Il grande romanzo padano: personaggi e interpreti
IL FIGLIO TROTA
Renzo Bossi
Per un batter d’ali è stato il delfino, l’erede, il successore. Unto dall’ampolla genitoriale, il giorno che entrò al Pirellone nulla fece per celare l’ambizione e lo sguardo sulle scollature della Minetti. Liquido come ogni ventenne viziato, ha giocato col soprannome affibbiatogli dal padre per manifesta inabilità scolastica. Eccelleva però in fidanzate-veline, diplomi da acquistare a saldo e macchine di lusso. Il tutto pagato coi soldi pubblici. Oggi Renzo Bossi ha paura di uscire di casa. Teme la punizione delle camicie verdi. Per loro, e non solo, il suo altro non è stato che un parricidio.
LA MOGLIE
Manuela Marrone
Qualche leghista-razzista sussurra che non poteva che finire così, e che il capo ha sbagliato a prendersi una moglie siciliana. Ma il Senatur si arrabbia molto di più quando si dice che è lei l’anima nera di questa storia di soldi spariti e faide giocate sui giroconti. Non c’era lumbard che non sapesse quanto la first lady decidesse in vece del marito, e su quante belle e brutte cose. Dal muro di cinta di Gemonio (rifatto coi rimborsi elettorali), Manuela Marrone incontrava e smistava lotti di potere. E intanto, in mansarda, scrutava il futuro sui libri di cartomanzia e magia nera. Oggi il futuro, suo e del cerchio ex magico, è scritto nei libri contabili firmati da Belsito. Ed è nero molto più dei suoi incantesimi.
LA "NERA"
Rosy Mauro
Al riparo dell’ineffabile sindacato padano la zarina in seconda della Lega ha fatto bingo. Vicepresidenza del Senato, fidanzato cantante da mantenere un canestro di bonifici dalla tesoreria. Nei poco istituzionali colloqui telefonici di Rosy Mauro con Belsito c’è la fotografia dell’intrallazzo padano. Un misto di arroganza e impunità. La stessa del giorno in cui, istericamente, perse le staffe dallo scranno più alto di Palazzo Madama. Cose che nemmeno in Tanzania.
IL CUSTODE DEL CERCHIO MAGICO
Marco Reguzzoni
Nominategli Maroni e si vedrà il fumo negli occhi. Quando era presidente dei deputati in Parlamento, è diventato la pietra filosofale dello scontro tra i seguaci di Bobo e il cerchio magico dei bossiani di stretta osservanza. Pupillo dei consorti di Gemonio, la sua è stata una carriera rapida e imposta dall’alto. Capogruppo decisamente ciarliero, Marco Reguzzoni da una settimana tace. Nemmeno una parola. Ha scelto la linea del calati giunco che passa la piena. Sarà poco padano, ma torna utile.
"IL TESORIERE PIU' PAZZO DEL MONDO"
Francesco Belsito
Un passato da pr-buttafuori nei locali, poi lauree false e false contabilità. Ci voleva Francesco Belsito per fare ombra al peggior tesoriere d’Italia, Luigi Lusi. La sua missione per il Nord libero, si viene a sapere, passava per l’Africa e Reggio Calabria. Ora dice che non è un delinquente, piuttosto un donatore di benefit per famiglia e amici bisognosi. Prima dell’addio, Bossi ha provato a mollarlo. Lo abbiamo ereditato. Di certo i suoi, quella eredità se lo sono tenuta ben stretta.
LE DUE SEGRETARIE
Nadia Dagrada (foto) e Daniela Cantalamessa
Custodi della contabilità e dei segreti dei Capi, alle prese con impiegate mobbizzate, si aprono agli inquirenti per liberarsi di un peso. Entrano nella letteratura della politica italiana: a differenza di altre mitiche personal assistant, la fede padana non è tanto forte da far mantenere il segreto. E sono guai per tutti.
IL BARBARO SOGNANTE
Roberto Maroni
Paziente e furbo, è stato dignitoso ministro dell’Interno, anche se i migranti non la pensano nello stesso modo. Negli anni, forse previdente, ha disegnato per sé l’aplomb del leghista moderato. Estremista solo nella montatura (non verde) degli occhiali, Bobo ha macinato alleati seduto sulla riva del fiume. Oggi, con Tosi e altri barbari più o meno sognanti, incarna il rinnovamento. Roberto Maroni ne è consapevole, e ad Alberto da Giussano sostituisce Francesco Saverio Borrelli, insistendo tre volte con la parola “pulizia”. L’accusa di aver tradito il gran capo se la porterà dietro vita natural durante. Ma il futuro è suo, dicono.
IL SOLDATO DI BOBO
Flavio Tosi
Onore al merito, si è messo di traverso molto prima della bufera giudiziaria. Si ricandida a sindaco con una lista personale che pare farà sfracelli. In tandem con Maroni, fanno ala e centravanti. L’uno nel partito, l’altro al governo simbolico di una signora città. Come per Bobo, il crollo del clan Bossi apre a Flavio Tosi praterie sterminate. E all’improvviso Verona rischia di essere troppo stretta.
L'INVENTORE DEL PORCELLUM
Roberto Calderoli
Nei verbali ci sono soldi anche per lui. E si vedrà. Non è un cerchista magico, non è maroniano, non è neppure tremontiano. Roberto Calderoli è stato sempre e solo Calderoliano. Primo sherpa di un federalismo un po’ accroccato, ha avuto pretese da padre costituente declinate in bermuda. Arlecchino dal doppio regime, è stato gran provocatore di maiali in moschee, leggi porcata candidamente rivendicate e magliette irridenti verso la Libia, che provocarono disordini, morti e feriti. Ma in via Bellerio si è sempre mosso con felpata aria proto-andreottiana. E infatti nel triumvirato c’è anche lui.
L'EX GUARDASIGILLI
Roberto Castelli
Intrepido difensore della politica della Lega in tv, abituato all’arena bollente di Santoro, Roberto Castelli dice di essersi trovato davanti a un muro quando ha chiesto conto dei conti. Per fortuna ci sono ancora le intercettazioni (che la Lega voleva limitare).
IL GOVERNATORE
Luca Zaia
Il custode del serbatoio veneto si dà il tono dell'amministratore sobrio e pensoso. L'immagine istituzionale, l'aria laboriosa e una fama di onestà lo mettono in prima fila tra quelli che (forse) segneranno il nuovo corso. Luca Zaia ha un suo stile nel vestire, un po' meno nel dichiarare. Dire oggi che candidare Renzo Bossi è stato un errore, senza però averlo fatto a suo tempo, non è il massimo dell'eleganza.
IL POPOLO VERDE
I militanti leghisti
Il militante leghista è stordito. Chi ha sudato sangue e salcicce sul pratone di Pontida non ce la fa proprio a prendersela con Bossi. La colpa è della moglie, dei figli, di Bobo, di Tosi, di Roma Padrona, di Monti, dell'oroscopo o del tempo. Di chiunque, insomma, non si chiami Umberto. Collettivamente, la reazione è rabbia e orgoglio. Personalmente, in tanti si chiedono che ne sarà del mito della Padania, senza il mito della diversità.
DIETRO LE QUINTE
La 'ndrangheta
Mai l'avremmo pensato: membri della Lega hanno avuto rapporti e affari con l'organizzazione più impenetrabile e "terrona" che c'è. Eppure le affinità non mancano: in certi riti e devozioni delle 'ndrine, c'è un'ampolla, figure sacre, incensi e profumi. Ma pecunia non olet.
IL CANTANTE
Pier Moscagiuro, in arte Pier Mosca
Come nei film, Rosy si sarebbe invaghita del bodyguard. Fino ad aiutarlo a laurearsi e a incidere una canzone. Nemmeno tanto brutta: e non è detto che i contributi Siae non servano per gli avvocati
L'ALTRO GOVERNATORE
Roberto Cota
Miracolato da Beppe Grillo, che lo ha spedito con i suoi voti in absenzia alla presidenza del Piemonte, è colui che le foto immortalano mentre offre la mano aperta al pugno di Bossi. Roberto Cota è un'altra invenzione del Senatur, e ancora oggi è una stella che brilla di luce riflessa. Un altro che con la debacle di Gemonio rischia di spegnersi
L'EX FININVEST
Aldo Brancher
Ora che il suo amico Bonet è finito nello scandalo Belsito e C. torna di moda il suo asse privilegiato con il clan di Gemonio. Per anni il pidiellino in camicia verde Aldo Brancher è stato il trait d'union tra Berlusconi e Bossi. Fu il Senatur a volerlo ministro. Durò un paio di giorni. Il tempo che perfino il suo mondo si accorgesse che non era esattamente il caso.
DURO E PURO
Mario Borghezio
Pasdaran della prima ora, lo è rimasto anche nella seconda e la terza. Malgrado l'età, Mario Borghezio non è uno di quelli che si tira indietro se c'è da far vedere quanto la Lega ce l'ha, o ce l'aveva, duro. Il Trota in politica, dice oggi, è stata una debolezza del papà. Un altro che per accorgersene ci ha messo il suo tempo
IL "COMUNISTA PADANO"
Matteo Salvini
È uno dei doppiobinaristi doc del Carroccio. Razzista dopo due birre alle feste padane e moderatissimo nelle seconde serate di Porta a Porta. Anima inchiodata al Pirellone ma cuore vicinissimo alla Varese di Maroni, sta alla finestra ad aspettare che le Trote e altri pesci non abbiano più acqua in cui nuotare
NON SOLO RENZO
Gli altri figli del capo
Gli enfant terrible di Gemonio sono anche Roberto e Riccardo. Meno visibili del fratello catapultato in politica, ma pare ugualmente abituati alla bella vita. Roberto è il tipetto che va in giro (beccato e condannato) a fare gavettoni alla candeggina ai militanti di Rifondazione. Riccardo ha un presente di flop imprenditoriali e un passato da assistente di Speroni. Poi uno dice che si innamora delle Porsche