ROMA - Un altro passo avanti, alla Camera, per il disegno di legge sulla riforma del finanziamento pubblico. Dopo l'approvazione ieri dell'articolo 1 - che sancisce il dimezzamento dei rimborsi elettorali - oggi è passato l'articolo 2 sui contributi privati. I sì sono stati 410, 100 i no e 111 gli astenuti. Il testo stabilisce un contributo pubblico annuo, pari a 50 centesimi, per ogni euro che i partiti abbiano ricevuto a titolo di quote associative e di contribuzioni private. Per il calcolo del contributo viene stabilito il limite massimo di 10mila euro per quota. Al co-finanziamento hanno diritto i partiti che hanno conseguito almeno il 2 per cento dei voti alle elezioni per la camera oppure almeno un candidato eletto sotto il proprio simbolo alla Camera, al Senato, al parlamento europeo, o nei consigli regionali. Con questo sistema viene erogato il 30 per cento del finanziamento pubblico: la torta complessiva - lo ricordiamo - è pari a 91 milioni di euro.
Via libera dell'aula della camera anche all'articolo 5 che prevede detrazioni fiscali per le erogazioni in denaro dei privati a partiti e onlus. La detrazione sarà del 24% nel 2013 e del 26% nel 2014 (viene quindi innalzata rispetto all'attuale 19 per cento). Chi versa i contributi potrà avere la detrazione anche se il partito cui vengono concessi i soldi. Durissimo il giudizio dell'idv: "Ai privati, in sostanza, converrà dare contributi alla politica, visto che avranno agevolazioni fiscali inspiegabili". Polemiche, poi, sul via libera a un emendamento dell'Udc che condiziona i rimborsi al fatto che un partito sia dotato di un atto costitutivo e di uno statuto trasmesso ai presidenti delle camere. Un articolo che potrebbe complicare la vita al movimento di Grillo. Al momento, infatti, come si legge sul sito della nuova forza politica, è in vigore un 'Non-Statuto' di 7 articoli che, oltre ad attribuire a Grillo l'unica proprietà del marchio, dà delle indicazioni su iscrizioni e candidature dicendo che per le prime non si prevedono "formalità maggiori rispetto alla registrazione a un normale sito internet". Ma ricordiamo che il Movimento 5 stelle ha, tra i suoi punti fermi, anche il rifiuto del finanziamento pubblico.
In mattinata, poi, i lavori sono stati "movimentati" dalle proteste vivacissime del Radicale Maurizio Turco per il poco tempo, a suo giudizio, concesso per l'esame degli emendamenti. Turco ha protestato con troppa decisione, secondo il presidente Gianfranco Fini che lo ha espulso dall'aula.
Al Senato, invece, la commissione Affari Costituzionali ha approvato l'articolo 1 del ddl di riforme costituzionali che prevede la riduzione dei deputati a 508 (8 sono gli eletti all'estero) e dei senatori a 254 (4 eletti all'estero).
Tutti gli emendamenti sono stati respinti, mostrando una apparente tenuta dell'accordo di maggioranza. L'obiettivo è quello di licenziare il testo entro venerdì, quindi se sarà necessario la commissione lavorerà anche in seduta notturna. "Se regge questo atteggiamento - spiega il senatore del Pd Enzo Bianco - finalmente si passa dall'enunciazione di principio al tentativo di modificare realmente la Costituzione".
Via libera dell'aula della camera anche all'articolo 5 che prevede detrazioni fiscali per le erogazioni in denaro dei privati a partiti e onlus. La detrazione sarà del 24% nel 2013 e del 26% nel 2014 (viene quindi innalzata rispetto all'attuale 19 per cento). Chi versa i contributi potrà avere la detrazione anche se il partito cui vengono concessi i soldi. Durissimo il giudizio dell'idv: "Ai privati, in sostanza, converrà dare contributi alla politica, visto che avranno agevolazioni fiscali inspiegabili". Polemiche, poi, sul via libera a un emendamento dell'Udc che condiziona i rimborsi al fatto che un partito sia dotato di un atto costitutivo e di uno statuto trasmesso ai presidenti delle camere. Un articolo che potrebbe complicare la vita al movimento di Grillo. Al momento, infatti, come si legge sul sito della nuova forza politica, è in vigore un 'Non-Statuto' di 7 articoli che, oltre ad attribuire a Grillo l'unica proprietà del marchio, dà delle indicazioni su iscrizioni e candidature dicendo che per le prime non si prevedono "formalità maggiori rispetto alla registrazione a un normale sito internet". Ma ricordiamo che il Movimento 5 stelle ha, tra i suoi punti fermi, anche il rifiuto del finanziamento pubblico.
In mattinata, poi, i lavori sono stati "movimentati" dalle proteste vivacissime del Radicale Maurizio Turco per il poco tempo, a suo giudizio, concesso per l'esame degli emendamenti. Turco ha protestato con troppa decisione, secondo il presidente Gianfranco Fini che lo ha espulso dall'aula.
Al Senato, invece, la commissione Affari Costituzionali ha approvato l'articolo 1 del ddl di riforme costituzionali che prevede la riduzione dei deputati a 508 (8 sono gli eletti all'estero) e dei senatori a 254 (4 eletti all'estero).
Tutti gli emendamenti sono stati respinti, mostrando una apparente tenuta dell'accordo di maggioranza. L'obiettivo è quello di licenziare il testo entro venerdì, quindi se sarà necessario la commissione lavorerà anche in seduta notturna. "Se regge questo atteggiamento - spiega il senatore del Pd Enzo Bianco - finalmente si passa dall'enunciazione di principio al tentativo di modificare realmente la Costituzione".