Politica

Monti parla a Davos: "Il clima è cambiato.
Mai detto a italiani: ce lo chiede l'Europa"

Il presidente del Consiglio dimissionario, candidato premier centrista con "Scelta Civica", interviene alla sessione inaugurale del meeting internazionale in Svizzera. "L'Italia ora è un Paese rispettato". Omaggio agli "sforzi" degli italiani, "vittime dei governi precedenti, troppo deboli" con l'evasione fiscale e la corruzione. "Oggi l'Italia ha strumenti migliori: spero ancora più incisivi in futuro". "Con le riforme una crescita del 4% del Pil in 10 anni". E la riduzione del debito "non può più essere ottenuto solo attraverso le tasse"

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DAVOS - Mario Monti, candidato premier dei centristi riuniti sotto la nuova egida "Scelta Civica", è tutt'ora il premier di un'Italia che vorrebbe guardare già oltre le prossime elezioni di febbraio. E in quanto premier, tocca a lui rappresentare il Paese al World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Così, il Professore non si lascia sfuggire l'occasione di una ribalta internazionale da cui rivendicare meriti e risultati.

E nel suo intervento afferma: "Vi spiego perché sono fiducioso sul futuro dell'Italia. Vedo un interesse nelle imprese e negli investitori stranieri per la crescita e l'innovazione che l'Italia può fornire. Le circostanze sono molto diverse dal mio insediamento, l'atmosfera che circonda l'Italia è cambiata, è un Paese rispettato e si crede nella sua capacità di riprendersi". "Siamo tra i più sostenibili nel mondo intero - sottolinea ancora Monti, spiegando anche che "l'onere di ridurre il debito non può più essere ottenuto solo attraverso le tasse".

A Davos, inoltre, Monti attribuisce ai cittadini italiani la capacità di "comprendere" il suo "sforzo di cambiamento". "Con i loro sforzi, la loro determinazione, hanno aiutato il Paese a voltare le spalle alla crisi. Voglio rendere omaggio agli italiani e alla loro resilienza". D'altro canto, il Professore tiene a precisare: "In questi quattordici mesi non ho mai usato l'argomento 'ce lo chiede l'Europa' per chiedere sacrifici ai cittadini italiani".

"La crisi finanziaria - prosegue Monti -, senza una guida politica, poteva finire in tragedia". E aggiunge: "Mai ho dubitato della capacità del nostro governo nel mezzo della tempesta, anche se sapevo che la battaglia sarebbe stata dura". Il Professore ricorda del resto che "la leadership è l'opposto della visione miope che continua a esistere nelle politiche nazionali, in Europa e nel mondo" e sottolinea che ciò significa anche che "l'Italia negli ultimi 10 anni non ha usato l'opportunità di essere membro Eurozona per abbassare il rapporto Pil-debito pubblico".

Il riferimento ai vecchi partiti, che il Professore accusa di aver frenato la spinta riformista del suo esecutivo, è lampante. "No all'illusione che quando il mondo cambia si può rimanere fermi" ammonisce Monti, "per anni l'Italia non ha colto le sfide della globalizzazione e dell'innovazione, ha scelto la politica della procrastinazione e l'illusione che si poteva rimanere uguali nonostante il mondo cambiasse". Una politica, precisa il premier, che "si può descrivere come promettere riforme e finire con l'aumentare le tasse e il debito. Il costo di questa politica è caduto sulle spalle dei nostri figli e nipoti fino a quando non è arrivato il momento della verità".

Monti ha quindi osservato come le iniziative avviate dal suo governo in questo anno di attività hanno reso il mercato italiano tanto aperto quanto quello europeo. "Le riforme che abbiamo approvato dovrebbero portare a una crescita del 4% del Pil in 10 anni". E anche "scelte che sembrano impopolari possono così conquistare sostegno se illustrate a dovere e se mostrano che gli sforzi di riforma sono distribuiti equamente nella società".

"Oggi l'Italia ha strumenti miglior contro l'evasione fiscale, e spero che questi strumenti siano ancora più incisivi in futuro" dice Monti, passando poi alla lotta alla corruzione: "L'Italia ha ora una legge contro la
corruzione che vorrei  veder rafforzata in futuro".

Quando Monti parla di "miopia" in Europa, si riferisce anche "alla risposta alla crisi". "Non siamo riusciti - spiega dal Forum di Davos - a riconoscere che la crisi aveva una componente sistemica, diventata di fiducia nelle capacità dell'Eurozona di risolvere i suoi problemi, e nella moneta unica. L'Italia stava facendo i suoi compiti in modo disperato, ma con un barlume di speranza. Se non c'è fede totale nel mercato e nella moneta unica - rileva il presidente del Consiglio dimissionario - non basta che ciascuno Stato membro faccia i suoi compiti perché esiste quella componente sistemica, fattore di rischio immanente nell'euro stesso, che si riflette in modo sproporzionato su chi, come l'Italia, fa politiche giuste ma sopporta il peso del debito dovuto alle errate politiche precedenti".

Monti cita quindi l'analisi del Fmi che vede per il 2013 "un dato ancora negativo" per l'Italia, ma anche che "il consolidamento dell'economia italiana sta proseguendo". Ancora molte deve essere fatto, ma il progresso non può essere negato" aggiunge il Professore, ricollegandosi ai dati diffusi dal Fmi per dire che quelle previsioni "ci spingono a concentrarci sulla ripresa economica e sull'occupazione".

 "La crescita tornerà dalla seconda metà del 2013", è la previsione del Professore, che si dice "d'accordo con Cameron, la crescita dev'essere la priorità dell'Europa". A proprosito di Cameron, Monti ritiene che "se ci sarà un referendum, i cittadini inglesi decideranno di rimanere in Ue e contribuiranno a costruire il suo futuro. Credo che riusciremo a rendere l'Europa più moderna e più globale se affrontiamo i problemi tutti insieme". "Spero - aggiunge - che tra due settimane i leader europei trovino un accordo su una crescita giusta, approvando il nuovo piano settennale di investimenti dell'Unione Europea".

"Voglio lodare la leadership di Mario Draghi per la sua politica monetaria", prosegue Monti, rivendicando subito dopo come, senza gli sforzi di risanamento e di riforme dell'Italia "sarebbe stato molto più dura per la Bce lanciare" i programmi per il salvataggio dell'euro.

Anche a Davos, Monti ha quindi spiegato il perché della sua "salita" in politica: "Ho deciso, anche contro la mia natura, di guidare un movimento di società civile alle prossime elezioni, perché c'è il bisogno di una politica che vada oltre gli schieramenti tradizionali. La sfida è che la meritocrazia deve essere ricompensata, lo devo al popolo italiano, e soprattutto alla sua parte più debole. Per tutelare le vittime dei governi precendenti", che si sono dimostrati "troppo deboli" nella lotta all'evasione fiscale e nel contrasto alla corruzione.

"Ho deciso di guidare una lista civica perché credo che serva una nuova forma della politica: per questo chiedo alle forze più dinamiche della società di sostenere il nostro programma di riforme - ribadisce Monti a Davos -. L'essenza del mio impegno è nel costruire una economia di mercato competitiva sia in Italia che in Europa. E' un programma ambizioso, ma abbiamo una responsabilità sociale" soprattutto "verso gli italiani che pagano il prezzo più alto" della crisi, come i disoccupati e i giovani.

In vista dell'appuntamento elettorale di febbraio, che potrebbe anche porre fine alla sua premiership in Italia, Monti ha voluto rassicurare gli osservatori internazionali: "Il Governo che arriverà a primavera, governerà cinque anni. E credo che riuscirà a decidere a medio termine. Qualunque governo ci sarà, sono sicuro che agirà spinto con lo stesso spirito di emergenza con cui abbiamo agito noi". 

Il momento più difficile della sua esperienza di governo, Monti lo riconduce "al funerale di una ragazza di 14 anni che è stata vittima di una esplosione (Melissa, morta a Brindisi, ndr) la cui natura non è ancora chiara. E' stata una terribile emozione. E poi il terremoto dell'Emilia Romagna". Ma Monti ricorda anche il summit di Camp David e le "discussioni importantissime con Obama, Merkel e Hollande".
 
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