Politica

Bersani ora crede al governo
e punta su montiani e grillini

IL RETROSCENA Il segretario del Pd ne è certo: "Posso dimostrare il miracolo". Linea di dialogo con la Lega. La partita del Colle di FRANCESCO BEI

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BERSANI inizia a crederci. "Si può fare, un passo alla volta  -  ripete  -  ma si può fare". E tuttavia per il capo dello Stato la questione principale (l'esistenza di una maggioranza di governo) resta un rebus senza soluzione. Napolitano lo ha spiegato ai dirigenti del Pd, euforici per aver segnato un punto sulle presidenze delle Camere: "Voglio vedere una maggioranza. Il miracolo deve essere dimostrabile". Su questo dunque si lavora, per rendere "visibile" il miracolo. E il laboratorio è sempre quello di palazzo Madama.

Il primo terreno da dissodare è quello dei 22 montiani. "La scheda bianca su Grasso - ragiona Nicola Latorre al termine di una giornata lunghissima - è un segnale molto positivo e non affatto scontato. Hanno ricevuto lusinghe dal Pdl per votare Schifani, li abbiamo visti, ma hanno resistito". Insomma, nel Pd considerano "interlocutori naturali" i civici, anche se il Professore si appresta a mettere sul tavolo della trattativa la poltrona più ambita, quella del Quirinale. Anche ieri, del resto, nei contatti di Monti con il Pdl, proprio la sua candidatura sul Colle è stata al centro della discussione. "Monti ci ha proposto i suoi voti per Schifani - racconta un senatore del Pdl - in cambio di un nostro appoggio a Bersani premier e, soprattutto, a sostegno delle sue ambizioni per il Quirinale". Ma quella per la successione a Napolitano è una partita che si aprirà soltanto tra un mese, dopo quella del governo, e dunque non è difficile per il Pd far entrare anche Monti nella rosa dei papabili in cambio dei suoi voti per Bersani. 

L'altro terreno dove seminare è il movimento cinque stelle. Se è eccessivo e sbagliato, come dice Paolo Romani, sostenere che "tra Pd e grillini c'è stato il primo inciucetto", non c'è dubbio che quella dozzina di senatori che hanno scritto "Grasso", disobbedendo alle indicazioni del guru, costituiscono una prima, vistosa, crepa nel centralismo democratico del movimento. Bersani ci spera. E con la trovata di due outsider di lusso per le presidenze delle Camere, scelti sacrificando le aspirazioni di Finocchiaro e Franceschini, il segretario ha dimostrato di avere ancora qualcosa da dire. Ma la vera carta segreta è ancora più difficile da giocare. E passa per il rapporto con il Carroccio. I 17 senatori leghisti sono un plotone compatto, non sono previste defezioni. Si tratta dunque di costruire un'intesa politica, quantomeno per far partire il governo nella comune consapevolezza che nessuno vuole le elezioni anticipate. "Contatti sono in corso", racconta un senatore del Pd, "perché Maroni è una cosa, Berlusconi un'altra". D'altronde anche se Roberto Calderoli smentisce di aver avuto un colloquio segreto con Anna Finocchiaro per concordare la sua elezione alla presidenza, conferma comunque che con la capogruppo del Pd "ci sentiamo tutti i giorni". Un'offerta esplicita non è ancora arrivata. Ma i leghisti se l'aspettano. Dentro il Carroccio la prospettiva di riaprire le urne a giugno viene infatti vista con orrore, specie per lo strascico di problemi interni ancora aperti dopo il deludente risultato elettorale. Con il leader ormai governatore, i maroniani non hanno intenzione di gettarsi di nuovo in campagna elettorale. Anche i rapporti con Bossi sono ai minimi termini. E lo dimostra la voce che il Cavaliere, che vede come prospettiva solo le urne, avrebbe anche prospettato al fondatore della Lega di lasciare Maroni al suo destino, dando vita a una "lista Bossi" alleata del Pdl.

Nel nome delle riforme e della governabilità, gli stessi berlusconiani non vengono dimenticati. A sperare in un loro coinvolgimento sono soprattutto i montiani. "In questi giorni - spiega infatti il coordinatore di Scelta civica Andrea Olivero - possono nascere disponibilità anche nel Pdl. Non mi sembra che lì dentro tutti abbiano questa fretta di rovinare verso elezioni anticipate. E noi possiamo costruire dei ponti". Un altro costruttore di "ponti" è il socialista Riccardo Nencini, che invita gli alleati del Pd, incassati i numeri uno di Camera e Senato, "a evitare ogni tipo di forzatura sulle presidenze delle commissioni".

Certo, resta da vedere se "il miracolo" di trovare una maggioranza sarà "dimostrabile", come chiede Napolitano. Il capo dello Stato, per non farsi trovare impreparato, si tiene comunque aperta anche la possibilità di un governo del Presidente, affidato magari al direttore della Banca d'Italia Fabrizio Saccomanni. Resta per ora sullo sfondo la partita del Quirinale, la più importante. Oltre all'autocandidatura di Monti, in queste ore spuntano altri possibili papabili. Come l'ex presidente della Consulta, Alberto Capotosti, un moderato. Oppure lo stesso Pietro Grasso o Romano Prodi. Ma ogni giorno ha la sua pena. "Lo storico Huizinga - sospira Latorre - ha scritto "nelle ombre del domani". Be', per noi domani le ombre saranno un po' meno scure". 
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