ORVIETO - "Dio ci scampi da destra e sinistra", esclama Mario Monti all'assemblea di Libertà Eguale, il meeting dei liberal del Pd che si tiene a Orvieto su invito di Morando, Ceccanti e Tonini. "La differenza tra destra e sinistra non è così forte come in passato e la radice della crisi politica europea risiede nell'inadeguatezza degli schemi politici nazionali di destra e sinistra". Con la sua "salita in politica" il premier vuole invece "integrare l'asse orizzontale destra-sinistra con un asse verticale europeo e delle riforme". Poi l'auspicio che "qualunque sia l'esito delle elezioni si faciliti la cooperazione tra i riformisti che esistono più o meno in tutti i partiti". E in serata Casini aggiunge: "Mai al governo con Vendola". Quanto a se stesso, Monti si schermisce: dice che "presto probabilmente" tornerà tornare a fare il professore.
Ma è solo una battuta. Monti, pur abbandonando per un giorno i toni da campagna elettorale e senza affondare sul Pd, avverte che nella formazione del governo sarà indispensabile "fare attenzione al dna delle persone che lo compongono, al tempo che dedicano all'Europa altrimenti il Paese scompare". Una chiamata a se stesso, insomma, e alla sua squadra: "Non è una questione solo di prestigio, bisogna essere al tavolo nel quale si prendono decisioni fondamentali per l'Italia".
Rientrato a Roma a ora di pranzo, il premier si reca a Montecitorio dove viene organizzato un vertice con Riccardi, Fini e Casini. Tutti quanti negheranno che nelle due ore di incontro si sia parlato di liste. Eppure la lista unica al Senato latita fino a tarda sera mentre da giorni veniva data per pronta. Verrà pubblicata solo in tarda serata per evitare un nuovo imbarazzante slittamento. Intanto le varie anime del centro montiano dietro le quinte giocavano allo scaricabarile, incolpandosi reciprocamente del ritardo.
Di certo al vertice, come testimonia Riccardi, c'è stata "una discussione ad ampio spettro sul programma e sul futuro impegno di Monti". Chi ha partecipato all'incontro racconta che si è parlato di come condurre e coordinare la campagna elettorale, di come "arricchire" l'Agenda Monti: si preparano insomma le sorprese, le cartucce da sparare da qui al giorno del voto. Tra i temi sui quali arriveranno novità famiglia, anziani, giovani e Mezzogiorno.
Nelle liste al Senato viene confermato il tridente in Lombardia Albertini, Ichino (capolista anche in Toscana) e Mario Mauro seguito da Della Vedova. Andrea Olivero (ex Acli) è capolista in Piemonte. Casini è capolista nel Lazio (seguito da Bongiorno, Moavero e Rao), in Campagna, Basilicata, Calabria e Sicilia. L'ex Pd Alessandro Maran, che aveva smentito la notizia scritta da Repubblica sulla sua trattativa con Monti, è capolista in Friuli. L'ex Api Linda Lanzillotta è capolista in Umbria mentre al terzo posto in Campania è stato messo Mario Giro, fratello del berlusconiano Francesco, una delle colonne di Sant'Egidio. Problemi ci sono stati in Puglia, dove è scoppiato il caso Mario Totaro, nel mirino per essere stato socio d'affari di Elisabetta Tulliani, compagna di Fini. Anche se il presidente della Camera ha smentito la circostanza, Totaro è saltato. Il posto era stato dato a Nicola Rossi, che però ha rinunciato perché già al terzo mandato. Alla fine capolista sarà l'imprenditrice Angela D'Onghia.
Nelle liste non ci sono gli ex Pdl Pisanu, Stracquadanio, Bertolini e Versace (ci sono invece Mauro e Cazzola). Non c'è nemmeno l'ex Pd Mario Adinolfi. In Friuli un caso alla Camera, dove il finiano Paolo Ciani ha rinunciato alla candidatura "pur ribadendo di non essere rinviato a giudizio, ma di aver unicamente ricevuto un avviso di garanzia". Infine la curiosità a Cassola (Vicenza), dove il sindaco Silvia Pasinato era stata candidata a Montecitorio ma poi ha deciso di correre con il Pdl: il curriculum a Monti l'aveva inviato, ma dice che non aveva aderito formalmente al progetto.
Ma è solo una battuta. Monti, pur abbandonando per un giorno i toni da campagna elettorale e senza affondare sul Pd, avverte che nella formazione del governo sarà indispensabile "fare attenzione al dna delle persone che lo compongono, al tempo che dedicano all'Europa altrimenti il Paese scompare". Una chiamata a se stesso, insomma, e alla sua squadra: "Non è una questione solo di prestigio, bisogna essere al tavolo nel quale si prendono decisioni fondamentali per l'Italia".
Rientrato a Roma a ora di pranzo, il premier si reca a Montecitorio dove viene organizzato un vertice con Riccardi, Fini e Casini. Tutti quanti negheranno che nelle due ore di incontro si sia parlato di liste. Eppure la lista unica al Senato latita fino a tarda sera mentre da giorni veniva data per pronta. Verrà pubblicata solo in tarda serata per evitare un nuovo imbarazzante slittamento. Intanto le varie anime del centro montiano dietro le quinte giocavano allo scaricabarile, incolpandosi reciprocamente del ritardo.
Di certo al vertice, come testimonia Riccardi, c'è stata "una discussione ad ampio spettro sul programma e sul futuro impegno di Monti". Chi ha partecipato all'incontro racconta che si è parlato di come condurre e coordinare la campagna elettorale, di come "arricchire" l'Agenda Monti: si preparano insomma le sorprese, le cartucce da sparare da qui al giorno del voto. Tra i temi sui quali arriveranno novità famiglia, anziani, giovani e Mezzogiorno.
Nelle liste al Senato viene confermato il tridente in Lombardia Albertini, Ichino (capolista anche in Toscana) e Mario Mauro seguito da Della Vedova. Andrea Olivero (ex Acli) è capolista in Piemonte. Casini è capolista nel Lazio (seguito da Bongiorno, Moavero e Rao), in Campagna, Basilicata, Calabria e Sicilia. L'ex Pd Alessandro Maran, che aveva smentito la notizia scritta da Repubblica sulla sua trattativa con Monti, è capolista in Friuli. L'ex Api Linda Lanzillotta è capolista in Umbria mentre al terzo posto in Campania è stato messo Mario Giro, fratello del berlusconiano Francesco, una delle colonne di Sant'Egidio. Problemi ci sono stati in Puglia, dove è scoppiato il caso Mario Totaro, nel mirino per essere stato socio d'affari di Elisabetta Tulliani, compagna di Fini. Anche se il presidente della Camera ha smentito la circostanza, Totaro è saltato. Il posto era stato dato a Nicola Rossi, che però ha rinunciato perché già al terzo mandato. Alla fine capolista sarà l'imprenditrice Angela D'Onghia.
Nelle liste non ci sono gli ex Pdl Pisanu, Stracquadanio, Bertolini e Versace (ci sono invece Mauro e Cazzola). Non c'è nemmeno l'ex Pd Mario Adinolfi. In Friuli un caso alla Camera, dove il finiano Paolo Ciani ha rinunciato alla candidatura "pur ribadendo di non essere rinviato a giudizio, ma di aver unicamente ricevuto un avviso di garanzia". Infine la curiosità a Cassola (Vicenza), dove il sindaco Silvia Pasinato era stata candidata a Montecitorio ma poi ha deciso di correre con il Pdl: il curriculum a Monti l'aveva inviato, ma dice che non aveva aderito formalmente al progetto.