STRASBURGO - "Grande preoccupazione" dal Consiglio d'Europa sul ddl Sallusti, dopo il via libera al carcere per i giornalisti arrivato ieri dal Senato. Il commissario per i Diritti umani, Nils Muiznieks, spiega che mantenere tale norma sarebbe un "grave passo indietro" per l'Italia e non solo.
Il commissario ricorda che "all'inizio del dibattimento la speranza era che la nuova legge depenalizzasse la diffamazione portando così l'Italia in linea con gli standard del Consiglio d'Europa".
Secondo questi parametri, spiega Muiznieks, i giornalisti "non devono andare in carcere per le notizie date e la diffamazione dovrebbe essere sanzionata solo attraverso misure proporzionate previste nel codice civile".
Il commissario poi aggiunge: "Malauguratamente adesso sembra che la nuova legge mantenga in vigore la possibilità della prigione per i giornalisti" e questo "invierebbe un messaggio negativo - dice Muiznieks - ad altri paesi europei in cui la libertà dei media è seriamente minacciata".
Sul caso interviene anche il ministro della Giustizia, Paola Severino: "Il mio auspicio - spiega - è che possa riprendere il dibattito parlamentare che porti a un consolidamento della linea dell'esclusione del carcere e un miglioramento delle misure a garanzia da una parte del diritto-dovere di informare e dall'altra del diritto di riparazione, come la rettifica".
L'aula di Palazzo Madama ha approvato ieri con voto segreto l'emendamento della Lega (appoggiato anche dall'Api) che prevede il carcere fino a un anno (in alternativa a multe da 5mila a 50mila euro) per chi diffama a mezzo stampa con l'attribuzione di un fatto preciso, cioè "il caso più grave".
Il commissario ricorda che "all'inizio del dibattimento la speranza era che la nuova legge depenalizzasse la diffamazione portando così l'Italia in linea con gli standard del Consiglio d'Europa".
Secondo questi parametri, spiega Muiznieks, i giornalisti "non devono andare in carcere per le notizie date e la diffamazione dovrebbe essere sanzionata solo attraverso misure proporzionate previste nel codice civile".
Il commissario poi aggiunge: "Malauguratamente adesso sembra che la nuova legge mantenga in vigore la possibilità della prigione per i giornalisti" e questo "invierebbe un messaggio negativo - dice Muiznieks - ad altri paesi europei in cui la libertà dei media è seriamente minacciata".
Sul caso interviene anche il ministro della Giustizia, Paola Severino: "Il mio auspicio - spiega - è che possa riprendere il dibattito parlamentare che porti a un consolidamento della linea dell'esclusione del carcere e un miglioramento delle misure a garanzia da una parte del diritto-dovere di informare e dall'altra del diritto di riparazione, come la rettifica".
L'aula di Palazzo Madama ha approvato ieri con voto segreto l'emendamento della Lega (appoggiato anche dall'Api) che prevede il carcere fino a un anno (in alternativa a multe da 5mila a 50mila euro) per chi diffama a mezzo stampa con l'attribuzione di un fatto preciso, cioè "il caso più grave".