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Referendum anticasta in Sardegna
Quorum raggiunto per tutti i quesiti

Affluenza oltre il 35%, due punti in più della soglia richiesta per la validità. Punta ad azzerare sprechi e privilegi. Attesa per lo spoglio che potrebbe cancellare alcune province. Consultazioni promosse da un movimento trasversale guidato dal partito dei Riformatori e sostenuto da 120 sindaci dell'Isola e dal governatore Ugo Cappellacci
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ROMA - La prima decisiva sfida degli anticasta in Sardegna è stata vinta: sono validi i referendum per azzerare sprechi e privilegi promosso da un movimento trasversale guidato dal partito dei Riformatori, sostenuto da 120 sindaci dell'Isola e cavalcato dal governatore Ugo Cappellacci con un'aggressiva campagna mediatica. Tutti e dieci i referendum sono validi: quando manca solo il 5% delle sezioni, con i dati sui votanti per i singoli quesiti, il quorum risulta abbondantemente superato. Si è infatti oltre il 35%, due punti in più della soglia richiesta per la validità. 

Ora l'attesa è tutta per i risultati che potrebbero sancire la cancellazione delle province di Ogliastra, Carbonia Iglesias, Medio Campidano e Olbia Tempio, e potrebbe mettere una seria ipoteca anche per l'eliminazione delle altre quattro province storiche. E il presidente della provincia di Carbonia-Iglesias, Salvatore Cherchi (Pd) si è dimesso.

Affluenza alta. Era succe…
ROMA - La prima decisiva sfida degli anticasta in Sardegna è stata vinta: sono validi i referendum per azzerare sprechi e privilegi promosso da un movimento trasversale guidato dal partito dei Riformatori, sostenuto da 120 sindaci dell'Isola e cavalcato dal governatore Ugo Cappellacci con un'aggressiva campagna mediatica. Tutti e dieci i referendum sono validi: quando manca solo il 5% delle sezioni, con i dati sui votanti per i singoli quesiti, il quorum risulta abbondantemente superato. Si è infatti oltre il 35%, due punti in più della soglia richiesta per la validità. 

Ora l'attesa è tutta per i risultati che potrebbero sancire la cancellazione delle province di Ogliastra, Carbonia Iglesias, Medio Campidano e Olbia Tempio, e potrebbe mettere una seria ipoteca anche per l'eliminazione delle altre quattro province storiche. E il presidente della provincia di Carbonia-Iglesias, Salvatore Cherchi (Pd) si è dimesso.

Affluenza alta. Era successo solo una volta negli ultimi anni, quando i sardi furono chiamati ad esprimersi sul nucleare: allora, nel maggio 2011, l'affluenza sfiorò il 60%, ma il voto si svolse in due giornate. Per questi dieci referendum, invece, seggi aperti solo la domenica: a partire dalle 7 questa mattina è iniziato lo spoglio. Il dato sulla partecipazione è comunque significativo per capire l'orientamento degli elettori. La campagna referendaria, infatti, si è giocata tutta a favore del sì: chi ha deciso di recarsi ai seggi difficilmente lo ho fatto per esprimere un no. Se i promotori già esultano per la vittoria sull'astensionismo, a scrutinio concluso, potranno quasi certamente brindare anche per la schiacciante affermazione dei sì.

I dieci quesiti. Dieci i quesiti proposti, i più attesi quelli per l'abrogazione delle quattro province di recente istituzione (2001) e per tagliare le indennità dei consiglieri regionali. Gli altri cinque sono invece consultivi: si sondano gli elettori per abolire le altre quattro province storiche (Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano), portare da 80 a 50 il numero dei componenti del Parlamento sardo, cancellare i consigli di amministrazione degli enti regionali, istituire un'Assemblea costituente per la riscrittura dello Statuto autonomistico, eleggere direttamente il presidente della Regione attraverso le primarie.

Nello slogan dei promotori, la chiave di una svolta auspicata: "Dieci referendum per cambiare la Sardegna". Eppure ci sono volute tre pronunce di Tribunali (dal Tar alla magistratura civile) per vanificare lo sbarramento di fuoco scatenato dall'Unione delle Province sarde (Ups), che di cambiamento non ne vuole proprio sentir parlare. O meglio, di un cambiamento fatto con l'accetta attraverso un voto popolare.

La battaglia di Cappellacci. "Le riforme non si fanno con l'abrogazione delle leggi", aveva chiarito il presidente dell'Ups Roberto Deriu. Chi invece ha cavalcato con convinzione i referendum è stato il governatore Cappellacci: appelli, spot in tv, comunicati giornalieri per dire ai sardi di andare a votare, avendo già espresso in precedenza che per lui le quattro nuove Province dovrebbero andare in soffitta senza alcun rimpianto.

"Grande partecipazione popolare".
Un successo degli anticasta avrà un peso anche sul futuro del presidente della Regione. Che a caldo commenta il superamento del quorum parlando di "una giornata di grande partecipazione popolare che rappresenta una vittoria per la Sardegna e per tutti i sardi". "I cittadini si riappropriano degli spazi della politica - aggiunge Cappellacci - e danno essi stessi impulso a una stagione di cambiamento non più rinviabile, che deve coinvolgere tutta la politica e l'intera società sarda. Al di là delle appartenenze di ciascuno, bisogna cogliere questo messaggio chiaro e la volontà espressa di una Sardegna che intende decidere con scelte autonome e di rottura con il passato". "Un grande risultato - esulta il leader dei Riformatori Michele Cossa - Adesso la politica deve dare le risposte che i sardi si attendono: anzitutto una politica più morigerata nei costumi e nei costi e attenta agi interessi dei propri amministrati".