Politica

Legge elettorale, spunta bozza Quagliariello.
Il governo auspica la riforma

Dopo la riunione con l'ex ministro leghista in via dell'Umiltà, dal Pdl arriva un nuovo testo che il Pd respinge. Finocchiaro: "Ormai siamo alle sabbie mobili". Grillo: "Vogliono farci fuori". Il segretario e neo-candidato premier del centrosinistra, in visita in Libia, si dice "preoccupato" dallo "sfaldamento del centrodestra". E l'idea del ticket con Renzi? "Il Pd non è un duopolio". Intanto l'esecutivo "auspica l'approvazione"

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ROMA - La trattativa tra le forze politiche per dotare il Paese di una nuova legge elettorale rischia ancora una volta di saltare, forse in modo decisivo. Dalla Libia il leader del centrosinistra Pier Luigi Bersani chiede al Pdl di fare chiarezza politica sulle sue intenzioni riguardo la riforma, per tutta risposta il partito di Berlusconi rimette tutto in gioco, proprio mentre sul testo è concentrata la commissione Affari costituzionali del Senato. E lo fa con una bozza di proposta a cui stanno lavorando Gaetano Quagliariello e il relatore Lucio Malan. Intanto il governo, che pur ci tiene a mantenere un atteggiamento neutrale, interviene per bocca del sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Giampaolo D'Andrea, auspicando vivamente "che si approvi la riforma".

La bozza in questione prevede un premietto fisso di 50 seggi, non più variabile come la proposta dell'ascensore di Calderoli, e una soglia del 40% per le coalizioni per accedere al premio di maggioranza. Il premietto fisso scatterebbe nel caso nessuna coalizione raggiungesse la soglia del 40% per il primo partito che ottenesse il 30% dei voti. I 50 seggi equivarrebbero circa all'8.2%.

Il documento è stato vagliato tra il senatore della Lega e i responsabili Pdl sulla questione elettorale nella riunione di ieri sera in via dell'Umiltà. Se Calderoli sarà d'accordo, la bozza verrà formalizzata in un emendamento da presentare in commissione Affari costituzionali. Domani, però, l'aula del Senato continuerà ad esaminare il decreto Sviluppo sul quale il governo dovrebbe porre la fiducia. Di conseguenza, slitta la discussione sulla legge elettorale. La decisione su quando riprendere sarà presa dalla conferenza dei capigruppo, che verrà convocata, secondo quanto si apprende, nel primo pomeriggio. La conferenza potrebbe anche decidere di avviare l'esame della riforma già nella serata di domani.

Stasera, nel frattempo, sulla riforma della legge elettorale Pdl e Pd terranno le rispettive assemblee dei gruppi al Senato, alle 19 e alle 20. Ma decisivo per le sorti della legge sarà soprattutto il vertice convocato per domani a Palazzo Grazioli da Silvio Berlusconi con capigruppo, coordinatori e altri esponenti dello stato maggiore del partito.

 "Finalmente domani si metteranno le carte in tavola - commenta Pier Ferdinando Casini - e ciascuno si assumerà la propria responsabilità: gli italiani devono sapere chi è per il mantenimento dell'attuale legge elettorale, non ci possono essere giochini o ambiguità, ma le carte vanno messe sul tavolo. I festival degli equivoci sono finiti".

Calderoli avrebbe posto come condizione che la nuova bozza venga accettata anche dal Pd. Ma il Partito democratico risponde subito picche, per voce della capogruppo in Senato, Anna Finocchiaro: "la bozza Quagliariello non ci piace proprio, dobbiamo cambiarla. Ormai siamo in una condizione di sabbie mobili. Il Pdl cambia continuamente le carte in tavola". Rinvio dell'aula? "Se non facciamo un accordo come andiamo in aula? Ormai il metodo Calderoli dell'ascensore è saltato, ora noi rilanciamo e chiediamo di tornare all'accordo che avevamo fatto molto prima. Almeno mettiamoci d'accordo sull'entità del premietto senza più discutere del testo Calderoli. Noi lavoriamo per un premio che consenta al primo partito un timone saldo per governare il Paese. E per farlo occorre fare i conti con in numeri". "Bene ha fatto Bersani - aggiunge Finocchiaro in una nota - a incalzare il Pdl, il presidente Berlusconi e il segretario Alfano affinché dicano cosa vogliono fare con la legge elettorale".

Dal canto suo, Quagliariello illustra la questione in modo da scaricare su altri la probabile rottura della trattativa. "Ci siamo spinti a tal punto - dichiara ai cronisti a Palazzo Madama - che far saltare un accordo per 3-4 seggi in più o in meno sarebbe francamente il colmo". A chi gli chiede se sia disposto a ritoccare in alto la soglia del "premietto", venendo incontro alle richieste del Pd che ha già bocciato la sua proposta, Quagliariello risponde: "Non credo". E allora, come sarà possibile arrivare a un'intesa Pdl-Pd? "Vedremo di venirci incontro prima della seduta della commissione Affari costituzionali di oggi pomeriggio".

La proposta, infatti, non è stata ancora formalizzata in commissione Affari costituzionali. Entro le 17.30, quando riprenderanno i lavori, si saprà se salterà l'accordo sulla legge elettorale con l'arrivo del nuovo emendamento del Pdl al testo di Calderoli su cui si è ragionato nell'ultima settimana arrivando a un passo dall'intesa.

Calderoli getta la spugna. "Posso salvare un ferito ma non resuscitare un morto. Ho fatto di tutto perché si arrivasse a un'approvazione della nuova legge elettorale, ma a questo punto mi rendo conto di essere rimasto da solo e pertanto rinuncio all'accanimento terapeutico". Poche righe e l'ex ministro leghista delle riforme, padre dell'attuale legge elettorale meglio nota come 'porcellum', rinuncia alla mediazione avviara da settimane per una nuova riforma della sua legge elettorale.

La Lega correrà da sola. La delusione del Carroccio sembra essersi ripercossa subito nella politica delle alleanze. "Condivido quello che ha detto Zaia, e cioè che correremo da soli. Non possiamo allearci con un partito che sostiene il governo Monti, noi siamo all'opposizione e ad oggi è questa la strada che seguiremo", ha annunciato il segretario Roberto Maroni dopo le affermazioni possibiliste dei giorni scorsi.  

Grillo: "Corsa contro il tempo per farci fuori". Dal suo blog, Grillo giudica i lavori in commissione Affari costituzionali una "corsa contro il tempo dei partiti per eliminare il movimento 5 stelle dalle elezioni politiche 2013". Grillo spiega che "la commissione affari costituzionali lavora per questo senza sosta alla nuova legge elettorale. La prima mossa è l'abolizione del premio di maggioranza per scongiurare anche la più piccola possibilità che il m5s, in caso di vittoria, disponga della maggioranza parlamentare. La seconda è un emendamento di giornata che dovrebbe imporre ai partiti e ai movimenti di dotarsi di un vero e proprio (?) statuto". "L'emendamento bipartisan di Enzo Bianco (pdmenoelle) e Lucio Malan (pdl) prevede che insieme ai simboli delle forze politiche siano depositate le copie degli statuti. Il m5s ha un 'non statuto' composto da sette articoli, ma forse per i partiti non sarà sufficiente... Ci vediamo comunque in parlamento. Sarà un piacere", conclude Grillo.

Bersani dalla Libia: "Legge elettorale, il Pdl dica cosa pensa". Da Tripoli, dove è in visita, il segretario del Pd e neo-candidato premier del centrosinistra ha rimarcato come "in questo momento il dossier più importante è quello sulla legge elettorale, soprattutto perché ci preoccupa lo sfaldamento del centrodestra". Bersani incalza il Pdl in vista dell'Ufficio di presidenza di domani. Al partito di Berlusconi, il leader del Pd chiede di chiarire la sua posizione sulla riforma del sistema di voto. "Il Pdl, per favore, ci faccia sapere cosa pensa esattamente sul piano politico della legge elettorale perché non lo capiamo più. Siamo di fronte alla ventesima proposta, ma non sappiamo di cosa parlano".

Oltre a quella del segretario, nel Pd molte voci - dal presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro al relatore in commissione Affari costituzionali Enzo Bianco - indicano nell'assenza di una linea nel Pdl il vero ostacolo verso il superamento del "porcellum". Se la vecchia legge elettorale dovesse resistere a ogni tentativo di cambiamento, si fa insistente l'idea di un Pd che replicherebbe l'esperienza delle primarie a livello territoriale, per la scelta dei suoi candidati alle politiche.

Election day. Ma al Pdl Bersani rivolge anche un'altra richiesta di chiarimento: sull'election day. Il segretario del Pd ribadisce che la posizione dei democratici è quella di "tenere separate le regionali dalle politiche", poi sottolinea che "esistono delle norme e varie sentenze per il fatto che ai primi di febbraio si voterà nel Lazio, non è un optional. E io chiedo al Pdl di chiarire una volta per tutte cosa intendono dire quando chiedono di fare l'election day: vuol dire che dobbiamo anticipare le elezioni politiche a febbraio? Noi non siamo di questa opinione, Alfano e Berlusconi dicano una parola chiara".

La sfida di Berlusconi. A chi gli ripropone l'ipotesi di una sfida con Berlusconi per la premiership, Bersani replica con sicurezza: "A Berlusconi dico 'auguri', se la sfida sarà quella la faremo, francamente non vedo l'ora". A proposito di Berlusconi, Bruno Vespa ha reso noto il cambio di programma: "Il presidente Berlusconi mi ha chiesto di rinviare di qualche giorno la presentazione del mio libro Il Palazzo e la Piazza, fissata per domani. Abbiamo concordato una nuova data per mercoledì 12 dicembre".

Faccia a faccia con Monti. Intanto, alla presidenza del Consiglio c'è Mario Monti. Con il "professore", spiega Bersani, si terrà "il primo incontro importante, per vedere i temi di Governo". Bersani ricorda che proprio Monti è stato il primo a telefonargli subito dopo l'esito del voto per le primarie del centrosinistra. "Mi ha chiamato al telefono con una tempistica eccezionale, il primo incontro importante sarà con lui". Il faccia a faccia tra il segretario del Pd e il premier dovrebbe tenersi in settimana.

Ticket con Renzi? "Pd non è duopolio". E, dopo la grande sfida delle primarie, a chi preme per un ticket di governo Bersani-Renzi il leader del centrosinistra chiarisce il punto: "Io non pretendo il monopolio del partito, ma nemmeno che ci sia un duopolio: non ci sono voti di Renzi o di Bersani, ma c'è un partito che non è proprietà né di Renzi né di Bersani, ma un grande collettivo aperto e plurale".

Secondo il numero uno dei democratici, il Pd "è un grande partito che lavorerà in un rapporto di fraternità e di amicizia. Per troppo tempo siamo stati abituati all'idea dell'imperatore e dell'uomo solo al comando. E ci è entrato nella testa, e anche nelle ossa, che discutere sia alternativo a decidere. Noi siamo una squadra e faremo questo insieme. Alla prima occasione con Renzi ci vedremo, ma quello che abbiamo fatto non l'abbiamo fatto noi due".

Italia, grande ruolo nel Mediterraneo. Sul suo viaggio in Libia, Bersani dichiara: "C'è tantissimo da fare, tante cose buone. Questo è un mondo in evoluzione con grandi cambiamenti, che ha un sentimento di amicizia profonda con l'Italia e chiede aiuti politici, economici e culturali. L'Italia ci deve essere, mentre ho l'impressione che abbiamo perso la percezione che siamo un grande Paese con un ruolo nel Mediterraneo".
 
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