ROMA - Perché Oscar Giannino si è candidato creando una sua lista - stando ai sondaggi piccolina, di poco superiore all'un per cento - per giunta con l'aspirazione di arrivare a Palazzo Chigi? E' il cuore della maggior parte delle domande inviate dai lettori, per il videoforum con il leader di Fare per fermare il declino. Lui risponde subito.
"E' un'idea masticata insieme ad un pungno di amici, economisti italiani che insegnano in cattedre prestigiose all'estero. Luigi Zingales, Michele Boldrini, Sandro Brusco, Alberto Bisin, Andrea Moro. Altri. Siamo nati lo scorso luglio dicendo 'ci vuole un'ampia fetta di società civile, di gente che non appartiene al mondo dei partiti e che porti dentro la visione di un'Italia che può farcela stando in Europa e nei mercati, con una finanza pubblica diversa e con un perimetro pubblico completamente ridefinito, che non tagli il Welfare'". E poi? "Poi ad ottobre alcuni pezzi di società civile che avevano firmato il nostro manifesto, cioè l'"Italia futura" di Montezemolo, hanno separato la strada. Non volevano più dare un giudizio netto su pezzi di vecchia politica, volevano salvare Fini e Casini. Ci siamo divisi per quello". Sì, ma la premiership? E l'avventura solitaria, lontana dalle coalizioni? "Dobbiamo combattere per lasciare al passato, una volta per sempre, Berlusconi. Che è un'anomalia pazzesca. Uno che si presenta per la sesta volta. E quindi ci siamo detti 'sarà difficile ma andiamo'".
Così è iniziata la cavalcata elettorale di Giannino, 51 anni, torinese, repubblicano da sempre, portavoce di Giorgio La Malfa, giornalista a 27 anni per La Voce Repubblicana. Firma di Foglio e Riformista. Conduttore tv, con Batti e ribatti. Direttore (licenziato) dell'inserto finanziario di Libero. Voce di Radio 24. Ora sfidante del Cavaliere in primis ("Se arrivasse la Madonna di Lourdes a garantire su di lui, non ci crederei lo stesso"). E competitor di Bersani e Monti.
"Monti mi ha detto che per Montezemolo noi eravamo persone strane, troppo libere. In realtà io ponevo un problema di conflitto di interesse. Quello con la Fiat è molto presente nell'iniziativa di Monti. Basta vedere i candidati che hanno scelto. E' pieno di fornitori Fiat e Ferrari".
Rimane il Partito democratico. "Se ci fossero state le primarie aperte nel Pd, io avrei votato Renzi. Penso che lui avrebbe vinto e Berlusconi non si sarebbe candidato. Forse ora non saremmo davanti a questo tipo di scenario". Anche in Lombardia? "Berlusconi per due volte in 48 ore mi ha chiesto di ritirare la mia lista. Se arriva al punto di dire che, se non mi ritiro, lo faccio perdere in Lombardia, questa è la vera ragione per darci il voto. Altro che voto inutile. E' utilissimo".
"E' un'idea masticata insieme ad un pungno di amici, economisti italiani che insegnano in cattedre prestigiose all'estero. Luigi Zingales, Michele Boldrini, Sandro Brusco, Alberto Bisin, Andrea Moro. Altri. Siamo nati lo scorso luglio dicendo 'ci vuole un'ampia fetta di società civile, di gente che non appartiene al mondo dei partiti e che porti dentro la visione di un'Italia che può farcela stando in Europa e nei mercati, con una finanza pubblica diversa e con un perimetro pubblico completamente ridefinito, che non tagli il Welfare'". E poi? "Poi ad ottobre alcuni pezzi di società civile che avevano firmato il nostro manifesto, cioè l'"Italia futura" di Montezemolo, hanno separato la strada. Non volevano più dare un giudizio netto su pezzi di vecchia politica, volevano salvare Fini e Casini. Ci siamo divisi per quello". Sì, ma la premiership? E l'avventura solitaria, lontana dalle coalizioni? "Dobbiamo combattere per lasciare al passato, una volta per sempre, Berlusconi. Che è un'anomalia pazzesca. Uno che si presenta per la sesta volta. E quindi ci siamo detti 'sarà difficile ma andiamo'".
Così è iniziata la cavalcata elettorale di Giannino, 51 anni, torinese, repubblicano da sempre, portavoce di Giorgio La Malfa, giornalista a 27 anni per La Voce Repubblicana. Firma di Foglio e Riformista. Conduttore tv, con Batti e ribatti. Direttore (licenziato) dell'inserto finanziario di Libero. Voce di Radio 24. Ora sfidante del Cavaliere in primis ("Se arrivasse la Madonna di Lourdes a garantire su di lui, non ci crederei lo stesso"). E competitor di Bersani e Monti.
"Monti mi ha detto che per Montezemolo noi eravamo persone strane, troppo libere. In realtà io ponevo un problema di conflitto di interesse. Quello con la Fiat è molto presente nell'iniziativa di Monti. Basta vedere i candidati che hanno scelto. E' pieno di fornitori Fiat e Ferrari".
Rimane il Partito democratico. "Se ci fossero state le primarie aperte nel Pd, io avrei votato Renzi. Penso che lui avrebbe vinto e Berlusconi non si sarebbe candidato. Forse ora non saremmo davanti a questo tipo di scenario". Anche in Lombardia? "Berlusconi per due volte in 48 ore mi ha chiesto di ritirare la mia lista. Se arriva al punto di dire che, se non mi ritiro, lo faccio perdere in Lombardia, questa è la vera ragione per darci il voto. Altro che voto inutile. E' utilissimo".