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SPENDING REVIEW

Serrata delle farmacie il 26 luglio
Federfarma: "Protesta fino a disdetta"

Per il presidente dell'associazione di categoria, Annarosa Racca, "i tagli previsti sono insopportabili. Ci saranno azioni, a partire dal sit-in di oggi in piazza Montecitorio, fino, se servirà, alla cancellazione della convenzione con il Sistema Sanitario". Bersani: "Sulla sanità soluzioni alternative"

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ROMA - Un'altra giornata di fuoco sul fronte della spending review e sulle scelte del governo. Centinaia di farmacisti sono scesi in piazza, a Montecitorio, 'armati' di fischietti e trombette, camici bianchi per avvertire che "una farmacia su quattro sta fallendo". Sono contro le misure sulla spesa farmaceutica contenute nel decreto spending review. Questa mattina il Consiglio di presidenza di Federfarma ha dichiarato che le proteste continueranno fino alla disdetta della convenzione con il Sistema Sanitario. E a fine giornata l'assemblea nazionale ha decretato la serrata per il 26 luglio. "I tagli previsti sono insopportabili - ha detto il presidente dell'associazione di categoria, Annarosa Racca - e vanno al di là della possibilità che ha una farmacia del servizio sanitario nazionale di rimanere aperta. Di più. Presto diventerà impossibile garantire il servizio notturno delle farmacie nei comuni, oltre ai servizi oggi gratuiti per i cittadini".

"Non si possono fare continuamente provvedimenti sulle farmacie. Ci saranno azioni, a partire dal sit-in di oggi in piazza Montecitorio, fino, se servirà, alla disdetta della convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale", ha continuato Racca, sottolineando che "i tagli previsti dal decreto, 40 mila euro a farmacia circa, è il costo per un dipendente". "Poi - ha aggiunto - calcolate l'abbassamento del tetto della spesa farmaceutica dal 13,3% all'11,5%. Che vuol dire? Che a ottobre finiranno i soldi. E poi che si farà? Spiegatemelo. Finirà che la gente potrà rimanere senza i farmaci necessari". Già adesso, ha precisato Racca, "il 20% delle farmacie non paga i grossisti". "Le farmacie sono sempre più in ginocchio e ormai stanno iniziando a chiudere". Quello che chiedono è "un nuovo sistema di remunerazione".

E a chiedere un incontro "urgente" con il ministro della Salute Renato Balduzzi e il presidente di Anci Graziano Delrio, è anche la Federazione italiana delle farmacie comunali (Assofarm), spiegando in una nota che "quanto contenuto nel decreto sulla spending review, colpisce in maniera ingiusta e sconsiderata la farmaceutica territoriale, che, è bene ricordarlo, da anni rispetta regolarmente i tetti di spesa prevista e presenta alti livelli di gradimento da parte delle comunità locali".

Solo le parafarmacie restano fuori dalla protesta. "Nel momento in cui il governo sta chiedendo sacrifici ai cittadini per salvare e assicurare un futuro al Paese ognuno deve fare la sua parte, soprattutto chi ha di più", ha dichiarato il presidente della Federazione nazionale farmacia non convenzionata, Giuseppe Scioscia.

Insomma, il tira e molla continua. I ministri sono alle prese con i conti e con gli effetti che i tagli produrranno nei settori di loro responsabilità. Pesante il bilancio annunciato dal ministro della Sanità, Renato Balduzzi: "I posti letto pubblici diminuiranno, secondo una stima ancora provvisoria, di circa settemila unità dal 2013" come conseguenza di tagli "per un totale di 7,9 miliardi sommando gli effetti della spending review a quelli della manovra estiva 2011".  "Nel 2013 - ha precisato Balduzzi - ci saranno 4,3 miliardi in meno, 2,7 in meno per il 2014 e 900 milioni quest'anno".

La proposta del Pd. Il Pd ha annunciato che presenterà emendamenti sul decreto legge per la spending review. "Nel decreto c'è roba buona come la semplificazione istituzionale ma siamo seriamente preoccupati perché in alcuni ambiti sono colpite prestazioni sociali e noi non lo accettiamo. Ora si ragioni in Parlamento perché sulla sanità e i servizi sociali ci possono essere correzioni o soluzioni alternative", ha detto Pier Luigi Bersani   rivolgendosi "anche agli altri partiti": "Il Pdl invece di occuparsi solo di Rai pensi anche alle questioni sociali".

L'incontro a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, incontrerà domani alle ore 18 i presidenti delle Regioni. Ne dà conferma anche il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni sul suo profilo Twitter: "Incontro domani alle 18 con Monti. Finalmente. Dobbiamo parlare di tagli e risparmi razionali". Secondo indiscrezioni prima del vertice, che si terrà a Palazzo Chigi, si svolgerà un incontro tra i governatori per concordare la linea. L'incontro era stato più volte auspicato nei giorni scorsi dagli enti locali. "Voglio lottare coi miei colleghi presidenti di Regione per cambiare" la situazione, ha detto Formigoni, secondo cui in particolare "sul trasporto pubblico locale i tagli sono irrazionali". "Nessuno ha parlato di un aumento dei ticket - ha aggiunto a proposito degli effetti della spending review sulla sanità - riusciremo a garantire i servizi e sarà un miracolo". In generale, ha concluso Formigoni, "il discorso vero che farò domani a Monti è di applicare finalmente i costi standard, lì si spreca e bisogna intervenire".
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