ROMA - Dimissioni ancora no, ma il pressing congiunto su Rosy Mauro ha ottenuto oggi un primo significativo risultato. Ieri l'esponente leghista al centro dello scandalo sui rimborsi elettorali del Carroccio ha ribadito di voler rimanere al suo posto di vicepresidente del Senato e di aver declinato anche l'invito dello stesso Umberto Bossi a farsi da parte. Questa mattina la Mauro non se l'è però sentita di presiediere l'udienza di Palazzo Madama come se nulla fosse. La vicepresidente, malgrado fosse di sua competenza occupare lo scranno più alto dell'Aula, è rimasta rinchiusa nel suo ufficio, lasciando l'incombenza di presiedere i lavori al presidente Renato Schifani. La "Nera" come viene definita nelle intercettazioni agli atti dell'inchiesta, ha preferito rimanere nel suo ufficio per riflettere sul da farsi.
Dietro questa scelta non ci sarebbe però non solo un primo passo indietro di Rosy Mauro, ma anche un "passo avanti" di Schifani. Il presidente del Senato, ha spiegato la capogruppod el Pd Anna Finocchiaro, presiederà infatti l'Aula di palazzo Madama al posto della vicepresidente non solo oggi ma "fino a quando ci sarà l'opportunità di salvaguardare il decoro del Senato".
Intanto nel Carroccio dopo le dimissioni di Umberto Bossi da segretario e la serata dell'orgoglio leghista celebrata ieri sera a Bergamo, si respira già un clima precongressuale, anche se non sembrano in realtà delinearsi alternative alla candidatura di Roberto Maroni. "Maroni ha fatto un discorso lineare, nel rispetto dei principi della Lega. Ha parlato da vero leader", commenta il sindaco di Verona Flavio Tosi.
A parte una improbabile riconferma di Bossi, veri rivali dell'ex ministro degli Interni in giro non se ne vedono. "Mi spiace per Roberto Calderoli ma in questo momento ci sono anche questioni di opportunità politica e di fiuto della base e mi pare che i consensi vadano in modo evidente nei confronti di Roberto Maroni", sottolinea Ettore Pirovano, esponente della Lega Nord e Presidente della Provincia di Bergamo ai microfoni di Radio 24.
Maroni, che oggi è stato ascoltato in procura a Milano dai magistrati che si occupano dell'inchiesta sui fondi pubblici al Carroccio, anche secondo il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha "tutti i numeri" e "tutte le carte in regola per candidarsi alla guida del movimento, ma è ancora necessario "aspettare le decisioni del congresso federale" e vedere se, ad esempio, Bossi deciderà di riprendere in mano la guida del partito.
Dietro questa scelta non ci sarebbe però non solo un primo passo indietro di Rosy Mauro, ma anche un "passo avanti" di Schifani. Il presidente del Senato, ha spiegato la capogruppod el Pd Anna Finocchiaro, presiederà infatti l'Aula di palazzo Madama al posto della vicepresidente non solo oggi ma "fino a quando ci sarà l'opportunità di salvaguardare il decoro del Senato".
Intanto nel Carroccio dopo le dimissioni di Umberto Bossi da segretario e la serata dell'orgoglio leghista celebrata ieri sera a Bergamo, si respira già un clima precongressuale, anche se non sembrano in realtà delinearsi alternative alla candidatura di Roberto Maroni. "Maroni ha fatto un discorso lineare, nel rispetto dei principi della Lega. Ha parlato da vero leader", commenta il sindaco di Verona Flavio Tosi.
A parte una improbabile riconferma di Bossi, veri rivali dell'ex ministro degli Interni in giro non se ne vedono. "Mi spiace per Roberto Calderoli ma in questo momento ci sono anche questioni di opportunità politica e di fiuto della base e mi pare che i consensi vadano in modo evidente nei confronti di Roberto Maroni", sottolinea Ettore Pirovano, esponente della Lega Nord e Presidente della Provincia di Bergamo ai microfoni di Radio 24.
Maroni, che oggi è stato ascoltato in procura a Milano dai magistrati che si occupano dell'inchiesta sui fondi pubblici al Carroccio, anche secondo il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha "tutti i numeri" e "tutte le carte in regola per candidarsi alla guida del movimento, ma è ancora necessario "aspettare le decisioni del congresso federale" e vedere se, ad esempio, Bossi deciderà di riprendere in mano la guida del partito.