Politica

Il retroscena

L'allarme del Quirinale sui partiti
voto frantumato, si rischia la Grecia

Nelle preoccupazioni del capo dello Stato le esternazioni del comico genovese non sono la questione principale. Secondo il presidente della Repubblica, i grillini non sono una tema centrale. Il numero di liste mette in evidenza la crisi di fiducia nei confronti dei grandi partiti di UMBERTO ROSSO

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ROMA - La foto di un'Italia frantumata è arrivata, dritta dalle urne, al Colle. La conferma di una politica che non ce la fa più a intercettare il consenso. Ecco la preoccupazione di Giorgio Napolitano. Il bersaglio vero perciò non è Beppe Grillo. Lo scenario che il capo dello Stato vuol esorcizzare non si chiama Cinque Stelle. Si chiama rischio Grecia. Ovvero, il fantasma di un paese che, sotto i colpi della crisi economica, alle urne si spezza in mille rivoli e perde il bene prezioso della "governabilità".

E c'è da essere preoccupati, nell'analisi che al Colle hanno cominciato a fare nelle ore immediatamente seguenti ai risultati, dunque non tanto per le performance di Grillo ("il punto della questione non è lui", ha spiegato ai suoi Napolitano) quanto il "mucchio selvaggio" mai visto di liste e candidature.

Un monitoraggio impressionante è finito sul tavolo del presidente della Repubblica: dodici, tredici, anche quindici liste di candidati sindaci, di centrosinistra come di centrodestra, pure nei comuni più piccoli, fra civiche, di partito, personali e fai da te. Esplosione di democrazia? Al Quirinale si teme il contrario: il test dimostra quanto stia galoppando la crisi di fiducia nei confronti dei grandi partiti.

Con il pericolo poi che la maxi-carica delle liste non si traduca in una partecipazione reale dei cittadini ma inneschi solo conflitti e paralisi nell'amministrazione degli enti locali. Ed è su questo, la foto di un Italia divisa e sbriciolata, che il capo dello Stato voleva richiamare l'attenzione. Non su Grillo. Le cui accuse di non essere un presidente di tutti ovviamente al Quirinale lasciano cadere, limitandosi a notare come nella sua strategia il capo di Cinque Stelle alzi non a caso il tiro.

Riflessioni che Giorgio Napolitano, quando ieri va al Circo Massimo a celebrare i 150 anni delle Poste italiane, avrebbe ancora voluto tenere per sé almeno per qualche ora di più. Il tempo di completare il giro di ascolto dei partiti, e per dare una forma più compiuta al suo appello, considerato anche l'impegno di preparare la giornata della memoria delle vittime del terrorismo, che si svolge stamattina al Quirinale.

E infatti, sulla questione ci tornerà. Ieri con i giornalisti, perciò, solo un esame al volo della tornata elettorale, un paio di battute, comprese quella su Grillo, liquidato con ironia ma dentro un ragionamento complessivo che però è rimasto sottotraccia. Il boom dei grillini non c'è perché è un meccanismo intero che è entrato in tensione. Ai cittadini, allora, il consiglio di guardare con attenzione alle conseguenze possibili in un paese che sposa l'astensionismo e al contempo l'arrembaggio delle liste elettorali, che sono due facce delle stessa medaglia che si chiama crisi della politica.

Ora, in un clima così, Napolitano assiste con preoccupazione alle manovre dei partiti sulla legge elettorale. La bozza proporzionalista sembra un azzardo, e torna nel cassetto. Voci autorevoli del Pd invocano il doppio turno, che nel Pdl e nel Terzo Polo considerano più o meno come una provocazione. Con tutte le conseguenze sulla tenuta del governo.

I tempi stringono, e rimane in pista il Porcellum. Certo, nell'analisi che fa il Quirinale, non è automatico che il "mucchio selvaggio" delle amministrative si "trasferisca" alle politiche. Ed è quel che il capo dello Stato lascia intendere quando dice si è trattato comunque di un test limitato. Ma il pericolo è troppo alto. 
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