ROMA - Il plenum del Csm ha approvato, a larga maggioranza, il documento presentato questa mattina in via d'urgenza dai togati di Unicost dopo i continui attacchi ai magistrati, nel quale si chiede al Guardasigilli Annamaria Cancellieri di far "sentire il proprio sostegno alla magistratura intera senza incertezza alcuna" e di affrontare "subito i temi reali e le difficoltà che affliggono il sistema giudiziario italiano, nell'interesse preminente di tutti i cittadini". Un invito al quale il ministro della Giustizia risponde senza esitazione: "Nessun problema per un incontro al Csm, ne parlerò venerdì prossimo al Consiglio dei ministri". E annuncia che una riunione sarebbe "già stata messa in cantiere", nel corso di alcuni colloqui con il vicepresidente Michele Vietti.
Il documento, emendato in più punti dopo il dibattito in plenum e 'alleggerito' rispetto a quello originario, è stato approvato con 19 voti a favore, tra cui quello di Vietti. Voto contrario è stato espresso dai laici Nicolò Zanon e Annibale Marini (entrambi del Pdl) e dal consigliere della Lega, Ettore Albertone. Astenuti, invece, il togato di Unicost, Alberto Liguori, e il laico del Pdl, Filiberto Palumbo. Nel documento si sollecita il vicepresidente Vietti a concordare un plenum con il ministro della Giustizia per discutere le priorità da affrontare, tra cui la riforma delle circoscrizioni giudiziarie, il tema della prescrizione, il sovraffollamento carcerario.
I togati di Unicost al Csm hanno presentato il loro testo questa mattina, dopo la "ennesima puntata del 'rituale' conflitto tra giustizia e politica", scatenato dalla requisitoria del pm milanese Ilda Boccassini al processo sul caso Ruby, in cui Silvio Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile.
"Riteniamo indispensabile - si legge nella delibera approvata - che tra tutte le istituzioni vi sia il massimo rispetto per le reciproche attribuzioni costituzionali e che, come di recente ha affermato il Presidente della Repubblica, nell'apprezzare le parole del vicepresidente Vietti, venga ribadito che il ruolo della Magistratura a difesa della legalità, dinanzi all'acuirsi di molteplici fenomeni criminosi comporta la necessità di difenderne e apprezzarne il ruolo".
Dal testo presentato questa mattina è stata espunta la parte in cui si sottolineava che alla riunione del Governo svoltasi nello scorso week end all'Abbazia di Spineto alcuni ministri, tra cui il Guardasigilli, si erano astenuti di parlare del tema giustizia proprio mentre "si era assistito - si legge nel documento originario - ad un'ennesima puntata del 'rituale' conflitto tra giustizia e politica". Un chiaro riferimento alla manifestazione di sabato a Brescia con Silvio Berlusconi, e alle dichiarazioni rilasciate da esponenti politici contro la Magistratura milanese.
Il Csm, dunque, "ribadisce la disponibilità sempre manifestata al dialogo tra le istituzioni sui temi della giustizia" e "vuole collaborare con il ministro della Giustizia nel suo delicato compito costituzionale". Palazzo dei Marescialli, dunque, chiede al ministro Cancellieri che "nel dibattito all'interno del Governo si favorisca la logica che porta alla soluzione dei problemi e all'efficienza del sistema giudiziario", impegnandosi a "fare altrettanto".
Sul caso Ruby interviene anche Marina Berlusconi. Per la figlia del Cavaliere, e presidente di Fininvest e di Mondadori, il processo Ruby "è una farsa che non doveva neppure cominciare. Le presunte vittime negano, o addirittura accusano l'accusa. I testimoni dei presunti misfatti non ne sanno nulla. Di prove neppure l'ombra", dice in un'intervista a Panorama che uscirà domani in edicola.
Finirà tutto in una bolla di sapone, come sempre, ma all'associazione della gogna non importa nulla di come andrà a finire, interessa solo la condanna mediatica. E, quando il teorema dell'accusa crollerà, quale interdizione dovrebbe essere chiesta per coloro che hanno costruito questa montatura infernale?", continua Marina Berlusconi, che parla di "un attacco concentrico. Un assedio. L'obiettivo è chiaro: colpire una volta di più mio padre, come politico, come imprenditore, ma anche nella sua dignità di uomo".
Il documento, emendato in più punti dopo il dibattito in plenum e 'alleggerito' rispetto a quello originario, è stato approvato con 19 voti a favore, tra cui quello di Vietti. Voto contrario è stato espresso dai laici Nicolò Zanon e Annibale Marini (entrambi del Pdl) e dal consigliere della Lega, Ettore Albertone. Astenuti, invece, il togato di Unicost, Alberto Liguori, e il laico del Pdl, Filiberto Palumbo. Nel documento si sollecita il vicepresidente Vietti a concordare un plenum con il ministro della Giustizia per discutere le priorità da affrontare, tra cui la riforma delle circoscrizioni giudiziarie, il tema della prescrizione, il sovraffollamento carcerario.
I togati di Unicost al Csm hanno presentato il loro testo questa mattina, dopo la "ennesima puntata del 'rituale' conflitto tra giustizia e politica", scatenato dalla requisitoria del pm milanese Ilda Boccassini al processo sul caso Ruby, in cui Silvio Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile.
"Riteniamo indispensabile - si legge nella delibera approvata - che tra tutte le istituzioni vi sia il massimo rispetto per le reciproche attribuzioni costituzionali e che, come di recente ha affermato il Presidente della Repubblica, nell'apprezzare le parole del vicepresidente Vietti, venga ribadito che il ruolo della Magistratura a difesa della legalità, dinanzi all'acuirsi di molteplici fenomeni criminosi comporta la necessità di difenderne e apprezzarne il ruolo".
Dal testo presentato questa mattina è stata espunta la parte in cui si sottolineava che alla riunione del Governo svoltasi nello scorso week end all'Abbazia di Spineto alcuni ministri, tra cui il Guardasigilli, si erano astenuti di parlare del tema giustizia proprio mentre "si era assistito - si legge nel documento originario - ad un'ennesima puntata del 'rituale' conflitto tra giustizia e politica". Un chiaro riferimento alla manifestazione di sabato a Brescia con Silvio Berlusconi, e alle dichiarazioni rilasciate da esponenti politici contro la Magistratura milanese.
Il Csm, dunque, "ribadisce la disponibilità sempre manifestata al dialogo tra le istituzioni sui temi della giustizia" e "vuole collaborare con il ministro della Giustizia nel suo delicato compito costituzionale". Palazzo dei Marescialli, dunque, chiede al ministro Cancellieri che "nel dibattito all'interno del Governo si favorisca la logica che porta alla soluzione dei problemi e all'efficienza del sistema giudiziario", impegnandosi a "fare altrettanto".
Sul caso Ruby interviene anche Marina Berlusconi. Per la figlia del Cavaliere, e presidente di Fininvest e di Mondadori, il processo Ruby "è una farsa che non doveva neppure cominciare. Le presunte vittime negano, o addirittura accusano l'accusa. I testimoni dei presunti misfatti non ne sanno nulla. Di prove neppure l'ombra", dice in un'intervista a Panorama che uscirà domani in edicola.
Finirà tutto in una bolla di sapone, come sempre, ma all'associazione della gogna non importa nulla di come andrà a finire, interessa solo la condanna mediatica. E, quando il teorema dell'accusa crollerà, quale interdizione dovrebbe essere chiesta per coloro che hanno costruito questa montatura infernale?", continua Marina Berlusconi, che parla di "un attacco concentrico. Un assedio. L'obiettivo è chiaro: colpire una volta di più mio padre, come politico, come imprenditore, ma anche nella sua dignità di uomo".