ROMA - "Ho ravvisato un'incoerenza nella posizione del Pd tra quello che Bersani diceva in Europa, dove rassicurava sul fatto che avrebbe tenuto la barra dritta rispetto agli impegni presi con i nostri partner, e quello che in Italia affermavano Vendola e Fassina, che seppure con toni diversi sostenevano che la carta degli intenti sottoscritta al momento delle primarie era la pietra tombale su quegli impegni. Ho chiesto chiarimenti al segretario e mi ha risposto che Fassina è il responsabile Economia del partito". Pietro Ichino, nel videoforum di Repubblica, spiega così la scelta di lasciare i democratici per candidarsi con la lista di Mario Monti "Scelta civica".
Il senatore ricostruisce quindi nei dettagli tempi e circostanze che hanno scandito il suo trasloco, negando sia l'accusa di essere stato impaziente e di aver "tradito" Matteo Renzi, sia quella di essere stato opportunista. "Se fossi stato opportunista - dice - avrei accettato il posto nel listino offertomi dal segretario del Pd lombardo".
Rivendicando la giustezza delle sue posizioni in tema di lavoro, Ichino sostiene quindi che "il tempo mi ha sempre dato ragione". Circostanza che il giuslavorista è convinto anche questa volta, con la scelta di passare con Monti. "La salita in politica del Professore - afferma - costringe finalmente il Pd a confrontarsi con un competitor sinceramente e intrinsicamente riformista, piuttosto che con un partito populista come il Pdl. In questa campagna elettorale gli osservatori internazionali confermano il giudizio positivo sull'Italia per il fatto stesso che la presenza della lista Monti garantisce l'ancoraggio Italia alla parte giusta del discrimine fondamentale della politica italiana che è l'abbattimento del debito. La coerenza con gli impegni europei ci permette di disporre delle risorse necessarie a rimettere in moto il Paese".
Rispondendo alle domande dei lettori, Ichino interviene anche sul tema delle elezioni regionali in Lombardia, auspicando una collaborazione tra i candidati di centro e del Pd Albertini e Ambrosoli. "Albertini è un galantuomo, anche se l'uscita su Formigoni non l'ho condivisa", precisa. "E' comune - aggiunge sempre in riferimento all'ex sinadco di Milano - che ci si candidi sia ad un obiettivo principale, come la presidenza della Regione, sia ad uno secondario, come un seggio al Senato".
Ichino difende Monti anche dall'accusa di aver promesso un taglio delle tasse in veste di politico dopo averle alzate in veste di tecnico. "Era consapevole sin dall'inizio - lo giustifica - che l'Italia, dopo anni di crisi, avrebbe sofferto di misure oggettivamente recessive. Non aveva scelta. Sapeva però che da questa situazione si sarebbe dovuti uscire con una politica seria, non con quella di Vendola e Berlusconi che propongono di aumentare il debito pubblico o di battere moneta abbandonando l'euro".
Vendola torna spesso negli attacci di Ichino. "E' vero - sottolinea - ho detto che nel Pd c'era spazio anche per lui, ma poi si è messo fuori dalla logica delle primarie, è lui che deve renderne conto". "Il Pd - attacca ancora il giuslavorista - ora sulle politiche del lavoro balbetta, con la presenza di Monti potrà finalmente riprendere il mio progetto sulla flexsecurity, un progetto che non prevede costi per lo Stato. Si basa sui soldi del fondo sociale europeo al quale noi oggi rinunciamo e su una semplificazione del diritto del lavoro che ci allinerebbe al resto d'Europa".
Il senatore ricostruisce quindi nei dettagli tempi e circostanze che hanno scandito il suo trasloco, negando sia l'accusa di essere stato impaziente e di aver "tradito" Matteo Renzi, sia quella di essere stato opportunista. "Se fossi stato opportunista - dice - avrei accettato il posto nel listino offertomi dal segretario del Pd lombardo".
Rivendicando la giustezza delle sue posizioni in tema di lavoro, Ichino sostiene quindi che "il tempo mi ha sempre dato ragione". Circostanza che il giuslavorista è convinto anche questa volta, con la scelta di passare con Monti. "La salita in politica del Professore - afferma - costringe finalmente il Pd a confrontarsi con un competitor sinceramente e intrinsicamente riformista, piuttosto che con un partito populista come il Pdl. In questa campagna elettorale gli osservatori internazionali confermano il giudizio positivo sull'Italia per il fatto stesso che la presenza della lista Monti garantisce l'ancoraggio Italia alla parte giusta del discrimine fondamentale della politica italiana che è l'abbattimento del debito. La coerenza con gli impegni europei ci permette di disporre delle risorse necessarie a rimettere in moto il Paese".
Rispondendo alle domande dei lettori, Ichino interviene anche sul tema delle elezioni regionali in Lombardia, auspicando una collaborazione tra i candidati di centro e del Pd Albertini e Ambrosoli. "Albertini è un galantuomo, anche se l'uscita su Formigoni non l'ho condivisa", precisa. "E' comune - aggiunge sempre in riferimento all'ex sinadco di Milano - che ci si candidi sia ad un obiettivo principale, come la presidenza della Regione, sia ad uno secondario, come un seggio al Senato".
Ichino difende Monti anche dall'accusa di aver promesso un taglio delle tasse in veste di politico dopo averle alzate in veste di tecnico. "Era consapevole sin dall'inizio - lo giustifica - che l'Italia, dopo anni di crisi, avrebbe sofferto di misure oggettivamente recessive. Non aveva scelta. Sapeva però che da questa situazione si sarebbe dovuti uscire con una politica seria, non con quella di Vendola e Berlusconi che propongono di aumentare il debito pubblico o di battere moneta abbandonando l'euro".
Vendola torna spesso negli attacci di Ichino. "E' vero - sottolinea - ho detto che nel Pd c'era spazio anche per lui, ma poi si è messo fuori dalla logica delle primarie, è lui che deve renderne conto". "Il Pd - attacca ancora il giuslavorista - ora sulle politiche del lavoro balbetta, con la presenza di Monti potrà finalmente riprendere il mio progetto sulla flexsecurity, un progetto che non prevede costi per lo Stato. Si basa sui soldi del fondo sociale europeo al quale noi oggi rinunciamo e su una semplificazione del diritto del lavoro che ci allinerebbe al resto d'Europa".