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"Se il Parlamento ci corregge
rinviamo metà sconto Irpef"

Monti: pronti a spostare il taglio dell'aliquota del 27 per cento. Il Quirinale ottiene la modifica delle misure su pensioni di invalidità e disabili
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di ALBERTO D'ARGENIO
ROMA - "Noi del testo passato in Consiglio dei ministri non cambiamo nulla. Lo portiamo in Parlamento dove saremo aperti al dialogo: secondo noi la Legge di stabilità ha una sua logica, vedremo se ci sarà una maggioranza per fare modifiche stravolgenti". A Palazzo Chigi sono tranchant. Smentiscono che il governo abbia rimesso mano alla "manovra" approvata mercoledì scorso. Niente marcia indietro sulla retroattività del taglio alle detrazioni, al contrario di quanto era circolato nel pomeriggio. Si concede solo qualche "limatura per correggere problemi tecnici". E sia ben chiaro, nessun intervento del Quirinale come invece si sussurrava a Palazzo. In realtà le cose non stanno proprio così. Il Colle la sua voce l'ha fatta sentire e ha ottenuto un paio di correzioni di non poco conto. Le altre potranno arrivare in Parlamento, come lo stesso Monti ha fatto anticipare ai leader della maggioranza, ma…
di ALBERTO D'ARGENIO
ROMA - "Noi del testo passato in Consiglio dei ministri non cambiamo nulla. Lo portiamo in Parlamento dove saremo aperti al dialogo: secondo noi la Legge di stabilità ha una sua logica, vedremo se ci sarà una maggioranza per fare modifiche stravolgenti". A Palazzo Chigi sono tranchant. Smentiscono che il governo abbia rimesso mano alla "manovra" approvata mercoledì scorso. Niente marcia indietro sulla retroattività del taglio alle detrazioni, al contrario di quanto era circolato nel pomeriggio. Si concede solo qualche "limatura per correggere problemi tecnici". E sia ben chiaro, nessun intervento del Quirinale come invece si sussurrava a Palazzo. In realtà le cose non stanno proprio così. Il Colle la sua voce l'ha fatta sentire e ha ottenuto un paio di correzioni di non poco conto. Le altre potranno arrivare in Parlamento, come lo stesso Monti ha fatto anticipare ai leader della maggioranza, ma a saldi invariati. Alla Camera tra tecnici e politici si profila un confronto caldo.

"In effetti è la prima volta che tutti e tre i partiti che sostengono il governo si schierano contro un suo provvedimento", ammette un deputato vicino a Casini, leader centrista fin qui sempre allineato con il Professore. I gruppi parlamentari scaldano i motori. Con una lamentela che li unisce: "Sta scadendo il termine per la presentazione del testo a Montecitorio e non abbiamo ancora visto nulla". E chissà con quale umore Pd, Pdl e Udc accoglieranno la versione definitiva della Legge di stabilità. Ieri pomeriggio, quando sembrava che la reotrattività del taglio delle detrazioni fosse stata cancellata, il clima era comunque teso. Con i partiti di maggioranza che già cucinavano una serie di emendamenti piuttosto dirompenti. Per questo Monti ha giocato d'anticipo e ha fatto spiegare ad Alfano, Bersani e Casini che la retroattività al 2012 della soppressione degli sgravi si potrà eliminare solo rinviando di un anno (al 2014) il taglio dell'Irpef per seconda aliquota (27%). "La scelta a cosa rinunciare spetterà a voi in Parlamento", è la linea del premier. Invece, anche su pressione del Colle, ad essere già cambiata è la norma sulle pensioni di invalidità che, al contrario di quelle di guerra, non entreranno più nel conteggio per l'Irpef. Così come salta la misura sugli accompagnamenti dei disabili contestata da forze politiche e parti sociali. Ma dal governo minimizzano, dicono che erano già saltati al Cdm della scorsa settimana. Nella notte la manovra riceverà il via libera dalla Ragioneria di Stato e questa mattina sarà recapitata al Quirinale.

Quindi toccherà al Parlamento dove, garantiscono da Palazzo Chigi, il governo si presenta "pronto al dialogo". Ma con una serie di paletti. Primo, i saldi devono restare invariati. Secondo, per Monti e Grilli la manovra "ha una sua precisa logica di politica economica e di equità". Ergo la sua struttura, meno Irpef per le due fasce più basse del reddito e un punto di Iva in più da luglio, non deve essere stravolta. Peccato che i partiti stiano cucinando modifiche ben più incisive. "Vediamo se ci sarà la maggioranza per cambiamenti stravolgenti", tagliano corto dal governo. Per ora il Pdl annuncia battaglia, ma nel concreto non è dato sapere su quali punti (ammesso che siano stati individuati) si batterà. Più avanti Pd e Udc. Il democratici potrebbero chiedere di rinunciare tout court al taglio Irpef e usare gli oltre 4 miliardi ad esso destinati per aumentare le detrazioni, misura giudicata più equa. Oppure chiedere un vero colpo d'accetta dell'Irpef (3-4%) da finanziare con una patrimoniale su tre anni. Anche l'Udc potrebbe chiedere di rinunciare all'abbattimento delle tasse per aumentare le detrazioni per le famiglie. La partita si giocherà sugli accordi nella maggioranza perché solo gli emendamenti firmati insieme da Pd, Pdl e Udc potranno mettere in difficoltà il governo. Ma in clima da campagna elettorale trovare un accordo con il Pdl non sarà facile.