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Legge elettorale, l'iter si complica
In Senato mercoledi, aspettando Pd e Pdl

Salta la seduta della commissione Affari Costituzionali dedicata al provvedimento, che sarà in aula tra due giorni. Ma l'accordo si presenta difficile prima del ballottaggio nel centrosinistra e l'uscita dal caos del partito di Berlusconi. Intanto Calderoli lavora a un'ulteriore proposta, mentre Emma Bonino avverte: "Tempi stretti, come si organizzeranno le forze oggi fuori del Parlamento?"
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ROMA - Riforma della legge elettorale in stand by. E' stata annullata la convocazione della seduta della commissione Affari Costituzionali del Senato prevista questa sera sul provvedimento. Si tornerà a parlare della riforma domani, i contatti tra le forze politiche ci sono, ma da più parti viene sottolineato come sia complicato ipotozzare un accordo prima del ballottaggio delle primarie del Pd e dati i movimenti interni al Pdl.

"Ci sconvochiamo per la seduta di stasera - sottolinea il presidente della commissione Carlo Vizzini - e proseguiamo nei contatti con le forze politiche e i gruppi parlamentari tenendo comunque conto dei tempi che abbiamo".

Nel frattempo il senatore Roberto Calderoli è al lavoro su una nuova proposta di mediazione sul premio di maggioranza sulla quale non si vuole, però, sbottonare. "Siamo in sala travaglio - ironizza - però si tratta di un parto podalico e plurigemellare...". Calderoli spiega che st…
ROMA - Riforma della legge elettorale in stand by. E' stata annullata la convocazione della seduta della commissione Affari Costituzionali del Senato prevista questa sera sul provvedimento. Si tornerà a parlare della riforma domani, i contatti tra le forze politiche ci sono, ma da più parti viene sottolineato come sia complicato ipotozzare un accordo prima del ballottaggio delle primarie del Pd e dati i movimenti interni al Pdl.

"Ci sconvochiamo per la seduta di stasera - sottolinea il presidente della commissione Carlo Vizzini - e proseguiamo nei contatti con le forze politiche e i gruppi parlamentari tenendo comunque conto dei tempi che abbiamo".

Nel frattempo il senatore Roberto Calderoli è al lavoro su una nuova proposta di mediazione sul premio di maggioranza sulla quale non si vuole, però, sbottonare. "Siamo in sala travaglio - ironizza - però si tratta di un parto podalico e plurigemellare...". Calderoli spiega che sta lavorando a un'ultima proposta dopo la quale, dice, "chiudo la saracinesca".

Il testo, per il momento, al Senato resta in calendario per mercoledì. Ma, come si diceva, sull'orizzonte del provvedimento incide la situazione interna di Pd e Pdl. Il primo attende l'esito del ballottaggio tra Bersani e Renzi di domenica 2 dicembre; il partito di Berlusconi, alle prese con il rebus delle primarie, è praticamente nel caos.

Tra i senatori prende piede la convocazione, oggi stesso, di una nuova conferenza dei capigruppo - dopo l'esito delle votazioni sul ddl diffamazione -, che possa far slittare la legge elettorale nel calendario d'aula, dando più tempo alla commissione. Rinvio che potrebbe anche favorire la possibilità di un accordo.

Non la pensa così il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. "Rinviare sarebbe assolutamente un errorespiega ai giornalisti a Palazzo Madama, sostenendo che ormai sulla riforma elettorale "abbiamo fatto un calendario ed è giusto andare in aula" mercoledì 28. Anche se ad oggi non c'è nessun accordo tra Pd e Pdl e anche per questo motivo è stata "sconvocata" la commissione Affari Costituzionali. "Io spero ancora che si trovi l'accordo - ribatte Gasparri - è stata sconvocata la commissione, ma non è stata sconvocata la buona volontà per cercare un accordo".

A parole, la necessità di cambiare le regole e ben presente. "Ci serve una legge elettorale che garantisca la governabilità - ribadisce, ad esempio Pier Luigi Bersani -. Ne va dell'Italia. Si sta discutendo, stiamo lavorando e mandato avanti delle proposte. Rischiamo l'osso del collo, se avremo maggioranza nella prossima legislatura proporremo doppio turno di collegio".

Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, considera la nuova legge elettorale la risposta che la buona politica è obbligata a dare al sentimento dell'antipolitica. "La legge elettorale deve essere fatta - dichiara, incontrando studenti di terni - perché se perdessimo l'occasione di cambiarla finiremmo per alimentare la sfiducia della gente nei confronti della politica".

Per Antonio Di Pietro, "è necessario ripartire da una legge elettorale che metta i cittadini in condizioni di poter scegliere di mandare in Parlamento e soprattutto di mandare a casa".

I radicali, a loro volta, ragionano sul sempre più ristretto margine di tempo tra l'eventuale approvazione di una nuova legge elettorale e l'appuntamento delle politiche, presumibilmente il 10 marzo. "La legge elettorale è calendarizzata per mercoledì - spiega Emma Bonino, intervistata da Radio Radicale -. Ammesso che vada alla Camera e non salti per voto segreto lì, la avremo come regalo di Natale, per elezioni che di tutta evidenza sono previste per il 10 marzo. Vuol dire 'chi c'è c'è, chi non c'è non c'è".

Bonino chiarisce il concetto: "Ammesso che i partiti trovino un accordo, cosa per niente detta, le regole di partecipazione democratica dovrebbero essere fatte soprattutto per chi ancora in Parlamento non c'è, per consentire a chi non c'è di organizzarsi, di conoscere le regole, a partire da quelle sulla raccolta di firme. Se queste regole vengono fatte a due mesi dalle elezioni, è chiaro che chi è fuori rimane fuori, e una oligarchia decide le regole per tutti".

"E poi - aggiunge la senatrice - c'è il problema delle violazioni degli adempimenti pre-elettorali: prendiamo l'informazione, l'accesso, la parità di condizioni. La legge elettorale non è data dagli auspici di questo o di quello sul dopo elezioni, ma un punto di riferimento democratico. Purtroppo nel nostro Paese rappresenta l'opposto di un riferimento democratico".