ROMA - Dopo la lunga melina, c'è finalmente una data per l'inizio dei lavori parlamentari sulle riforme istituzionali. "Il 29 maggio prenderà l'avvio, sia alla Camera che al Senato, il dibattito sulle riforme istituzionali a partire dalla bozza che il governo ha messo a punto a Spineto", annuncia il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, al termine della conferenza dei capigruppo.
L'annuncio di Franceschini
Prima di quella data le due Commissioni Affari costituzionali si riuniranno in seduta comune a Montecitorio mercoledì 22 maggio, alle ore 14, per l'audizione del Ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello.
"Le riforme sono al centro dell'agenda politica da 30 anni e tutti i tentativi, dai tempi della De Mita-Iotti alla Bicamerale, sono stati segnati da tragici fallimenti" e "i fallimenti sono stati provocati dallo scontro perenne tra i due poli, che ha sempre impedito l'instaurarsi di un clima costituente", aggiunge l'ex segretario del Pd. "L'attuale situazione, per quanto fragile, paradossalmente può consentire di fare quello che non si è mai fatto - sottolinea - Inoltre stavolta c'è la consapevolezza che, in caso di fallimento, le responsabilità sarebbero di tutti e servirebbe a poco darsi la colpa a vicenda davanti agli italiani".
Franceschini si sofferma in particolare sulla legge elettorale. "La via di mezzo ragionevole - dice - è quella illustrata a Spineto: predisponiamo correzioni subito al porcellum in modo che, se il percorso di modifiche costituzionali dovesse fallire, non si tornerebbe comunque a votare con questa legge e poi, una volta stabilita la forma di Stato e di governo, faremo la vera riforma elettorale , coerentemente con il sistema scelto".
Un concetto, quello della cosiddetta clausola di salvaguardia, già anticipato ieri dal ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello. "Non è possibile che una coalizione con meno del 30% dei voti possa raddoppiare i propri seggi. L'attuale legge elettorale rischia di essere incostituzionale", aveva avvertito l'esponente del Pdl.
L'annuncio di Franceschini
Prima di quella data le due Commissioni Affari costituzionali si riuniranno in seduta comune a Montecitorio mercoledì 22 maggio, alle ore 14, per l'audizione del Ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello.
"Le riforme sono al centro dell'agenda politica da 30 anni e tutti i tentativi, dai tempi della De Mita-Iotti alla Bicamerale, sono stati segnati da tragici fallimenti" e "i fallimenti sono stati provocati dallo scontro perenne tra i due poli, che ha sempre impedito l'instaurarsi di un clima costituente", aggiunge l'ex segretario del Pd. "L'attuale situazione, per quanto fragile, paradossalmente può consentire di fare quello che non si è mai fatto - sottolinea - Inoltre stavolta c'è la consapevolezza che, in caso di fallimento, le responsabilità sarebbero di tutti e servirebbe a poco darsi la colpa a vicenda davanti agli italiani".
Franceschini si sofferma in particolare sulla legge elettorale. "La via di mezzo ragionevole - dice - è quella illustrata a Spineto: predisponiamo correzioni subito al porcellum in modo che, se il percorso di modifiche costituzionali dovesse fallire, non si tornerebbe comunque a votare con questa legge e poi, una volta stabilita la forma di Stato e di governo, faremo la vera riforma elettorale , coerentemente con il sistema scelto".
Un concetto, quello della cosiddetta clausola di salvaguardia, già anticipato ieri dal ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello. "Non è possibile che una coalizione con meno del 30% dei voti possa raddoppiare i propri seggi. L'attuale legge elettorale rischia di essere incostituzionale", aveva avvertito l'esponente del Pdl.