ROMA - Avanti tutta, sulla riforma del finanziamento pubblico. Sembra essere questo l'imperativo dei partiti di maggioranza. Entro mercoledì prossimo Pdl, Pd e Terzo polo definiranno "alcune prime norme urgenti per il controllo e la trasparenza del finanziamento ai partiti". Angelino Alfano, Pierlui Bersani e Pier Ferdinando Casini - si legge in una nota del Popolo della libertà - lo hanno deciso durante alcuni colloqui telefonici. E hanno dato incarico ai loro rappresentanti di preparare i testi. Nella giornata di giovedì, le norme potranno essere presentate alle altre forze parlamentari per una comune valutazione. Subito dopo, si verificherà il percorso di approvazione più efficace e rapido. I capigruppo del Pdl, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, aggiungono che chiederanno la sede legislativa cioè l'approvazione della legge in commissione senza passare dall'aula.
Dunque le forze politiche hanno deciso di dare un segnale, mentre si aggravano i contorni dello scandalo che riguarda la Lega. D'altra parte, solo qualche giorno fa un angosciato Ugo Sposetti, storico tesoriere dei diesse, aveva lanciato l'allarme: "Lo capite o no che tra sei mesi i partiti non ci saranno più?". La preoccupazione sembra essere stata recepita. Il timore per l'ondata dell'antipolitica, alimentata dagli ultimi casi giudiziari, aveva tra l'altro l'altro già spinto deputati e senatori a intensificare la produzione legislativa sul tema delle democrazia interna e del finanziamento della politica. In Parlamento sono una quarantina le proposte di legge in materia. In buona parte arrivate a partire dall'esplosione del caso Lusi. E l'attenzione è concentrata sulla Camera, dove la riforma è incardinata.
I ritardi della riforma. E' dall'inizio della legislatura che giacciono a Montecitorio, in commissione Affari costituzionali, diversi progetti sul tema. Il 12 aprile 2011 il relatore Andrea Orsini, ex Pdl ora Popolo e territorio, aveva illustrato i vari testi. Ma sembravano incagliati, dimenticati. I lavori procedevano a rilento. Adesso quelle proposte vengono rispolverate. In commissione si è stabilita una tabella di marcia serrata. E la riforma dei partiti è stata calendarizzata in aula per il mese di maggio. Ma con la mossa dei tre segretari potrebbe esserci un'ulteriore accelerazione.
Sul sito della Camera, nella sezione della commissione affari costituzionali, attualmente si possono leggere 17 proposte. Altre dovrebbero depositate. A breve si attende quella del Pdl. Mentre manca qualsiasi iniziativa della Lega. Si scopre così che ci sono alcune iniziative legislative 'storiche': quella che ha la prima firma di Ugo Sposetti risale al 25 ottobre 2010; i progetti del radicale Maurizio Turco, di Pierluigi Castagnetti del Pd, di Carmelo Briguglio di Futuro e libertà e di Pino Pisicchio dell'Api sono addirittura del 2008. Ma solo dopo l'esplosione dei casi della Margherita e della Lega c'è stato un intensificarsi delle proposte.
I contenuti. I principali progetti non toccano l'entità dei contributi attualmente ricevuti. I partiti preferiscono concentrarsi sui massimi sistemi: sulle regole della democrazia interna - per dare attuazione all'articolo 49 della Costituzione - e sulle procedure di controllo. Riepiloghiamo le ultime tappe. Il 14 febbraio, in pieno caso Lusi, scende in campo il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: in base alla proposta di legge del suo partito, "bilanci e rendiconti dei rimborsi elettorali devono essere sottoposti al controllo della Corte dei conti. Vengono poi previste due soglie oltre le quali devono essere rese pubbliche le donazioni: "5 mila euro per i privati, 50 mila per le società. E poi si precisa che, "se i partiti vogliono investire la loro liquidità, possono farlo esclusivamente in titoli di Stato italiani". Insomma, niente speculazioni immobiliari o affari in Tanzania.
La proposta Bersani-Misiani ha la data del 17 febbraio e riassume in parte le precedenti iniziative del Pd: prevede che i partiti siano associazioni riconosciute con personalità giuridica che possono accedere ai rimborsi elettorali solo rispettando alcuni paletti. Per ricevere i finanziamenti serve l'elezione di almeno un rappresentante sotto le insegne del partito. Se la Corte dei conti rileverà irregolarità nel controllo, scatterà una decurtazione dei fondi. E poi sarà obbligatoria la certificazione da parte di società esterne (al Nazareno si sottolinea che il Pd è l'unico partito che già rispetta questo criterio).
Mancava finora il terzo segretario della 'strana' maggioranza di governo, Angelino Alfano. Ora però il Pdl fa sapere però che la proposta del partito è imminente e "valorizzerà i contributi dei cittadini a favore dei partiti tramite forme di finanziamento all'americana".
Al di là delle iniziative dei big, spulciando le centinaia di pagine delle proposte, si trovano altri spunti più o meno originali: il testo di Castagnetti chiede che anche la minoranza interna sia chiamata a esprimersi sui bilanci; quello di Veltroni prevede l'obbligo delle primarie, altrimenti il finanziamento sarà dimezzato; la proposta di Sposetti è basata sul sistema delle fondazioni e rischia addirittura di aumentare i contributi ai partiti (ma lo stesso parlamentare si è detto pronto a stralciare questa parte); quella del radicale Maurizio Turco istituisce un'apposita sezione per i controlli presso la Corte costituzionale. C'è poi l'Idv, che ha scelto la strada del referendum per abolire i contributi, ma intanto - con il capogruppo Donadi - ha presentato una proposta che prevede il dimezzamento dei rimborsi, condizionandoli alla presentazione di fatture. Ci sono anche altre progetti che chiedono, in qualche modo, una decurtazione dei fondi. Il più barricadero sembra essere Arturo Iannaccone, segretario di Noi Sud: la sua proposta prevede già tagli pari all'80 per cento, in nome della "crisi dell'Occidente", ma in queste ore ha anche chiesto di congelare la prossima tranche di contributi, che dovrebbe scattare a giugno.
La difficile intesa. In questa babele di proposte, si riuscirà a trovare un denominatore comune? Gianclaudio Bressa, del Partito democratico, membro della commissione Affari costituzionali, è ottimista: "Mi sembra ci sia intesa - dice a Repubblica.it - sull'attribuzione della personalità giuridica ai partiti, su forme di democrazia interna che vengono considerate decisive, su controlli più efficaci in materia di bilancio".
Carmelo Briguglio di Fli, altro deputato della commissione affari costituzionali: "Ho sempre detto di utilizzare una formula lampo, approvando il testo in sede legislativa, evitando l'approdo in aula. E' un bene che arrivino segnali di disponibilità su questo. Per il resto, c'è un'ampia convergenza sul ruolo che può essere svolto dalla Corte dei Conti. E l'intervista al presidente Giampaolino va in questa direzione".
Dunque le forze politiche hanno deciso di dare un segnale, mentre si aggravano i contorni dello scandalo che riguarda la Lega. D'altra parte, solo qualche giorno fa un angosciato Ugo Sposetti, storico tesoriere dei diesse, aveva lanciato l'allarme: "Lo capite o no che tra sei mesi i partiti non ci saranno più?". La preoccupazione sembra essere stata recepita. Il timore per l'ondata dell'antipolitica, alimentata dagli ultimi casi giudiziari, aveva tra l'altro l'altro già spinto deputati e senatori a intensificare la produzione legislativa sul tema delle democrazia interna e del finanziamento della politica. In Parlamento sono una quarantina le proposte di legge in materia. In buona parte arrivate a partire dall'esplosione del caso Lusi. E l'attenzione è concentrata sulla Camera, dove la riforma è incardinata.
I ritardi della riforma. E' dall'inizio della legislatura che giacciono a Montecitorio, in commissione Affari costituzionali, diversi progetti sul tema. Il 12 aprile 2011 il relatore Andrea Orsini, ex Pdl ora Popolo e territorio, aveva illustrato i vari testi. Ma sembravano incagliati, dimenticati. I lavori procedevano a rilento. Adesso quelle proposte vengono rispolverate. In commissione si è stabilita una tabella di marcia serrata. E la riforma dei partiti è stata calendarizzata in aula per il mese di maggio. Ma con la mossa dei tre segretari potrebbe esserci un'ulteriore accelerazione.
Sul sito della Camera, nella sezione della commissione affari costituzionali, attualmente si possono leggere 17 proposte. Altre dovrebbero depositate. A breve si attende quella del Pdl. Mentre manca qualsiasi iniziativa della Lega. Si scopre così che ci sono alcune iniziative legislative 'storiche': quella che ha la prima firma di Ugo Sposetti risale al 25 ottobre 2010; i progetti del radicale Maurizio Turco, di Pierluigi Castagnetti del Pd, di Carmelo Briguglio di Futuro e libertà e di Pino Pisicchio dell'Api sono addirittura del 2008. Ma solo dopo l'esplosione dei casi della Margherita e della Lega c'è stato un intensificarsi delle proposte.
I contenuti. I principali progetti non toccano l'entità dei contributi attualmente ricevuti. I partiti preferiscono concentrarsi sui massimi sistemi: sulle regole della democrazia interna - per dare attuazione all'articolo 49 della Costituzione - e sulle procedure di controllo. Riepiloghiamo le ultime tappe. Il 14 febbraio, in pieno caso Lusi, scende in campo il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: in base alla proposta di legge del suo partito, "bilanci e rendiconti dei rimborsi elettorali devono essere sottoposti al controllo della Corte dei conti. Vengono poi previste due soglie oltre le quali devono essere rese pubbliche le donazioni: "5 mila euro per i privati, 50 mila per le società. E poi si precisa che, "se i partiti vogliono investire la loro liquidità, possono farlo esclusivamente in titoli di Stato italiani". Insomma, niente speculazioni immobiliari o affari in Tanzania.
La proposta Bersani-Misiani ha la data del 17 febbraio e riassume in parte le precedenti iniziative del Pd: prevede che i partiti siano associazioni riconosciute con personalità giuridica che possono accedere ai rimborsi elettorali solo rispettando alcuni paletti. Per ricevere i finanziamenti serve l'elezione di almeno un rappresentante sotto le insegne del partito. Se la Corte dei conti rileverà irregolarità nel controllo, scatterà una decurtazione dei fondi. E poi sarà obbligatoria la certificazione da parte di società esterne (al Nazareno si sottolinea che il Pd è l'unico partito che già rispetta questo criterio).
Mancava finora il terzo segretario della 'strana' maggioranza di governo, Angelino Alfano. Ora però il Pdl fa sapere però che la proposta del partito è imminente e "valorizzerà i contributi dei cittadini a favore dei partiti tramite forme di finanziamento all'americana".
Al di là delle iniziative dei big, spulciando le centinaia di pagine delle proposte, si trovano altri spunti più o meno originali: il testo di Castagnetti chiede che anche la minoranza interna sia chiamata a esprimersi sui bilanci; quello di Veltroni prevede l'obbligo delle primarie, altrimenti il finanziamento sarà dimezzato; la proposta di Sposetti è basata sul sistema delle fondazioni e rischia addirittura di aumentare i contributi ai partiti (ma lo stesso parlamentare si è detto pronto a stralciare questa parte); quella del radicale Maurizio Turco istituisce un'apposita sezione per i controlli presso la Corte costituzionale. C'è poi l'Idv, che ha scelto la strada del referendum per abolire i contributi, ma intanto - con il capogruppo Donadi - ha presentato una proposta che prevede il dimezzamento dei rimborsi, condizionandoli alla presentazione di fatture. Ci sono anche altre progetti che chiedono, in qualche modo, una decurtazione dei fondi. Il più barricadero sembra essere Arturo Iannaccone, segretario di Noi Sud: la sua proposta prevede già tagli pari all'80 per cento, in nome della "crisi dell'Occidente", ma in queste ore ha anche chiesto di congelare la prossima tranche di contributi, che dovrebbe scattare a giugno.
La difficile intesa. In questa babele di proposte, si riuscirà a trovare un denominatore comune? Gianclaudio Bressa, del Partito democratico, membro della commissione Affari costituzionali, è ottimista: "Mi sembra ci sia intesa - dice a Repubblica.it - sull'attribuzione della personalità giuridica ai partiti, su forme di democrazia interna che vengono considerate decisive, su controlli più efficaci in materia di bilancio".
Carmelo Briguglio di Fli, altro deputato della commissione affari costituzionali: "Ho sempre detto di utilizzare una formula lampo, approvando il testo in sede legislativa, evitando l'approdo in aula. E' un bene che arrivino segnali di disponibilità su questo. Per il resto, c'è un'ampia convergenza sul ruolo che può essere svolto dalla Corte dei Conti. E l'intervista al presidente Giampaolino va in questa direzione".