incassato un bottino di 2,3 miliardi di euro avendone speso solo 580 milioni. Con quei soldi è stato falsato il gioco democratico".
Ufficialmente i partiti - con le amministrative alle porte e il vento dell'antipolitica che soffia ancora più forte, dopo il caso che ha trovolto la Lega - assicurano di voler fare presto, ma si dividono sull'iter da seguire.
Dal vicecapogruppo al Senato del Pdl, Gaetano Quagliariello, arriva un'apertura alla riforma con la richiesta di una legge che disciplini la democrazia dei partiti, applicando l'articolo 49 della Costituzione. "Immediatamente dopo Pasqua, insieme alla riforma dello Stato e della legge elettorale - dice - i partiti dovranno dimostrarsi in grado di riformare se stessi adeguando il proprio status giuridico alla importante funzione pubblica che ricoprono, con tutto ciò che ne consegue". Ma il partito di Berlusconi - come chiarito da Cicchitto - non accetta che sia il governo a fissare l'agenda. E soprattutto non vuole che il provvedimento viaggi di pari passo con il pacchetto anticorruzione, su cui il Pdl pone veti da mesi.
Per il Pd, Giuseppe Fioroni torna su uno dei punti della proposta del Partito democratico: "I furbi esistono sempre, ma se si stabilisce che i bilanci devono essere controllati da società esterne, allora le cose possono cambiare". Sull'iter da utilizzare per la riforma, Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione giustizia alla Camera dice a Repubblica.it: "Un decreto sarebbe più invasivo e poi il governo è già impegnato su molti fronti. Sarebbe invece un segnale significativo se l'iniziativa nascesse in Parlamento". E aggiunge: "La soluzione migliore mi sembra quella di un provvedimento ad hoc, anche perché in commissione - per quanto riguarda il disegno di legge anticorruzione - ci siamo già occupati della parte sulla pubblica amministrazione. E sarebbe complicato tornare indietro. E noi dobbiamo garantire una rapida approvazione alla riforma".
Pierluigi Mantini, responsabile per le riforme istituzionali dell'Udc, attacca il Pdl. "Calderisi ha chiesto di rinviare l'esame della legge sui partiti politici a dopo le elezioni amministrative, Cicchitto ostacola l'inserimento di norme sul controllo del finanziamento dei partiti nel decreto anticorruzione. Non ci siamo, non si percepiscono la gravità della situazione e lo sdegno dei cittadini dinanzi a ruberie e malagestione di soldi pubblici", dice. Aggiungendo che il suo partito "rilancia la proposta al governo di anticipare nel pacchetto anticorruzione il controllo dei bilanci dei partiti da parte della Corte di conti. E' necessario - conclude - è urgente". Il Terzo Polo, insomma, prova ad accelerare criticando le resistenze del Pdl. Lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, si è detto favorevole al decreto.
L'Italia dei Valori insiste sulla strada del referendum: "I partiti - dice sul suo blog il leader Antonio Di Pietro - non cambieranno la legge grazie alla quale vengono riempiti di soldi pubblici dallo Stato. L'unica via per cambiare le cose, è che i cittadini lo facciano da soli. Per questo, noi dell'Italia dei Valori abbiamo già depositato i quesiti per un referendum che elimini i rimborsi elettorali".
I radicali, con il segretario Mario Staderini, chiedono invece un'operazione verità: "Prima di qualsiasi riforma, occorre accertare come hanno impiegato i soldi i partiti che hanno incassato rimborsi elettorali di gran lunga superiori alle spese documentate. Troppo facile fare i riformatori dopo aver incassato un bottino di 2,3 miliardi di euro avendone speso solo 580 milioni. Con quei soldi è stato falsato il gioco democratico".