Politica

Spari a Palazzo Chigi, Napolitano ai ministri:
"Nervi saldi, non ci faremo intimidire"

La notizia dell'attentato fa calare il gelo sulla cerimonai del giuramento del governo Letta. Il capo dello Stato calma i componenti dell'esecutivo e parla loro in una sala riservata: "No a dichiarazioni improvvide"

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Gli altri avevano persino pensato di sospendere il giuramento. I funzionari e i giovani politici, smarriti, volevano riunire lì su due piedi un consiglio dei ministri d'emergenza. Ma lui no, il Presidente ha mantenuto una calma zen. "Non ci faremo intimidire". A costo di far apparire l'intera cerimonia al Quirinale come una rappresentazione surreale, mentre fuori già urlavano le sirene e la gente scappava di corsa da palazzo Chigi. E dunque tra le alte vetrate e gli stucchi della sabauda Sala Regia, ribattezzata dalla Repubblica "salone delle feste", i ministri del governo Letta passano uno ad uno davanti all'anziano capo dello Stato e al giovane premier per recitare la formula di rito.

I cronisti, al solito, scherzano su tutto, sulla gonna troppo corta di Nunzia De Girolamo o sullo spolverino troppo lungo di Josefa Idem. Mancano le notizie e ci si concentra sul superfluo. Qualcuno fa notare il vestito viola scelto da ministro Kyenge e immagina la reazione che può produrre sul capo dello Stato partenopeo. Poi, d'un tratto, questo clima da primo giorno di scuola inizia a incrinarsi. Via Twitter i giornalisti apprendono increduli di una sparatoria davanti a palazzo Chigi. Un ferito, no sono due, un carabiniere a terra, due carabinieri feriti, tre feriti. Si sbracciano i cronisti per cercare di attirare l'attenzione dei ministri. Ma dall'altra parte nessuno si accorge di nulla. Finché la notizia finalmente arriva.

Si saprà più tardi che il prefetto Giulio Cazzella, consigliere per gli affari interni del Quirinale, ha avuto subito una sommaria descrizione dei fatti dagli uomini di palazzo Chigi. Ma come fare ad avvertire il capo dello Stato e il premier in diretta tv? Il prefetto Costantino Del Riccio, uno dei dirigenti dell'ufficio stampa, si avvicina con passi felpati a un ilare Angelino Alfano e gli sussurra qualcosa all'orecchio. Il neo ministro dell'Interno sbianca e strabuzza gli occhi. Ma resta immobile al suo posto. La cerimonia va avanti, i minuti passano. Finalmente, alle 11, 48, cioè 14 minuti dopo il primo sparo di Luigi Preiti, il portavoce del Presidente, Giovanni Matteoli, approfitta di una pausa per far leggere a Napolitano un foglio. È l'agenzia che riporta la notizia dell'attentato. Ma c'è un'importante aggiunta a penna: "È un gesto isolato, non un atto di terrorismo. Sembra che i due Carabinieri non rischino la vita". Il volto di Napolitano non muta di una virgola, pronuncia a bassa voce solo una domanda: "È sicuro che non siano in gravi condizioni?". "Così ci dicono".

Si prosegue. Giura Beatrice Lorenzin, giura Emma Bonino stretta in una giubba cinese rosso fuoco, poi la foto di rito. Ma la notizia, che con il passaparola si è diffusa nel salone, non ha ancora raggiunto Enrico Letta. Sarà il ministro Dario Franceschini a raccontargli cos'è successo, prima ancora che la sicurezza di palazzo Chigi lo ragguagli. A quel punto tutto accelera. Niente dichiarazioni di rito alla stampa, nessuna intervista alle tv.
Ministri e capo dello Stato si ritirano in fretta nell'adiacente sala degli specchi, il tradizionale brindisi viene cancellato. Si formano capannelli, ci sono molti familiari venuti ad assistere, tutti vogliono sapere. È in questo momento che il capo dello Stato detta la linea. Presi da parte alcuni ministri, con aria grave, Napolitano impartisce i suoi consigli: "Dovete farvi coraggio e mantenere la calma. Nessuno faccia dichiarazioni improvvide, mantenete i nervi saldi". L'imperativo del presidente della Repubblica è quello di non far precipitare la situazione, di evitare il panico. Nel momento solenne in cui la Repubblica rinnova le sue istituzioni, "non ci si può fare intimidire da gesti di questo tipo". Andiamo avanti. Anche per questo al Colle provocano fastidio certe dichiarazioni a caldo, persino quelle dei massimi vertici delle istituzioni. Angelino Alfano e Mario Mauro, titolari di Interni e Difesa, sono nel frattempo attaccati ai telefonino per ricevere notizie dai vertici dei Servizi. Tutto sembra sotto controllo e tuttavia si decide comunque, anche per rispetto dei feriti, di rinunciare alla pompa e di anticipare il Consiglio dei ministri. Nessuna cerimonia a palazzo Chigi, a parte un picchetto d'onore. Tutto si svolge all'insegna della sobrietà, mentre i poliziotti della Scientifica, con le loro tute bianche, trasformano piazza Colonna in un set del telefilm CSI. Nel frattempo anche al Quirinale vengono rafforzate le misure di sicurezza. Tutto però senza dare nell'occhio, tanto che nessuno ferma la fila di visitatori al palazzo dei Papi e una scolaresca, ignara di tutto, può applaudire tranquillamente l'uscita del premier in automobile.

Il Consiglio dei ministri, il primo del nuovo governo, si apre con una cappa pesante. Letta, con il suo stile, invita tutti a stare concentrati sul pezzo, senza apparire troppo. "In questa fase - spiega il premier - vi pregherei di evitare i talk show e le interviste più politiche. Comunicate soltanto quello che avete fatto nei vostri ministeri. Tenete tutti un profilo basso, perché il paese è in una condizione difficile, c'è tensione, ed è meglio evitare polemiche inutili". 
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