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a Montecitorio è il giorno dei neofiti
Occhi puntati sui grillini, ma anche sui "giovani turchi" del Pd. Dalla riforma delle Istituzioni alla riforma della buvette. Intorno resse di giornalisti, sostenitori e movimenti della socità civile che ricordano gli impegni promessi di CARMINE SAVIANO
Arrivano un po' per volta. Sospinti, uno per uno, dagli incoraggiamenti dei sostenitori. Sorridono, smartphone alla mano, pronti per restituire al mittente domande e riprese televisive. Il primo giorno della XVII legislatura è tutto per loro. I neo deputati del MoVimento Cinque Stelle, gli anti-sistema che entrano nel cuore delle Istituzioni dello Stato italiano. Promettendo di "scoperchiare tutto", di rendere trasparente ogni procedura, ogni voto, ogni passo del nuovo Parlamento della Repubblica. Roberto Fico, candidato alla presidenza della Camera, è letteralmente circondato dai giornalisti non appena entra in piazza Montecitorio, ore nove e trenta. "Cambieremo tutto", dice. Ed entra alzando le dita, imbeccato dai fotografi, nel gesto della vittoria. Ma la prima fumata sarà nera. Nessuna maggioranza, accordi ancora lontani. E Fico risulterà il più votato, 108 preferenze, in un mare di schede bianche.
In piazza, naturalmente, anch…
In piazza, naturalmente, anch…
Arrivano un po' per volta. Sospinti, uno per uno, dagli incoraggiamenti dei sostenitori. Sorridono, smartphone alla mano, pronti per restituire al mittente domande e riprese televisive. Il primo giorno della XVII legislatura è tutto per loro. I neo deputati del MoVimento Cinque Stelle, gli anti-sistema che entrano nel cuore delle Istituzioni dello Stato italiano. Promettendo di "scoperchiare tutto", di rendere trasparente ogni procedura, ogni voto, ogni passo del nuovo Parlamento della Repubblica. Roberto Fico, candidato alla presidenza della Camera, è letteralmente circondato dai giornalisti non appena entra in piazza Montecitorio, ore nove e trenta. "Cambieremo tutto", dice. Ed entra alzando le dita, imbeccato dai fotografi, nel gesto della vittoria. Ma la prima fumata sarà nera. Nessuna maggioranza, accordi ancora lontani. E Fico risulterà il più votato, 108 preferenze, in un mare di schede bianche.
In piazza, naturalmente, anche gli esponenti degli altri partiti. Osservati speciali gli onorevoli del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia e Libertà. "Non abbiamo nessuna pregiudiziale" dice Alessandra Moretti, braccio destro di Pierluigi Bersani durante la campagna per le primarie. E conferma le previsioni della vigilia. "Voteremo scheda bianca per la prima votazione. Ma il confronto continuerà per tutta la giornata". Pragmatismo. Come quello di Arturo Scotto, segretario regionale di Sel in Campania e alla seconda legislatura dopo essere stato eletto nel 2006 per i Democratici di Sinistra. "È necessario far avviare la macchina istituzionale". Perché è il modo migliore per distribuire la "responsabilità su tutte le forze politiche".
Speranze, propositi, tentativi di stabilire una linea politica praticabile. Niente è ancora stabilito, ci si muove passo dopo passo. E il lavoro dei parlamentari è incorniciato da alcune richieste di gruppi e comitati della società civile. Ai bordi della piazza la protesta dell'Unione Inquilini e le richieste al Parlamento dei comitati Voglio Restare - che chiede di mettere la precarietà dei giovani al primo punto del l'agenda politica del nuovo Parlamento - e di Riparte il Futuro, il gruppo che spinge per il varo di una normativa anti corruzione. Distribuendo braccialetti e impegnando i deputati a muoversi in questa direzione durante i primi cento giorni di vita delle nuove Camere. Poi l'iniziativa di Save the Children: che distribuisce il Parlameno un'agenda per ricordare agli onorevoli gli impegni da prendere a favore dell'infanzia.
Intanto alla Camera i Cinque Stelle monopolizzano l'attenzione. Prima occupano solo i banchi alti dell'emiciclo di Montecitorio. "Non siamo né di destra, né si sinistra, siamo in alto e siamo qui per controllarvi". E le promesse della vigilia vengono mantenute tutte: foto e commenti di ogni tipo circolano in rete. Dall'apriscatole al cappuccino a cinque stelle. In tanti, onorevoli di lungo corso e addetti ai lavori, affollano il Transatlantico riflettendo sul fatto che "ormai non conosciamo più nessuno, chi sono questi?". Ogni luogo di Montecitorio diventa un fortino da espugnare. Dalla sala fumatori "che andrebbe abolita", fino alla buvette, né più né meno di un altro pezzo di Stato da riformare.
Ma le facce nuove non sono solo tra i Cinque Stelle. I "giovani turchi" Stefano Fassina e Matteo Orfini sono tra i più contesi da radio e televisioni. Pippo Civati e Ivan Scalfarotto sono tra i democratici più attivi sui social network. Civati: "Mi sono seduto in un posto a caso e dietro di me si sono seduti Bersani e Franceschini, dovrò comportarmi bene". Poi, sull'elezione del Presidente della Camera, annuncia "novità nel pomeriggio". E Fausto Raciti, segretario dei Giovani Democratici, arriva con il gesso al braccio. Un infortunio che non gli impedisce di votare alla Camera per la prima volta. Infine gli ex. Da Andrea Sarubbi a Pietro Folena. Saluti, scambi di battute. E, forse, un po' di nostalgia.
In piazza, naturalmente, anche gli esponenti degli altri partiti. Osservati speciali gli onorevoli del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia e Libertà. "Non abbiamo nessuna pregiudiziale" dice Alessandra Moretti, braccio destro di Pierluigi Bersani durante la campagna per le primarie. E conferma le previsioni della vigilia. "Voteremo scheda bianca per la prima votazione. Ma il confronto continuerà per tutta la giornata". Pragmatismo. Come quello di Arturo Scotto, segretario regionale di Sel in Campania e alla seconda legislatura dopo essere stato eletto nel 2006 per i Democratici di Sinistra. "È necessario far avviare la macchina istituzionale". Perché è il modo migliore per distribuire la "responsabilità su tutte le forze politiche".
Speranze, propositi, tentativi di stabilire una linea politica praticabile. Niente è ancora stabilito, ci si muove passo dopo passo. E il lavoro dei parlamentari è incorniciato da alcune richieste di gruppi e comitati della società civile. Ai bordi della piazza la protesta dell'Unione Inquilini e le richieste al Parlamento dei comitati Voglio Restare - che chiede di mettere la precarietà dei giovani al primo punto del l'agenda politica del nuovo Parlamento - e di Riparte il Futuro, il gruppo che spinge per il varo di una normativa anti corruzione. Distribuendo braccialetti e impegnando i deputati a muoversi in questa direzione durante i primi cento giorni di vita delle nuove Camere. Poi l'iniziativa di Save the Children: che distribuisce il Parlameno un'agenda per ricordare agli onorevoli gli impegni da prendere a favore dell'infanzia.
Intanto alla Camera i Cinque Stelle monopolizzano l'attenzione. Prima occupano solo i banchi alti dell'emiciclo di Montecitorio. "Non siamo né di destra, né si sinistra, siamo in alto e siamo qui per controllarvi". E le promesse della vigilia vengono mantenute tutte: foto e commenti di ogni tipo circolano in rete. Dall'apriscatole al cappuccino a cinque stelle. In tanti, onorevoli di lungo corso e addetti ai lavori, affollano il Transatlantico riflettendo sul fatto che "ormai non conosciamo più nessuno, chi sono questi?". Ogni luogo di Montecitorio diventa un fortino da espugnare. Dalla sala fumatori "che andrebbe abolita", fino alla buvette, né più né meno di un altro pezzo di Stato da riformare.
Ma le facce nuove non sono solo tra i Cinque Stelle. I "giovani turchi" Stefano Fassina e Matteo Orfini sono tra i più contesi da radio e televisioni. Pippo Civati e Ivan Scalfarotto sono tra i democratici più attivi sui social network. Civati: "Mi sono seduto in un posto a caso e dietro di me si sono seduti Bersani e Franceschini, dovrò comportarmi bene". Poi, sull'elezione del Presidente della Camera, annuncia "novità nel pomeriggio". E Fausto Raciti, segretario dei Giovani Democratici, arriva con il gesso al braccio. Un infortunio che non gli impedisce di votare alla Camera per la prima volta. Infine gli ex. Da Andrea Sarubbi a Pietro Folena. Saluti, scambi di battute. E, forse, un po' di nostalgia.