Maroni: "Campagna mediatica ci penalizzerà"
Bossi insiste: "I servizi non ci hanno avvisato"
L'ex ministro dell'Interno: "Non credo ai complotti". Il Senatur punta l'indice sull'intelligence e su Palazzo Chigi per non aver comunicato che Belsito era legato alla 'ndrangheta. Poi dice: "Voglio unire il partito, voglio l'accordo con Bobo". I due non si incontrano neppure oggi. Sequestrati 350mila euro
MILANO - "Quello che è successo, questa campagna mediatica ci penalizzerà, ma confido che la presenza e la forza di molti candidati sappia e possa farci recuperare il consenso". Così Roberto Maroni ha commentato gli ultimi fatti della Lega, poco prima dell'inizio di un appuntamento elettorale a Varallo Sesia, nel vercellese, al termine di una giornata che ha visto crescere ulteriormente la tensione all'interno del partito. "La Lega non è morta, non morirà, e tornerà a correre - ha aggiunto - Non credo ai complotti della magistratura e dei servizi segreti. Non mi sembra di vedere reati, questioni di carattere penale, ma chiedo alla magistratura di fare in fretta. Non vorrei che si andasse avanti 5-6 anni e poi finisse tutto a tarallucci e vino''.
L'invettiva di Bossi. Fin qui l'ex ministro dell'Interno. Umberto Bossi continua a pensarla in modo opposto. E lo dice durante un comizio ad Arese. "Il caos non è venuto da so…
L'invettiva di Bossi. Fin qui l'ex ministro dell'Interno. Umberto Bossi continua a pensarla in modo opposto. E lo dice durante un comizio ad Arese. "Il caos non è venuto da so…
MILANO - "Quello che è successo, questa campagna mediatica ci penalizzerà, ma confido che la presenza e la forza di molti candidati sappia e possa farci recuperare il consenso". Così Roberto Maroni ha commentato gli ultimi fatti della Lega, poco prima dell'inizio di un appuntamento elettorale a Varallo Sesia, nel vercellese, al termine di una giornata che ha visto crescere ulteriormente la tensione all'interno del partito. "La Lega non è morta, non morirà, e tornerà a correre - ha aggiunto - Non credo ai complotti della magistratura e dei servizi segreti. Non mi sembra di vedere reati, questioni di carattere penale, ma chiedo alla magistratura di fare in fretta. Non vorrei che si andasse avanti 5-6 anni e poi finisse tutto a tarallucci e vino''.
L'invettiva di Bossi. Fin qui l'ex ministro dell'Interno. Umberto Bossi continua a pensarla in modo opposto. E lo dice durante un comizio ad Arese. "Il caos non è venuto da solo, com'è possibile che adesso dicono che l'amministratore della Lega è legato alla 'ndrangheta? Non se ne sono accorti prima i servizi segreti?", ha affermato il Senatur commentando l'inchiesta in cui è indagato l'ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato, appropriazione indebita e riciclaggio. Belsito era anche vice presidente di Fincantieri, ha ricordato Bossi. "Se fosse stato legato alla mafia, i servizi segreti se ne sarebbero accorti", ha ragionato, "se non fosse così, sarebbero licenziati". "Maroni dice che i servizi non c'entrano - ha continuato - se non altro, non ci hanno avvisati". I servizi non dipendono dal ministero dell'Interno che era guidato da Maroni, ha poi precisato, "ma da Palazzo Chigi, noi eravamo lì tutti i giorni non ci hanno avvisato".
E ancora: "Ci siamo trovati in questo gran bordello. Tre procure. Reggio Calabria, non hanno meglio da fare con tutta la mafia che c'è. Napoli, con tutti i problemi che hanno. Contro la Lega, che non gli ha fatto portare la mondezza al Nord. E' difficile inquadrare in reati quello che è accaduto. La maggior parte pare che non siano neanche soldi dello Stato, ma di privati. Evidentemente non siamo molto amati dalle parti di Roma".
Bossi ha quindi ripetuto che il suo impegno non è stato scalfito dalle vicende che l'hanno costretto a dimettersi dalla guida del partito: "Io non mollo, dobbiamo dare l'esempio che noi non molliamo, andiamo avant. Se qualcuno pensava che una botta di questo genere ci farà desistere da fare opposizione a questo governo, sbaglia".
Poi, a chi gli chiedeva se intende fondare un nuovo partito, il Senatur ha risposto: "Voglio unire la Lega. Voglio fare l'accordo con Maroni". E ha ripetuto che non ha ancora deciso se ricandidarsi a segretario al consiglio federale.
Maroni e il mancato incontro con Bossi. Da parte sua, l'ex titolare del Viminale si è detto "tranquillissimo": "Io sono più trasparente dell'acqua e sono in grado di dimostrare cosa ho fatto in ogni giorno della mia vita. Possono farmi i raggi X e anche quelli Y, se esistessero''. ''Vedrò Bossi? Ma sì..''., ha risposto poi, con tono ironico, a chi gli chiedeva dell'incontro con il Senatur. Incontro che, saltato ieri, non c'è stato però neanche oggi: la motivazione, a quanto pare, è che entrambi sono impegnati in appuntamenti in zone diverse per la campagna elettorale. Del possibile faccia a faccia tra i due si era parlato dopo la notizia del dossier su Maroni. Ieri sera Bossi aveva spiegato di non "sapere nulla" del dossier in questione. Uomini molto vicini all'ex ministro dell'Interno raccontano che Maroni è "arrabbiatissimo" con il Senatur e per questo avrebbe deciso di disertare via Bellerio. L'irritazione non traspare comunque dalle parole che Maroni ha usato in serata durante un comizio a Borgomanero (Novara): "Umberto Bossi non è un compagno di partito, non è un amico... E' di più: è un fratello maggiore".
Triumviri: "Presenze tv concordate con capigruppo". In questo clima, i "triumviri" che guidano il Carroccio dopo le dimissioni di Bossi avrebbero chiesto che le presenze nelle trasmissioni televisive nazionali dei parlamentari della Lega siano obbligatoriamente ''concordate con i presidenti dei gruppi'' di Camera e Senato.
Lunedì Belsito davanti a pm. Oggi i pm di Milano hanno interrogato in qualità di testimone il senatore Piergiorgio Stiffoni per la vicenda dell'acquisto di diamanti per un valore di circa 200.000 euro. Lunedì toccherà a Belsito, l'ex tesoriere della Lega Nord indagato dalle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria essere ascoltato dal pm Alfredo Robledo. Belsito già nella prossima settimana potrebbe poi essere ascoltato anche dai magistrati delle altre procure.
Disposto sequestro di 350 mila euro. I magistrati milanesi hanno disposto il sequestro preventivo di 350 mila euro presso un notaio di Rovigo. La somma, stando a quanto si apprende, farebbe parte dell'investimento fatto a Cipro. Un'operazione finanziaria da 1,2 milioni di cui rientrarono 'solo' 850 mila euro. Il saldo dell'operazione, hanno ricostruito i magistrati, sarebbe stato depositato da Paolo Scala, indagato, presso un notaio veneto. A eseguire il sequestro, finalizzato a riconsegnare le somme alla Lega Nord, sono stati i militari della Guardia di Finanza. ''È una somma che già era stata messa a disposizione della Lega Nord due mesi fa, tanto è vero che era in deposito fiduciario dal notaio Alessandro Wurzer di Badia Polesine, svincolabile con le firme della segreteria della Lega'', ha dichiarato l'avvocato Pierluigi Bonafin, difensore di Paolo Scala, il consulente aziendale di Rovigo indagato nell'inchiesta milanese. Bonafin ha detto di aver appreso dalla stampa dell'esecuzione del provvedimento giudiziario. Per il legale si tratta ''di un'operazione che era già stata comunicata alla Lega, e fatta molto prima che arrivassero gli avvisi di garanzia''.
Salvini: "Fiducia in persone sbagliate". Una bufera, quella che ha investito il partito del Carroccio che, secondo Matteo Salvini, eurodeputato della Lega, è per alcuni aspetti eccessiva: "Ora raggiungiamo livelli di paranoia e farsa di chi investiga e dei giornali che pubblicano queste notizie. Alla Lega si sta facendo da 15 giorni un processo che neanche alla camorra e alla mafia è stato fatto". "Evidentemente - ha aggiunto parlando della casa romana di Calderoli, del Sindacato padano di Rosy Mauro e delle vicende che hanno coinvolto il Carroccio - avevamo riposto fiducia in gente sbagliata e stiamo pagando e pagheremo elettoralmente. Moralmente va usato bene ogni centesimo di euro che arriva dal contribuente o dal militante. Anche se non c'è reato non fa niente, bisogna essere rispettosi del denaro". Una battuta anche sul Sin.pa. di Rosy Mauro: "Ho provato a lavorarci più di una volta ma, onestamente, non ho mai trovato grandi riscontri. In futuro potrà essere condotto in maniera più efficace, visto che purtroppo non mi sembra che abbia centinaia di migliaia di iscritti".
Sin.pa: "Eurodeputato si preoccupi del partito". Immediata la reazione del Sin.pa. Salvini si occupi della leadership del partito e non del gruppo dirigente del sindacato, che ha struttura e statuto autonomi dalla Lega, ha replicato Alessandro Gemme della Segreteria del Sindacato. "Purtroppo a dispetto di quanto sostenuto da Salvini, dobbiamo riscontrare la mancanza di aiuto proprio da parte di molti leghisti e tra questi anche dello stesso Salvini, nella sua qualità di Consigliere Comunale di Milano. Il riferimento è nello specifico ai rapporti con le ex municipalizzate, di cui il Comune di Milano è azionista di maggioranza; i nostri iscritti infatti hanno subito e subiscono diverse discriminazioni proprio in queste aziende dove la politica ha un peso determinante, tanto che non si contano le cause ancora attive nei tribunali. Comunque indipendentemente da questo, il Sin.pa. continuerà la sua azione in difesa dei propri iscritti e dei propri delegati in queste aziende anche con le sue sole forze come avvenuto fino ad oggi".
L'invettiva di Bossi. Fin qui l'ex ministro dell'Interno. Umberto Bossi continua a pensarla in modo opposto. E lo dice durante un comizio ad Arese. "Il caos non è venuto da solo, com'è possibile che adesso dicono che l'amministratore della Lega è legato alla 'ndrangheta? Non se ne sono accorti prima i servizi segreti?", ha affermato il Senatur commentando l'inchiesta in cui è indagato l'ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato, appropriazione indebita e riciclaggio. Belsito era anche vice presidente di Fincantieri, ha ricordato Bossi. "Se fosse stato legato alla mafia, i servizi segreti se ne sarebbero accorti", ha ragionato, "se non fosse così, sarebbero licenziati". "Maroni dice che i servizi non c'entrano - ha continuato - se non altro, non ci hanno avvisati". I servizi non dipendono dal ministero dell'Interno che era guidato da Maroni, ha poi precisato, "ma da Palazzo Chigi, noi eravamo lì tutti i giorni non ci hanno avvisato".
E ancora: "Ci siamo trovati in questo gran bordello. Tre procure. Reggio Calabria, non hanno meglio da fare con tutta la mafia che c'è. Napoli, con tutti i problemi che hanno. Contro la Lega, che non gli ha fatto portare la mondezza al Nord. E' difficile inquadrare in reati quello che è accaduto. La maggior parte pare che non siano neanche soldi dello Stato, ma di privati. Evidentemente non siamo molto amati dalle parti di Roma".
Bossi ha quindi ripetuto che il suo impegno non è stato scalfito dalle vicende che l'hanno costretto a dimettersi dalla guida del partito: "Io non mollo, dobbiamo dare l'esempio che noi non molliamo, andiamo avant. Se qualcuno pensava che una botta di questo genere ci farà desistere da fare opposizione a questo governo, sbaglia".
Poi, a chi gli chiedeva se intende fondare un nuovo partito, il Senatur ha risposto: "Voglio unire la Lega. Voglio fare l'accordo con Maroni". E ha ripetuto che non ha ancora deciso se ricandidarsi a segretario al consiglio federale.
Maroni e il mancato incontro con Bossi. Da parte sua, l'ex titolare del Viminale si è detto "tranquillissimo": "Io sono più trasparente dell'acqua e sono in grado di dimostrare cosa ho fatto in ogni giorno della mia vita. Possono farmi i raggi X e anche quelli Y, se esistessero''. ''Vedrò Bossi? Ma sì..''., ha risposto poi, con tono ironico, a chi gli chiedeva dell'incontro con il Senatur. Incontro che, saltato ieri, non c'è stato però neanche oggi: la motivazione, a quanto pare, è che entrambi sono impegnati in appuntamenti in zone diverse per la campagna elettorale. Del possibile faccia a faccia tra i due si era parlato dopo la notizia del dossier su Maroni. Ieri sera Bossi aveva spiegato di non "sapere nulla" del dossier in questione. Uomini molto vicini all'ex ministro dell'Interno raccontano che Maroni è "arrabbiatissimo" con il Senatur e per questo avrebbe deciso di disertare via Bellerio. L'irritazione non traspare comunque dalle parole che Maroni ha usato in serata durante un comizio a Borgomanero (Novara): "Umberto Bossi non è un compagno di partito, non è un amico... E' di più: è un fratello maggiore".
Triumviri: "Presenze tv concordate con capigruppo". In questo clima, i "triumviri" che guidano il Carroccio dopo le dimissioni di Bossi avrebbero chiesto che le presenze nelle trasmissioni televisive nazionali dei parlamentari della Lega siano obbligatoriamente ''concordate con i presidenti dei gruppi'' di Camera e Senato.
Lunedì Belsito davanti a pm. Oggi i pm di Milano hanno interrogato in qualità di testimone il senatore Piergiorgio Stiffoni per la vicenda dell'acquisto di diamanti per un valore di circa 200.000 euro. Lunedì toccherà a Belsito, l'ex tesoriere della Lega Nord indagato dalle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria essere ascoltato dal pm Alfredo Robledo. Belsito già nella prossima settimana potrebbe poi essere ascoltato anche dai magistrati delle altre procure.
Disposto sequestro di 350 mila euro. I magistrati milanesi hanno disposto il sequestro preventivo di 350 mila euro presso un notaio di Rovigo. La somma, stando a quanto si apprende, farebbe parte dell'investimento fatto a Cipro. Un'operazione finanziaria da 1,2 milioni di cui rientrarono 'solo' 850 mila euro. Il saldo dell'operazione, hanno ricostruito i magistrati, sarebbe stato depositato da Paolo Scala, indagato, presso un notaio veneto. A eseguire il sequestro, finalizzato a riconsegnare le somme alla Lega Nord, sono stati i militari della Guardia di Finanza. ''È una somma che già era stata messa a disposizione della Lega Nord due mesi fa, tanto è vero che era in deposito fiduciario dal notaio Alessandro Wurzer di Badia Polesine, svincolabile con le firme della segreteria della Lega'', ha dichiarato l'avvocato Pierluigi Bonafin, difensore di Paolo Scala, il consulente aziendale di Rovigo indagato nell'inchiesta milanese. Bonafin ha detto di aver appreso dalla stampa dell'esecuzione del provvedimento giudiziario. Per il legale si tratta ''di un'operazione che era già stata comunicata alla Lega, e fatta molto prima che arrivassero gli avvisi di garanzia''.
Salvini: "Fiducia in persone sbagliate". Una bufera, quella che ha investito il partito del Carroccio che, secondo Matteo Salvini, eurodeputato della Lega, è per alcuni aspetti eccessiva: "Ora raggiungiamo livelli di paranoia e farsa di chi investiga e dei giornali che pubblicano queste notizie. Alla Lega si sta facendo da 15 giorni un processo che neanche alla camorra e alla mafia è stato fatto". "Evidentemente - ha aggiunto parlando della casa romana di Calderoli, del Sindacato padano di Rosy Mauro e delle vicende che hanno coinvolto il Carroccio - avevamo riposto fiducia in gente sbagliata e stiamo pagando e pagheremo elettoralmente. Moralmente va usato bene ogni centesimo di euro che arriva dal contribuente o dal militante. Anche se non c'è reato non fa niente, bisogna essere rispettosi del denaro". Una battuta anche sul Sin.pa. di Rosy Mauro: "Ho provato a lavorarci più di una volta ma, onestamente, non ho mai trovato grandi riscontri. In futuro potrà essere condotto in maniera più efficace, visto che purtroppo non mi sembra che abbia centinaia di migliaia di iscritti".
Sin.pa: "Eurodeputato si preoccupi del partito". Immediata la reazione del Sin.pa. Salvini si occupi della leadership del partito e non del gruppo dirigente del sindacato, che ha struttura e statuto autonomi dalla Lega, ha replicato Alessandro Gemme della Segreteria del Sindacato. "Purtroppo a dispetto di quanto sostenuto da Salvini, dobbiamo riscontrare la mancanza di aiuto proprio da parte di molti leghisti e tra questi anche dello stesso Salvini, nella sua qualità di Consigliere Comunale di Milano. Il riferimento è nello specifico ai rapporti con le ex municipalizzate, di cui il Comune di Milano è azionista di maggioranza; i nostri iscritti infatti hanno subito e subiscono diverse discriminazioni proprio in queste aziende dove la politica ha un peso determinante, tanto che non si contano le cause ancora attive nei tribunali. Comunque indipendentemente da questo, il Sin.pa. continuerà la sua azione in difesa dei propri iscritti e dei propri delegati in queste aziende anche con le sue sole forze come avvenuto fino ad oggi".