TORINO - "So cosa volete, devo battere Berlusconi un po' per me e un po' per voi. Ma smacchieremo il giaguaro". Così, ricollegandosi a una delle sue metafore più gettonate da Crozza, il leader del Pd e candidato premier del centrosinistra Pier Luigi Bersani ha infiammato a Torino il convegno 'Renaissance for Europe'.
Un intervento in cui Bersani non ha risparmiato critiche a Mario Monti: "Se dopo l'accordo sul bilancio Ue è Cameron a festeggiare, vuol dire che è stata una vittoria di Pirro". E ancora: "Noi sappiamo dove sederci in
Europa e sappiamo di essere accettati laddove ci andiamo a sedere, dicano gli altri qui in Italia dove intendono sedersi e dove pensano di essere accettati laddove intendono sedersi. Berlusconi è accettato dove vuole sedersi? E Monti dove si siede, vicino a Berlusconi? Per tacere di Grillo e Ingroia: dove si siedono? Noi siamo gli unici che sanno dove sedersi".
"Queste elezioni - attacca Bersani - non sono una semplice sfida, possono segnare un nuovo corso italiano e mettere in archivio Berlusconi e i guasti che ha prodotto in Italia sul piano economico e sociale ma anche sul piano del degrado etico. Il berlusconismo è stata la punta più spettacolare di una regressione populista che ha finito per minare la radice, la spinta propulsiva del progetto europeo, ci ha buttato via la materia prima dell'Europa, che è la solidarietà e il progetto comune, e senza di questa l'Europa si è trovata balbettante e impotente di fronte alla crisi finanziaria".
"Sentiamo tutti la responsabilità di questo passaggio, che è enorme - ha concluso Bersani -. Questa mattina un operaio a Trapani si è ucciso con in mano la Costituzione. Un disoccupato, che sottolinea l'articolo 1. Che ci lascia scritto che non si può vivere senza dignità. E il lavoro è dignità. Sentiamo il peso enorme di questo passaggio e di questo problema".
Giocando sulla platea dei progressisti europei, Bersani ironizza sulla ricetta anti-crisi del Cavaliere: "Berlusconi ve lo mandiamo anche un po' da voi, se avete problemi di disoccupazione, perché dice che porta 4 milioni di posti di lavoro. Son tanti, facciamo un po' per uno".
Bersani torna serio e ricorda lo scarso "europeismo" del Cavaliere, "distratto" da altre urgenze. "E' bene ricordare che quando arrivammo sull'orlo di quel precipizio, l'Europa chiamò Tremonti e Berlusconi e il ragionamento era: attenzione, che se voi crollate, viene giù tutto il condominio, cosa avete da dirci? E loro non avevano niente da dire. Allora parlavamo solo di Ruby infatti". "Berlusconi non aveva riforme da presentare - prosegue il leader del Pd - e non poteva portare promesse perché la credibilità era zero. L'Europa allora aveva detto 'firma qui' e quella cosa era il pareggio di bilancio nel 2013, che a noi vale 90 miliardi di manovra. Una stretta che ci porta in una situazione ancora più difficile di quella di altri paesi".
Il leader del centrosinistra ne ha anche per la Lega, tornata alleata elettorale del Cavaliere per puro calcolo: portare il segretario Maroni sulla poltrona di governatore della Lombardia e realizzare il "sogno" della macroregione del Nord, con il governo dei leghisti Zaia in Veneto e Cota in Piemonte. "Ho letto oggi che Roberto Maroni non esclude di battere una nuova moneta in Lombardia, io gli suggerisco di chiamarla 'marone' - dice Bersani alla platea dei progressisti europei, ironizzando: "Un 'marone', dieci 'maroni', cento 'maroni'".
Bersani non nomina Monti, in compenso critica l'accordo sul bilancio Ue raggiunto ieri al termine di un Consiglio Ue che vedeva il Professore in difesa della previsione di spesa in bilancio dedicata alla crescita e degli interessi italiani. "Quella discussione sul bilancio europeo non ha mostrato la consapevolezza" dei problemi che ci sono, sottolinea Bersani, "l'esito del vertice ci dice una cosa chiara: che il problema regressione e ripiegamento europeo è ancora in corso".
"L'Italia vince davvero e vince di più se vince l'Europa", avverte il candidato premier del centrosinistra, "se alla fine di una riunione del genere festeggia Cameron vuol dire che tutte le altre sono vittorie di Pirro". "Non è in discussione la disciplina di bilancio, che deve essere ritenuta essenziale per l'Unione monetaria - spiega Bersani - e noi in Italia siamo impegnati al raggiungimento del pareggio di bilancio strutturale nel 2013 e alla riduzione del debito. Ma per questo obiettivo né il rigore né le stesse riforme interne sono sufficienti. C'è bisogno di una politica economica comune, ci vuole un governo economico dell'euro che tenga in equilibrio crescita, solidarietà e democrazia".
"Il nostro sogno sono gli Stati Uniti d'Europa, una vera unione politica e democratica - aggiunge Bersani -. I sostenitori di un'Europa federale e politica non devono tacere ma alzarsi e combattere. Non è possibile che sul tema Europa solo gli euroscettici facciano sentire la loro voce".
Dopo il convegno, per Bersani arriva il tour elettorale con Matteo Renzi. Insieme i due passeggiano per il mercato di via Racconigi prima di andare insieme allo stadio per Juventus-Fiorentina. E, almeno sugli spalti, saranno su sponde opposte.
Un intervento in cui Bersani non ha risparmiato critiche a Mario Monti: "Se dopo l'accordo sul bilancio Ue è Cameron a festeggiare, vuol dire che è stata una vittoria di Pirro". E ancora: "Noi sappiamo dove sederci in
Europa e sappiamo di essere accettati laddove ci andiamo a sedere, dicano gli altri qui in Italia dove intendono sedersi e dove pensano di essere accettati laddove intendono sedersi. Berlusconi è accettato dove vuole sedersi? E Monti dove si siede, vicino a Berlusconi? Per tacere di Grillo e Ingroia: dove si siedono? Noi siamo gli unici che sanno dove sedersi".
"Queste elezioni - attacca Bersani - non sono una semplice sfida, possono segnare un nuovo corso italiano e mettere in archivio Berlusconi e i guasti che ha prodotto in Italia sul piano economico e sociale ma anche sul piano del degrado etico. Il berlusconismo è stata la punta più spettacolare di una regressione populista che ha finito per minare la radice, la spinta propulsiva del progetto europeo, ci ha buttato via la materia prima dell'Europa, che è la solidarietà e il progetto comune, e senza di questa l'Europa si è trovata balbettante e impotente di fronte alla crisi finanziaria".
"Sentiamo tutti la responsabilità di questo passaggio, che è enorme - ha concluso Bersani -. Questa mattina un operaio a Trapani si è ucciso con in mano la Costituzione. Un disoccupato, che sottolinea l'articolo 1. Che ci lascia scritto che non si può vivere senza dignità. E il lavoro è dignità. Sentiamo il peso enorme di questo passaggio e di questo problema".
Giocando sulla platea dei progressisti europei, Bersani ironizza sulla ricetta anti-crisi del Cavaliere: "Berlusconi ve lo mandiamo anche un po' da voi, se avete problemi di disoccupazione, perché dice che porta 4 milioni di posti di lavoro. Son tanti, facciamo un po' per uno".
Bersani torna serio e ricorda lo scarso "europeismo" del Cavaliere, "distratto" da altre urgenze. "E' bene ricordare che quando arrivammo sull'orlo di quel precipizio, l'Europa chiamò Tremonti e Berlusconi e il ragionamento era: attenzione, che se voi crollate, viene giù tutto il condominio, cosa avete da dirci? E loro non avevano niente da dire. Allora parlavamo solo di Ruby infatti". "Berlusconi non aveva riforme da presentare - prosegue il leader del Pd - e non poteva portare promesse perché la credibilità era zero. L'Europa allora aveva detto 'firma qui' e quella cosa era il pareggio di bilancio nel 2013, che a noi vale 90 miliardi di manovra. Una stretta che ci porta in una situazione ancora più difficile di quella di altri paesi".
Il leader del centrosinistra ne ha anche per la Lega, tornata alleata elettorale del Cavaliere per puro calcolo: portare il segretario Maroni sulla poltrona di governatore della Lombardia e realizzare il "sogno" della macroregione del Nord, con il governo dei leghisti Zaia in Veneto e Cota in Piemonte. "Ho letto oggi che Roberto Maroni non esclude di battere una nuova moneta in Lombardia, io gli suggerisco di chiamarla 'marone' - dice Bersani alla platea dei progressisti europei, ironizzando: "Un 'marone', dieci 'maroni', cento 'maroni'".
Bersani non nomina Monti, in compenso critica l'accordo sul bilancio Ue raggiunto ieri al termine di un Consiglio Ue che vedeva il Professore in difesa della previsione di spesa in bilancio dedicata alla crescita e degli interessi italiani. "Quella discussione sul bilancio europeo non ha mostrato la consapevolezza" dei problemi che ci sono, sottolinea Bersani, "l'esito del vertice ci dice una cosa chiara: che il problema regressione e ripiegamento europeo è ancora in corso".
"L'Italia vince davvero e vince di più se vince l'Europa", avverte il candidato premier del centrosinistra, "se alla fine di una riunione del genere festeggia Cameron vuol dire che tutte le altre sono vittorie di Pirro". "Non è in discussione la disciplina di bilancio, che deve essere ritenuta essenziale per l'Unione monetaria - spiega Bersani - e noi in Italia siamo impegnati al raggiungimento del pareggio di bilancio strutturale nel 2013 e alla riduzione del debito. Ma per questo obiettivo né il rigore né le stesse riforme interne sono sufficienti. C'è bisogno di una politica economica comune, ci vuole un governo economico dell'euro che tenga in equilibrio crescita, solidarietà e democrazia".
"Il nostro sogno sono gli Stati Uniti d'Europa, una vera unione politica e democratica - aggiunge Bersani -. I sostenitori di un'Europa federale e politica non devono tacere ma alzarsi e combattere. Non è possibile che sul tema Europa solo gli euroscettici facciano sentire la loro voce".
Dopo il convegno, per Bersani arriva il tour elettorale con Matteo Renzi. Insieme i due passeggiano per il mercato di via Racconigi prima di andare insieme allo stadio per Juventus-Fiorentina. E, almeno sugli spalti, saranno su sponde opposte.