ROMA - "Cambiare si può, non è vero che siamo tutti uguali, non è vero". E ancora: "Basta con la demagogia dopo demenziali panzane e alla politica attorcigliata sugli interessi di qualcuno". E nessun cedimento a Silvio Berlusconi, nessun governissimo perché non dà risposta ai problemi. E' Pier Luigi Bersani a concludere l'iniziativa del Pd contro la povertà a Corviale, Roma. Dal palco del centro policulturale Mitreo il segretario del Pd rimarca le differenze, a partire dal merito di aver promosso una legge nel '99 per aprire luoghi di aggregazione in zone periferiche come quello che ospita oggi l'evento democratico. Un'occasione per presentare le proposte del centrosinistra per combattere la disoccupazione, la perdita di potere di acquisto delle famiglie e per far ripartire l'economia. E per mettere qualche punto fermo.
A partire dalle critiche e dai solleciti che da più parti arrivano sulla drammaticità della crisi, respinti da Bersani al mittente: "Vengono a spiegarlo a noi che lo abbiamo sempre detto, quando gli altri dicevano che i ristoranti erano pieni. E ce lo dice anche chi credeva a quelle demenziali panzane", attacca. "Siamo al paradosso e io non la mando giù - attacca - e voglio dire: non suscitate demagogie, che viene giù tutto. Chi si ritiene classe dirigente si prenda le sue responsabilità".
"Ma chi ci ha portati fin qui? Non può scomparire dall'orizzonte un decennio dove ne abbiamo visto farne di cotte e di crude e portare questo paese alla deriva. Abbiamo avuto 10 anni di frottole e ingiustizie palesi, un promemoria di come siamo arrivati fin qui è utile", ricorda.
Basta demagogia, dice ancora Bersani, e "basta con una politica attorcigliata sugli interessi di qualcuno". E a un manifestante che lo invita a non cedere a Berlusconi, ribatte: "Cedere? che vuoi che ceda? "Il governissimo- spiega - non è la risposta ai problemi".
Non mancano poi un paio di frecciate, implicite, al sindaco di Firenze: "Siamo ad un incrocio e questo è un ulteriore elemento di difficoltà in una fase difficile ma è indecente che in questa fase si dica 'la politica faccia presto'. Di qualunquismo in giro ce ne è già troppo", dice Bersani. E ancora: "Qualcuno mi ha detto che quello con il M5S è stato un incontro umiliante e questo non l'avrei accettato neanche da mio padre, ma per il bene del partito sto zitto. L'arroganza umilia chi ce l'ha".
Per il Quirinale, assicura Bersani, "faremo una ricerca onesta fino a prova contraria della soluzione più largamente condivisa in Parlamento". Quanto al suo ruolo, ripete: "L'ho detto anche in cinese: ci siamo se serviamo alla causa. Se sono di intralcio mi faccio da parte. Io testardo, ma dove siamo arrivati? C'è una politica disinteressata e costituzionale".
Un governo è urgente, sottolinea il segretario del Pd, è occorre partire da chi è rimasto più indietro. Il Pd "ha idee precise e irrinunciabili su come l'Italia può prendere il cammino della ricostruzione. Si parte dal punto di vista di chi e più nei guai senza promettere miracoli" ma ribadendo che "nella rimozione del tema sociale non può esserci la risposta al tema economico", conclude Bersani.
L'iniziativa "per stare tra la gente e i suoi problemi e non nei massimi sistemi della politica", è stata presentata da Gad Lerner. Molti gli interventi in programma, tra gli altri quelli del candidato del centrosinistra a sindaco di Roma Ignazio Marino - "sarà un signor sindaco", ha detto Bersani - e del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, oltre a quelli di Emanuela Droghei, responsabile delle Politiche Sociali del Pd di Roma, Mario Maffei consigliere municipale a Scampia e segretario del Circolo Pd di Scampia, Francesco Mele, Segretario del Circolo di San Salvario di Torino e anche Massimo Vallati, presidente Associazione calcio sociale e Vitaliana Cecchetti dell'Ente per la formazione professionali delle Acli. Assente il segretario regionale Enrico Gasbarra, freddo, a quanto si apprende, rispetto alla linea a livello nazionale e preoccupato dalle ripercussioni che rischiano di essere negative sul voto a maggio per il Campidoglio.
La sede, il centro policulturale Il Mitreo, fu aperto sei anni fa proprio grazie a una legge voluta da Bersani, allora ministro, per incentivare l'apertura di luoghi di aggregazione in zone difficili. "Abbiamo costruito qualcosa là dove nessuno voleva venire - ricorda nel suo intervento Monica Melani, fondatrice del centro - e grazie alla legge Bersani, la 266, abbiamo contattato dei partner privati che ci hanno aiutati nella fase di start up. Ora facciamo tutto volontariamente, senza avere nemmeno un soldo. Anzi, io ho i debiti".
Zingaretti: "A Roma eleggere Marino". "La differenza per affrontare la crisi e la povertà la fanno sicuramente i contenuti, i programmi e scelte. Ma anche le persone che incarnano dei valori. A Roma lottare contro la povertà significa innanzitutto, fra 40 giorni, cambiare il governo di Roma ed eleggere Ignazio Marino sindaco" della capitale. Questo l'endorsement del candidato sindaco del Pd manifestato dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, parlando alla manifestazione del Pd.
"Oggi siamo qui per denunciare che troppo spesso la politica somiglia al Truman Show, perché perde di vista la vita vera", ha spiegato ancora il presidente della regione Lazio. "Il dibattito politico deve parlare di alleanze, ma non può farlo se non mette al centro i numeri drammatici della crisi e della povertà", dunque spetta al Pd "una battaglia politica per cambiare le cose", ha sottolineato Zingaretti.
Marino: "Politica investa sul lavoro". "Credo che il cambiamento si possa trovare con una politica diversa, che investa sul lavoro per ridare dignità a chi non lo ha o lo ha perso. Un po' mi vergogno perché quando incontro una persona che mi dice 'sono esodato e non ho più nulla', io non so che risposta dare. Noi questa risposta la dovremo dare con il cambiamento". Così il candidato sindaco di Roma del Pd, Ignazio Marino, alla manifestazione contro la povertà a Corviale. "Dobbiamo capire che ci deve essere una proporzione rispetto alla ricchezza reale. Dobbiamo mettere insieme chi vive in questa città per ridare speranza e senso di comunità: noi lo faremo con umiltà e lavorando 365 giorni l'anno".
"Da sindaco - annuncia Marino - destinerò parte di ogni biglietto venduto per monumenti e musei alla riqualificazione dal degrado delle periferie. Ogni straniero saprà che non solo sta arricchendo la propria conoscenza, ma sta contribuendo alla sfida collettiva di rinascita della nostra comunità".
"Dobbiamo investire sulla sanità pubblica perché ci rende tutti uguali" prosegue Marino, rivolgendosi poi a Zingaretti: "Nicola, dobbiamo fare in modo che se ci deve essere la riconfigurazione degli ospedali, deve essere tale che nei nostri pronto soccorso non ci siano più anziani che entrano con una polmonite e vengono curati nel pronto soccorso e da lì dimessi dopo sette giorni passati su una barella. Questo nella nostra città dobbiamo cancellarlo".
"Dobbiamo anche investire su chi fa ricerca nella nostra città - aggiunge il candidato sindaco del Pd -, noi come classe politica, dico la verità, sulla ricerca ci abbiamo creduto un po' poco". "Molti dimenticano che Roma ha il mare ed è il comune agricolo più grande del Paese, dobbiamo puntare su questo sul biologico e mai più permettere nuovo cemento" ricorda ancora Marino, che poi conclude: "Il partito che voglio vedere crescere è Roma, e Roma crescerà. Povertà e cambiamento non sono solo parole d'ordine, ma le dobbiamo portare in tutto il mondo".
A partire dalle critiche e dai solleciti che da più parti arrivano sulla drammaticità della crisi, respinti da Bersani al mittente: "Vengono a spiegarlo a noi che lo abbiamo sempre detto, quando gli altri dicevano che i ristoranti erano pieni. E ce lo dice anche chi credeva a quelle demenziali panzane", attacca. "Siamo al paradosso e io non la mando giù - attacca - e voglio dire: non suscitate demagogie, che viene giù tutto. Chi si ritiene classe dirigente si prenda le sue responsabilità".
"Ma chi ci ha portati fin qui? Non può scomparire dall'orizzonte un decennio dove ne abbiamo visto farne di cotte e di crude e portare questo paese alla deriva. Abbiamo avuto 10 anni di frottole e ingiustizie palesi, un promemoria di come siamo arrivati fin qui è utile", ricorda.
Basta demagogia, dice ancora Bersani, e "basta con una politica attorcigliata sugli interessi di qualcuno". E a un manifestante che lo invita a non cedere a Berlusconi, ribatte: "Cedere? che vuoi che ceda? "Il governissimo- spiega - non è la risposta ai problemi".
Non mancano poi un paio di frecciate, implicite, al sindaco di Firenze: "Siamo ad un incrocio e questo è un ulteriore elemento di difficoltà in una fase difficile ma è indecente che in questa fase si dica 'la politica faccia presto'. Di qualunquismo in giro ce ne è già troppo", dice Bersani. E ancora: "Qualcuno mi ha detto che quello con il M5S è stato un incontro umiliante e questo non l'avrei accettato neanche da mio padre, ma per il bene del partito sto zitto. L'arroganza umilia chi ce l'ha".
Per il Quirinale, assicura Bersani, "faremo una ricerca onesta fino a prova contraria della soluzione più largamente condivisa in Parlamento". Quanto al suo ruolo, ripete: "L'ho detto anche in cinese: ci siamo se serviamo alla causa. Se sono di intralcio mi faccio da parte. Io testardo, ma dove siamo arrivati? C'è una politica disinteressata e costituzionale".
Un governo è urgente, sottolinea il segretario del Pd, è occorre partire da chi è rimasto più indietro. Il Pd "ha idee precise e irrinunciabili su come l'Italia può prendere il cammino della ricostruzione. Si parte dal punto di vista di chi e più nei guai senza promettere miracoli" ma ribadendo che "nella rimozione del tema sociale non può esserci la risposta al tema economico", conclude Bersani.
L'iniziativa "per stare tra la gente e i suoi problemi e non nei massimi sistemi della politica", è stata presentata da Gad Lerner. Molti gli interventi in programma, tra gli altri quelli del candidato del centrosinistra a sindaco di Roma Ignazio Marino - "sarà un signor sindaco", ha detto Bersani - e del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, oltre a quelli di Emanuela Droghei, responsabile delle Politiche Sociali del Pd di Roma, Mario Maffei consigliere municipale a Scampia e segretario del Circolo Pd di Scampia, Francesco Mele, Segretario del Circolo di San Salvario di Torino e anche Massimo Vallati, presidente Associazione calcio sociale e Vitaliana Cecchetti dell'Ente per la formazione professionali delle Acli. Assente il segretario regionale Enrico Gasbarra, freddo, a quanto si apprende, rispetto alla linea a livello nazionale e preoccupato dalle ripercussioni che rischiano di essere negative sul voto a maggio per il Campidoglio.
La sede, il centro policulturale Il Mitreo, fu aperto sei anni fa proprio grazie a una legge voluta da Bersani, allora ministro, per incentivare l'apertura di luoghi di aggregazione in zone difficili. "Abbiamo costruito qualcosa là dove nessuno voleva venire - ricorda nel suo intervento Monica Melani, fondatrice del centro - e grazie alla legge Bersani, la 266, abbiamo contattato dei partner privati che ci hanno aiutati nella fase di start up. Ora facciamo tutto volontariamente, senza avere nemmeno un soldo. Anzi, io ho i debiti".
Zingaretti: "A Roma eleggere Marino". "La differenza per affrontare la crisi e la povertà la fanno sicuramente i contenuti, i programmi e scelte. Ma anche le persone che incarnano dei valori. A Roma lottare contro la povertà significa innanzitutto, fra 40 giorni, cambiare il governo di Roma ed eleggere Ignazio Marino sindaco" della capitale. Questo l'endorsement del candidato sindaco del Pd manifestato dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, parlando alla manifestazione del Pd.
"Oggi siamo qui per denunciare che troppo spesso la politica somiglia al Truman Show, perché perde di vista la vita vera", ha spiegato ancora il presidente della regione Lazio. "Il dibattito politico deve parlare di alleanze, ma non può farlo se non mette al centro i numeri drammatici della crisi e della povertà", dunque spetta al Pd "una battaglia politica per cambiare le cose", ha sottolineato Zingaretti.
Marino: "Politica investa sul lavoro". "Credo che il cambiamento si possa trovare con una politica diversa, che investa sul lavoro per ridare dignità a chi non lo ha o lo ha perso. Un po' mi vergogno perché quando incontro una persona che mi dice 'sono esodato e non ho più nulla', io non so che risposta dare. Noi questa risposta la dovremo dare con il cambiamento". Così il candidato sindaco di Roma del Pd, Ignazio Marino, alla manifestazione contro la povertà a Corviale. "Dobbiamo capire che ci deve essere una proporzione rispetto alla ricchezza reale. Dobbiamo mettere insieme chi vive in questa città per ridare speranza e senso di comunità: noi lo faremo con umiltà e lavorando 365 giorni l'anno".
"Da sindaco - annuncia Marino - destinerò parte di ogni biglietto venduto per monumenti e musei alla riqualificazione dal degrado delle periferie. Ogni straniero saprà che non solo sta arricchendo la propria conoscenza, ma sta contribuendo alla sfida collettiva di rinascita della nostra comunità".
"Dobbiamo investire sulla sanità pubblica perché ci rende tutti uguali" prosegue Marino, rivolgendosi poi a Zingaretti: "Nicola, dobbiamo fare in modo che se ci deve essere la riconfigurazione degli ospedali, deve essere tale che nei nostri pronto soccorso non ci siano più anziani che entrano con una polmonite e vengono curati nel pronto soccorso e da lì dimessi dopo sette giorni passati su una barella. Questo nella nostra città dobbiamo cancellarlo".
"Dobbiamo anche investire su chi fa ricerca nella nostra città - aggiunge il candidato sindaco del Pd -, noi come classe politica, dico la verità, sulla ricerca ci abbiamo creduto un po' poco". "Molti dimenticano che Roma ha il mare ed è il comune agricolo più grande del Paese, dobbiamo puntare su questo sul biologico e mai più permettere nuovo cemento" ricorda ancora Marino, che poi conclude: "Il partito che voglio vedere crescere è Roma, e Roma crescerà. Povertà e cambiamento non sono solo parole d'ordine, ma le dobbiamo portare in tutto il mondo".