ROMA - "E' il momento più difficile, la crisi morde e si sente nella vita della gente. Quindi è sempre più importante mantenere la barra al centro e continuare sulla strada delle riforme". E' quasi un appello questo del ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera nel pieno della polemica sulla riforma del lavoro. Confindustria ha fatto seguire un pesante silenzio agli attacchi al ministro Fornero per le sue dichiarazioni sugli esodati, e rimangono tutte le insoddisfazioni del Pdl per la mediazione governativa sull'articolo 18, anche se è sempre più probabile si arrivi ad una serie di emendamenti concordati tra i partiti di maggioranza e che dovrebbero essere definitivamente messi a punto nel vertice con Monti martedì prossimo. Non si placano le polemiche di Confindustria verso la Fornero
Passera cerca di stemperare i toni dopo il "Riforma o tutti a casa" della Fornero, ma si dice sicuro che "arriverà in fondo. E' migliorabile come tutte le riforme - dice - ma è buona". E aggiunge: "Chi ha enfatizzato la questione dell'articolo 18, anche tra le fila del governo, ha sbagliato. Ma era inevitabile perché anche per chi ci guarda da fuori era diventato una cartina di tornasole". E difende la modifica concordata: "Prima l'articolo 18 stabiliva il reintegro o niente. Abbiamo messo il giudice in condizione di poter graduare il meccanismo, con la possibilità anche di poter far pagare degli indennizzi".
Atteggiamento positivo anche dal segretario Pd Bersani: "Voglio essere costruttivo come due domeniche fa: faremo gli aggiustamenti dovuti in Parlamento ma la riforma va avanti. Sì sono voluti vedere i passi avanti fatti sull'articolo 18 come un arroccamento sul passato. Non è vero. Io ho solo ribadito un principio: in ultima analisi il posto di lavoro non può essere solamente monetizzato. Lo si può fare, ma con il lavoratore in piedi che può discutere di sé e del suo destino. Questa non è una questione sindacale ma morale e civile".
Passera cerca di stemperare i toni dopo il "Riforma o tutti a casa" della Fornero, ma si dice sicuro che "arriverà in fondo. E' migliorabile come tutte le riforme - dice - ma è buona". E aggiunge: "Chi ha enfatizzato la questione dell'articolo 18, anche tra le fila del governo, ha sbagliato. Ma era inevitabile perché anche per chi ci guarda da fuori era diventato una cartina di tornasole". E difende la modifica concordata: "Prima l'articolo 18 stabiliva il reintegro o niente. Abbiamo messo il giudice in condizione di poter graduare il meccanismo, con la possibilità anche di poter far pagare degli indennizzi".
Atteggiamento positivo anche dal segretario Pd Bersani: "Voglio essere costruttivo come due domeniche fa: faremo gli aggiustamenti dovuti in Parlamento ma la riforma va avanti. Sì sono voluti vedere i passi avanti fatti sull'articolo 18 come un arroccamento sul passato. Non è vero. Io ho solo ribadito un principio: in ultima analisi il posto di lavoro non può essere solamente monetizzato. Lo si può fare, ma con il lavoratore in piedi che può discutere di sé e del suo destino. Questa non è una questione sindacale ma morale e civile".