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QUIRINALE

Napolitano: "La politica si rigeneri"
Ma non c'è intesa su finanziamento partiti

Il capo dello Stato alla cerimonia delle candidature del premio David di Donatello. "Creare il rilancio anche attraverso la valorizzazione della cultura. La vitalità del cinema può contribuire a ridare fiducia e a riguadagnare quella degli altri. Il governo considererà le richieste del settore". Slitta a lunedi il deposito in commissione del testo base sulla riforma del finanziamento dei partiti

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ROMA - "Per uscire dalla crisi, bisogna recuperare la fiducia in noi stessi e recuperare la fiducia degli altri. Compito del governo e delle varie formazioni politiche, in questa fase politica così complicata e fuori dagli schemi, provare le vie di rigenerazione della politica di cui abbiamo assolutamente bisogno". Lo ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla cerimonia di consegna delle candidature dei David di Donatello.

La "rigenerazione" dei partiti e la ritrovata fiducia dei cittadini passa necessariamente attraverso la nuova legge sul finanziamento delle forze politiche e su bilanci controllati. Ma ancora non c'è accordo sul testo base della riforma e il suo deposito in commissione affari costituzionali della Camera slitta alla prossima settimana, dopo le amministrative. Oggetto del contendere, l'ultima tranche dei rimborsi elettorali e la questione dei tagli del cosiddetto 'corrente'. I relatori Bressa e Calderisi dovrebbero depositare il testo lunedi.

Il nuovo calendario, fissato dopo la richiesta avanzata dagli stessi Bressa e Calderisi di avere più tempo per "una messa a punto tecnica", prevede che il termine per gli emendamenti scada alle 18 di martedì della prossima settimana. La commissione farà il punto dei lavori mercoledì 9 maggio, con in previsione un nuovo ufficio di presidenza che potrebbe dettare un nuovo calendario. Il provvedimento è atteso in aula il 14 maggio.

Dopo una breve riunione nello studio del presidente della Camera, i relatori hanno redatto una breve nota "a uso dei cronisti" per spiegare il perché del ritardo. Nel comunicato si legge che, siccome avrebbero deciso di ispirarsi al "modello tedesco" prevedendo "accanto al contributo per le spese elettorali, un nuovo sistema di cofinanziamento" e siccome si è prevista "una drastica riduzione dell'ammontare complessivo delle risorse destinate ai partiti e ai movimenti politici", questa operazione "richiede una messa a punto tecnica", nonché "l'armonizzazione con la normativa vigente". Da qui la necessità di altri giorni di tempo per presentare il testo base. La verità, fa intendere invece Stracquadanio conversando con i cronisti, è che c'è ancora un "nodo da sciogliere" e cioè "se si dovrà ridurre e quanto l'ultima tranche dei rimborsi" che i partiti devono ancora riscuotere.

E un monito sulla necessità di mandare un segnale forte arriva anche da Giuliano Amato, appena nominato da Mario Monti consigliere per la riforma del finanziamento dei partiti. Non basteranno, spiega l'ex presidente del Consiglio in un editoriale per l'ultimo numero della rivista della fondazione Italianieuropei, che uscirà domani, "atti vistosi di piccola demagogia" a fermare l'onda dell'antipolitica: la malattia che ha colpito democrazia guarirà solo con "scelte trasparenti" e una profonda riforma dei partiti.

Napolitano: "Rilancio anche con contributo cultura". "Stiamo vivendo - spiega il capo dello Stato durante la cerimonia al Quirinale - tempi di crisi in cui è complicato fare un elenco delle oggettivazioni per definirne i vari aspetti. La politica è in affanno e le società lo sono in tutta Europa. Dobbiamo creare il rilancio anche attraverso la valorizzazione della cultura". "E' necessario - sottolinea Napolitano - il recupero di una dimensione morale e ideale del cinema e della cultura in genere" da parte del mondo della politica.

Perché l'industria del cinema, riconosce il capo dello Stato, "ha un meraviglioso capitale umano che si rinnova di generazione in generazione, come dimostrato dai candidati al premio David di Donatello, che vanno dai fratelli Taviani, a me generazionalmente molto vicini, agli autori già affermati fino ai bravissimi emergenti". "C'è una grande vitalità - osserva il presidente - nelle energie del cinema italiano. E se il cinema è industria, è importante che il capitale umano si rinnovi di generazione in generazione. La generazione dei giovani sono una garanzia per il nostro Paese".

Per questo, si dice certo Napolitano, il governo terrà in considerazione le richieste di sostegno che arrivano dal mondo del cinema, rispondendo a un precedente intervento in cui la regista Liliana Cavani ha denunciato un deficit di attenzione, "la politica non comprende quanto in cinema sia strategico". 

 "Ci sono stato anche io per lungo tempo nella politica - ricorda Napolitano - e mi prendo la mia quota di critiche. Ma ci sono stati periodi in cui la politica è stata meno distratta verso il cinema e meno povera culturalmente. C'è una grande esigenza di recupero di una dimensione culturale, morale e ideale del cinema. E il cinema può contribuire a ridare fiducia e a riguadagnare la fiducia degli altri" nel nostro paese.

Al termine dell'incontro, conversando con i giornalisti, Napolitano ha ammesso di avere un suo vincitore: "Ovviamente è Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani".
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