Politica

L'INCHIESTA

Caso Lusi, Rutelli: "Sì ad arresto"
O fuori il Senato "arriverebbero i forconi"

Il senatore dell'Api nel corso della conferenza stampa sugli ultimi risvolti della vicenda legata all'ex tesoriere della Margherita: "In giunta sponda l'ha avuta, ma non solo da un partito". E ancora: "Nessun tipo di ripartizione. Il tentativo di dire di aver dato a questo e aver dato a quello era attività ordinaria del partito"

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ROMA - Francesco Rutelli ha messo in guardia sugli effetti che un no alla richiesta di arresto di Luigi Lusi potrebbero avere sull'opinione pubblica. "Confido che nessuno sottovaluti che se il Senato non si ergesse a tutela dello Stato di diritto, qui fuori arriverebbero i forconi", ha assicurato il presidente della Margherita in una conferenza stampa al Senato sugli ultimi sviluppi della vicenda legata all'ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi.

IL CASO LUSI

VIDEO: "NON CI SONO MILIONI SPARITI"

Parlando del lavoro della giunta delle immunità di Palazzo Madama, che dovrà votare il 12 giugno sulla richiesta di arresto emessa dalla magistratura romana a carico di Lusi, Rutelli ha sottolineato, rispondendo a chi gli chiedeva se il Pdl gli avesse fatto da 'sponda' per danneggiare il centrosinistra, che "una sponda con Lusi c'è stata da parte di qualcuno, ma non credo alla volontà soggettiva di un solo partito politico". "Non si può dire che manchino all'appello 50 milioni di euro, tutto è indicato nei bilanci", ha anche detto il leader dell'Api. La Margherita, ha assicurato Rutelli, "ha dato ai magistrati totale, leale e trasparente collaborazione dal primo giorno".

Ma la cosa più grave resta, per Rutelli, che ci sia stato un "cambio di strategia". "L'ex tesoriere è passato da una confessione completa, o quasi, al dire che ha comperato case su mandato del partito. E' una cosa risibile e inqualificabile", ha chiarito. "Per quanto assurdo e inimmaginabile -  ha aggiunto - l'inquinamento costante e la calunnia verso persone perbene sono una strategia, suicida, per cercare di ottenere l'assoluzione del Senato". "Ci stiamo battendo", ha continuato "contro una campagna di calunnie che colpiscono persone perbene come il sottoscritto che hanno il diritto di essere aiutate a smascherare il delitto e a chiarire chi sono le vittime".

L'ex tesoriere Rutelli lo ha descritto come 'sdoppiato': "Un Lusi uno, capo scout, un po' arcigno, e un Lusi due, e non aggiungo altro, è già stato descritto dalla magistratura. Con lui - ha proseguito il senatore dell'Api- non c'era un rapporto di consuetudine, ma solo politico, non sono mai andato a casa di Lusi, ma l'immagine che avevo era quasi un'immagine francescana. Questa storia deve finire con estrema pulizia e trasparenza". Poi Rutelli ha ribadito la sua posizione: "Non c'è mai stato un patto come quello che viene descritto, non c'è stato nessun tipo di ripartizione. Il tentativo del tesoriere di dire di aver dato a questo e aver dato a quello era solo l'attività ordinaria del partito".

Il presidente della Margherita ha poi corretto le stime del tribunale del riesame di Roma sulle somme sottratte dall'ex tesoriere e sottolineato che "non è vero che il partito ha detenuto più di 88 milioni di euro. Ne ha avuti al massimo 79". Il tutto, comunque, "è certificato nel bilancio analitico amplissimo, il più ampio della storia dei partiti, che verrà messo a disposizione dell'assemblea federale del 16 giugno. Non c'è nessun mistero - ha detto Rutelli - e men che meno sulla sparizione di 50 milioni di euro dal 2007 al 2011".

La Margherita, ha aggiunto Rutelli, "si è sempre mossa con una volontà di assoluta trasparenza e chiarezza". Nessuna critica all'operato del giudice, comunque. "A volte capita che dovendo scrivere una sentenza così dettagliata in così poco tempo, si prendano le informazioni da fonti aperte piuttosto che ricavarle con sofrzi immani bilancio per bilancio". Per chiunque volesse approfondire l'argomento, comunque, Rutelli ha ricordato che il sito www.Margheritaonline.It è a disposizione di tutti, con le cifre, i documenti e quant'altro riguarda la vicenda, comprese una serie delle più comuni domande che la gente si pone, corredate di "amplissime e dettagliate risposte".

Intanto nel quadro della vicenda giudiziaria, da una querela presentata da Lusi qualche tempo fa, scaturisce come atto dovuto un procedimento per diffamazione nei riguardi di Francesco Rutelli e del sindaco di Firenze Matteo Renzi. Anche di questo risvolto si occupano il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il pubblico ministero Stefano Pesci. Gli inquirenti potrebbero quindi iscrivere nelle prossime ore sia Rutelli che Renzi nel registro degli indagati. Il provvedimento, così come si sottolinea a Piazzale Clodio, è semplicemente un atto dovuto e la procura potrebbe sollecitare immediatamente l'archiviazione. Dopo che il Senato avrà preso le sue decisioni circa la richiesta di arresto in carcere per Lusi potrebbero essere risentiti i commercialisti della Margherita Giovanni Sebastio e Mario Montecchia che avevano svolto il ruolo di revisori dei conti.



 
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