ROMA - Doppio passo falso per il governo. L'esecutivo è stato battuto nell'aula della Camera su un emendamento al ddl corruzione, targato Pd ma poi ritirato e fatto proprio da Antonio Di Pietro, che è stato infine approvato dall'Aula (237 sì e 233 no), con i voti degli stessi democratici. Nel pomeriggio è stata la volta del nuovo passo falso su un emendamento del Pd sulla spending review, in commissione Affari costituzionali al Senato. Hanno votato a favore Pd, Lega, Idv e Udc, mentre il Pdl è andato in ordine sparso.
Lo stop sulla corruzione. L'emendamento recita: "l'omissione del versamento del compenso da parte del dipendente pubblico indebito percettore costituisce ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei Conti". L'incidente di percorso ha riacceso le tensioni interne alla maggioranza, facendo riaffacciare l'ipotesi di un rinvio. Il disegno di legge anticorruzione, ha insistito Pierferdinando Casini, "deve andare avanti. Guai se il Parlamento, in questa fase di deligittimazione, non riuscisse ad affrontare questo tema". "Le opinioni diverse sono fisiologiche - riconosce il leader centrista - ma siccome nei corridoi ci sono boatos e si sente parlare di rinvio, noi non potremmo mai accettarlo, perché sarebbe una sconfitta per tutti".
Immediata è arriva la risposta dal Pdl. "Non so a chi si riferisse l'onorevole Casini, noi siamo impegnati ad approvare il provvedimento. Non alla cieca ovviamente", ha ribadito il capogruppo Fabrizio Cicchitto che ha parlato di un "indegno processo alle intenzioni" che rischia di non far confrontare sul merito. "Siamo impegnati ad approvare il provvedimento. Ma se si ritiene che bisogna approvare alla cieca cose che fanno danni e guasti alla pubblica amministrazione, non lo facciamo. Facciamo un lavoro serio che riguarda i diversi articoli".
Si cerca l'intesa. Riunione governo-maggioranza al termine delle votazioni sul ddl anticorruzione in Aula alla Camera. Il ministro Filippo Patroni Griffi ha fatto il punto, tra gli altri, con la relatrice per la I commissione Jole Santelli, i capigruppo in commissione Giustizia di Pd e Pdl. Tra i punti aperti quello riguardante l'emendamento del governo accantonato questa mattina e che prevede l'impossibilità per un candidato o per un ex parlamentare di ricoprire incarichi dirigenziali nella P.a. se non dopo uno stop di tre anni. "Si cerca una mediazione - sottolinea Patroni Griffi - e stiamo lavorando a una riformulazione che tenga conto del dibattito che c'è stato in Aula". Altro punto sul quale si discute è quello relativo agli arbitrati. Si sta lavorando, infatti, a una riformulazione di un emendamento in un primo tempo presentato e poi ritirato dal Pd ma fatto proprio dall'Idv che prevede il divieto di arbitrati nella pubblica amministrazione. Il governo e la maggioranza torneranno a riunirsi lunedì in vista della prosieguo delle votazioni sul provvedimento.
L'esame va avanti. L'esame del ddl intanto va avanti. Montecitorio ha approvato oggi l'articolo 4 che su proposta dal ministro Filippo Patroni Griffi introduce un codice etico per i dipendenti pubblici. Per le magistrature toccherà alle associazioni di categoria o, in caso di loro inerzia, agli organi di autogoverno varare le norme di comportamento, la cui violazione comporterà responsabilità disciplinare. Via libera anche al divieto per tutti i dipendenti pubblici di chiedere o accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità, in connessione con l'espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i regali d'uso, purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia.
Nuova frenata in commissione. Poi l'approvazione. Le commissioni affari istituzionali e Bilancio del senato hanno infine approvato il decreto legge sul spending rewiev con alcune modifiche rispetto al testo varato dal governo. Tra le modifiche introdotte dalle commissioni tre emendamenti dei relatori, tra cui la possibilità per il commissario straordinario, Enrico Bondi, di chiedere la collaborazione della guardia di finanza nella sua opera di tagli alla spesa pubblica; inoltre si allarga la possibilità della certificazione e compensazione dei crediti della pubblica amministrazione vantati dalle imprese anche nelle regioni con piani di rientro dai disavanzi sanitari. Il provvedimento approderà in aula martedì prossimo.
Alla Camera, invece, il provvedimento dovrebbe arrivare il 25 giugno.
Lo stop sulla corruzione. L'emendamento recita: "l'omissione del versamento del compenso da parte del dipendente pubblico indebito percettore costituisce ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei Conti". L'incidente di percorso ha riacceso le tensioni interne alla maggioranza, facendo riaffacciare l'ipotesi di un rinvio. Il disegno di legge anticorruzione, ha insistito Pierferdinando Casini, "deve andare avanti. Guai se il Parlamento, in questa fase di deligittimazione, non riuscisse ad affrontare questo tema". "Le opinioni diverse sono fisiologiche - riconosce il leader centrista - ma siccome nei corridoi ci sono boatos e si sente parlare di rinvio, noi non potremmo mai accettarlo, perché sarebbe una sconfitta per tutti".
Immediata è arriva la risposta dal Pdl. "Non so a chi si riferisse l'onorevole Casini, noi siamo impegnati ad approvare il provvedimento. Non alla cieca ovviamente", ha ribadito il capogruppo Fabrizio Cicchitto che ha parlato di un "indegno processo alle intenzioni" che rischia di non far confrontare sul merito. "Siamo impegnati ad approvare il provvedimento. Ma se si ritiene che bisogna approvare alla cieca cose che fanno danni e guasti alla pubblica amministrazione, non lo facciamo. Facciamo un lavoro serio che riguarda i diversi articoli".
Si cerca l'intesa. Riunione governo-maggioranza al termine delle votazioni sul ddl anticorruzione in Aula alla Camera. Il ministro Filippo Patroni Griffi ha fatto il punto, tra gli altri, con la relatrice per la I commissione Jole Santelli, i capigruppo in commissione Giustizia di Pd e Pdl. Tra i punti aperti quello riguardante l'emendamento del governo accantonato questa mattina e che prevede l'impossibilità per un candidato o per un ex parlamentare di ricoprire incarichi dirigenziali nella P.a. se non dopo uno stop di tre anni. "Si cerca una mediazione - sottolinea Patroni Griffi - e stiamo lavorando a una riformulazione che tenga conto del dibattito che c'è stato in Aula". Altro punto sul quale si discute è quello relativo agli arbitrati. Si sta lavorando, infatti, a una riformulazione di un emendamento in un primo tempo presentato e poi ritirato dal Pd ma fatto proprio dall'Idv che prevede il divieto di arbitrati nella pubblica amministrazione. Il governo e la maggioranza torneranno a riunirsi lunedì in vista della prosieguo delle votazioni sul provvedimento.
L'esame va avanti. L'esame del ddl intanto va avanti. Montecitorio ha approvato oggi l'articolo 4 che su proposta dal ministro Filippo Patroni Griffi introduce un codice etico per i dipendenti pubblici. Per le magistrature toccherà alle associazioni di categoria o, in caso di loro inerzia, agli organi di autogoverno varare le norme di comportamento, la cui violazione comporterà responsabilità disciplinare. Via libera anche al divieto per tutti i dipendenti pubblici di chiedere o accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità, in connessione con l'espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i regali d'uso, purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia.
Nuova frenata in commissione. Poi l'approvazione. Le commissioni affari istituzionali e Bilancio del senato hanno infine approvato il decreto legge sul spending rewiev con alcune modifiche rispetto al testo varato dal governo. Tra le modifiche introdotte dalle commissioni tre emendamenti dei relatori, tra cui la possibilità per il commissario straordinario, Enrico Bondi, di chiedere la collaborazione della guardia di finanza nella sua opera di tagli alla spesa pubblica; inoltre si allarga la possibilità della certificazione e compensazione dei crediti della pubblica amministrazione vantati dalle imprese anche nelle regioni con piani di rientro dai disavanzi sanitari. Il provvedimento approderà in aula martedì prossimo.
Alla Camera, invece, il provvedimento dovrebbe arrivare il 25 giugno.