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RETROSCENA

Terrorismo, il piano del Viminale
almeno 400 obiettivi a rischio

Scorta al numero uno di Finmeccanica. Giovedì il vertice sulle misure per la sicurezza, ma prima occorre far quadrare i numeri. Saranno impiegati mille soldati. Chiesta collaborazione alle grandi aziende per ridurre l'impiego delle forze dell'ordine

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ROMA - L'amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi è dalla scorsa settimana sotto "sorveglianza specifica". E con lui altri quattro manager della controllata Ansaldo a Genova. Ma se sono stati i primi, non saranno gli ultimi. Proteggere e proteggersi dalla minaccia dello spontaneismo armato, dalla "liquidità" della sua sfida, sarà un lavoro molto complicato. Perché le risorse sono limitate e i potenziali obiettivi si contano nell'ordine delle centinaia. Gli uffici e i manager di Finmeccanica e delle sue numerose controllate, evidentemente, come i dirigenti e le sedi di Equitalia. Ma anche un numero consistente di aziende medio-grandi nel pieno di complicate ristrutturazioni aziendali, nonché sedi e manager di multinazionali. Vale a dire tutti quegli obiettivi non esplicitamente menzionati nel testo di rivendicazione della "Federazione anarchica informale", ma che logica e buon senso suggeriscono di collocare nella fascia di "massima attenzione".

Numeri importanti, insomma e in linea teorica destinati a gonfiarsi con il passare dei mesi e l'incrudelirsi della crisi che attraversa il Paese. Il Viminale non ne ha ancora definito con esattezza l'ordine di grandezza (anche perché il Dipartimento di Pubblica sicurezza è in attesa che entro giovedì, quando si riunirà il Comitato Nazionale per l'ordine e la sicurezza, le prefetture di tutto il Paese completino le loro segnalazioni su chi e cosa è, oggi, a rischio). Ma nelle ultime ore, per quanto ne riferiscono due fonti del Viminale, una prima e ancora approssimativa stima ragiona su "almeno quattro-cinquecento obiettivi", considerando luoghi e persone fisiche.

Un carico insostenibile per il solo ministero dell'Interno, il cui sistema di sorveglianza, già ora, impiega nei servizi di scorta 2.500 tra poliziotti, carabinieri, finanzieri, oltre a un'aliquota fissa dell'Esercito che complessivamente contribuisce con 4mila uomini all'operazione "strade sicure". E da cui, visto il contesto, non è possibile attingere nessuna risorsa (per farlo, si dovrebbe convincere chi la scorta già ce l'ha a privarsene). Né riversarvene di nuove, a meno di immaginare un'ulteriore drammatica smobilitazione degli organici in servizio di contrasto alla criminalità.
Si comprendono dunque le parole con cui sabato il ministro dell'Interno Cancellieri ha ipotizzato per questo nuovo sforzo di prevenzione un ulteriore ricorso alle Forze armate. Sul quale c'è stato ieri già il via libera del Capo di Stato maggiore dell'Esercito Claudio Graziano ("L'Esercito è prontissimo a supportare le forze di polizia e di sicurezza nei termini che il Paese ci chiederà") e che - sempre se si deve stare alle prime abbozzate stime del Viminale - "non dovrebbe essere inferiore ai mille uomini". Il cui impiego, come già accade, sarebbe in ogni caso limitato alla "sorveglianza statica" di obiettivi fissi (abitazioni private, uffici, sedi di società).

In ogni caso, anche se i numeri dovessero andare a posto, il piano che il Viminale si prepara a definire di qui a giovedì richiederà comunque, per dirla con le parole di una qualificata fonte ministeriale, "uno sforzo di immaginazione e di collaborazione". A cominciare da chi finirà nella lista dei protetti. Alle grandi aziende, a partire da Finmeccanica, verrà chiesto di assumere, a prescindere dalle misure che saranno decise dal Viminale, tutte quelle iniziative di "sorveglianza e sicurezza interna" che aiutino a ridurre all'essenziale il lavoro delle forze di polizia. Mentre alle singole prefetture sarà imposto di studiare per i diversi obiettivi che rientrano nelle loro competenze territoriali, forme di cosiddetta "sorveglianza dinamica". Che consentano cioè ad una stessa "tutela" di coprire nell'arco delle ventiquattro ore più obiettivi.

Tutto questo, tuttavia, con una certezza che è facile da enunciare, ma più difficile da far assimilare alla classe dirigente del Paese e alle sue imprese. E che, una fonte del Dipartimento, spiega così: "Siamo di fronte a una minaccia asimmetrica. Che come tale, rende impossibile mettere in sicurezza tutti i potenziali obiettivi". Che presuppone di riuscire ad entrare nella testa di chi ha deciso di armare la sua mano. Dunque, grande qualità di intelligence, prima che di scorte.
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