Politica

Pd, tra i veti incrociati di corrente
riprende quota il reggente esperto

Tutto in alto mare alla vigilia della assemblea. Su Speranza il no di D'Alema e Veltroni. In corsa Fassino, Chiti, Epifani. Black list coi 101 anti-Prodi
di GOFFREDO DE MARCHIS

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ROMA - "Parliamo di come sistemare il palco, della scaletta degli interventi, dell'organizzazione del voto". Ivan Scalfarotto fotografa l'impazzimento del Pd a 24 ore dall'assemblea nazionale chiamata ad eleggere il nuovo segretario e a costruire il proprio futuro nel governo con Silvio Berlusconi. È l'immagine di una forza politica allo sbando: confusa, ferita, disorientata, ma con Enrico Letta a Palazzo Chigi. Il comitato ristretto chiamato a trovare il nome di un nuovo leader unitario, di cui Scalfarotto fa parte, naviga al buio, si occupa di logistica con la piantina della Fiera di Roma, il luogo scelto per la riunione, e aspetta che si consumino gli scontri e le vendette delle correnti. Il giovane capogruppo Roberto Speranza appare la soluzione giusta per mandare un segnale di novità all'esterno, ai circoli in subbuglio, alla base di #Occupypd. Lo sostengono Bersani, Renzi e Franceschini. Ma sulla sua strada ci sono i veti di D'Alema e Veltroni, i dubbi di alcuni sulla scarsa esperienza. Per questo, alla fine di un'altra giornata buttata, riemerge l'usato sicuro incarnato da Piero Fassino. Segretario transitorio per eccellenza, impegnato com'è al Comune di Torino, tamponatore di falle e incassatore come pochi.

Ma a pochissime ore dal momento della verità, la soluzione è in alto mare. Sono di nuovo in pista Chiti, Finocchiaro, Epifani, il quarantenne lombardo Maurizio Martina. Un caos totale. L'assemblea, malgrado gli sforzi organizzativi del comitato, rischia di essere senza rete. Tutti contro tutti. Non è escluso che possa venire fuori anche un concorrente alternativo alla soluzione unitaria. Anzi, al momento è più certo l'identikit dello sfidante che quello dello sfidato. Pippo Civati si scalda a bordo campo. Osserva le mosse degli altri, scuote la testa: "Non c'è più un filo, forse non c'è più il Pd", dice da giorni.

Civati è il grande accusatore dei 101 franchi tiratori che hanno impallinato Romano Prodi per il Quirinale e portato Bersani alle dimissioni uccidendo il partito di maggioranza relativa. "Peccato che non si possano fare quei nomi", dice. Ma gira la voce che presto potrebbe spuntare un Anonymous democratico. Un gruppo di misteriosi militanti sta lavorando sulla black list dei manovratori anti-Prodi. E sembra siano pronti a mettere l'elenco (molto presunto) dei 101 su Internet. Se dovesse succedere domani, sarebbe una bomba.

In mezzo a queste macerie, c'è il premier, il suo governo, la maggioranza. A Letta sarà dedicato uno spazio speciale all'interno dell'assemblea. Parlerà dal palco, verificherà la tenuta del suo lavoro, metterà alla prova il Pd. "Ecco, io mi preoccupo soprattutto di Enrico", ha spiegato Bersani che ieri ha riunito la sua corrente. Un esordio assoluto sulla scena del partito. L'ex segretario si era sempre mosso in solitaria o con il gruppo dei fedelissimi emiliani. Adesso questa adunata suona come una dichiarazione di guerra. Per domani e per il futuro.

Letta troverà applausi ma anche voci critiche, a cominciare da quella di Laura Puppato. Non sarà la sola. Fuori dalla sala i giovani dei circoli manifesteranno la loro insofferenza. Lo stesso giorno a Roma Sel chiama in piazza l'altra sinistra. Con Vendola e Rodotà. A questa parte del cielo continua a guardare Fabrizio Barca, iscritto Pd impegnato nel suo tour per l'Italia, tentato dall'idea di un a nuova sinistra. Da fare "senza scissioni" dentro al Pd. Oppure fuori da quel recinto, in caso di resistenze insormontabili. È un altro problema, per fortuna non immediato. Il Partito democratico dovrebbe uscire dall'angolo in maniera brillante, con una soluzione fresca e innovativa. Allo stesso tempo, il governo ha bisogno di un riferimento solido, con le spalle larghe. In questo senso Fassino, Chiti o Finocchiaro sono i più adatti. Ma come reagirebbero i militanti, cosa si scatenerebbe sui social network? Sono le domande che si pone un partito molto malato, in balia dei tweet e dei post.
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