ROMA - Per una volta il Pd si ritrova unito. Compatto contro la leggina, immaginata a palazzo Chigi, che dovrebbe sostituire il Porcellum. È proprio il segretario Epifani a farsi portavoce di questo malessere, nelle conversazioni avute in giornata con i capi del partito. "Su questo argomento - è la posizione del segretario - non c'è vincolo di maggioranza: decide il Pd. Siamo obbligati a tenere fermi dei principi". Il "porcellinum", come è stato subito ribattezzato dagli oppositori, non piace a nessuno al Nazareno. Tanto che la direzione di martedì rischia di trasformarsi per il governo Letta in un incubo. Perché stavolta tutti, da Renzi a D'Alema, da Fioroni a Bindi concordano sull'indigeribilità di quel progetto. "E io - ricorda Epifani - sono stato chiamato qui anche per tenere unito il partito". Anche il sindaco di Firenze non vede di buon occhio la soluzione di cui si parla. "Difendere il governo Letta è importante ma conta di più difendere il bipolarismo", è la linea che Renzi affida ai suoi parlamentari. Tanto più che il "porcellinum" è stato concepito come una polizza d'assicurazione sulla vita dell'esecutivo, mentre Renzi non può permettersi di aspettare anni per la sua sfida finale.
Dunque "no pasaran", linea dura, opposizione totale. E pazienza se a farne le spese sarà Enrico Letta. "Sulle riforme il Pd non si identifica con l'esecutivo, dobbiamo incalzarlo", è l'avvertimento di Rosy Bindi. "Noi non possiamo mandare giù ogni cosa - spiega un alto dirigente del Pd - in nome della governabilità. Mettere una soglia al Porcellum significa semplicemente ritrovarsi con un proporzionale puro. Una cosa che, se andassimo al voto, ci costringerebbe di nuovo alle larghe intese. Ma stavolta con Berlusconi o Alfano al posto di Letta. No grazie". Insomma, va bene che la leggina di salvaguardia, nei piani del governo, dovrebbe essere solo una "safety net", un paracadute da tenere pronto in caso di emergenza senza aprirlo mai. "Ma del paracadute - ragiona Luigi Zanda - te ne puoi infischiare finché l'aereo non precipita davvero. Allora sarebbe spiacevole scoprire che non funziona".
Benché i partecipanti assicurino che della leggina, durante il vertice di maggioranza di ieri mattina, non si sia discusso se non a grandi linee, nel Pd circola una voce che è più di un sospetto. Dietro lo slogan della "rete di sicurezza" ci sarebbe infatti un'intesa di massima già siglata tra Dario Franceschini (che ha smentito vigorosamente), Gaetano Quagliariello e l'ala governativa del Pdl, con l'alta benedizione del Quirinale. Un accordo per "costituzionalizzare" il Porcellum con due modifiche: l'introduzione di una soglia del 40% per raggiungere il premio di maggioranza e la fine della lotteria regionale al Senato. Per il resto il Porcellum resterebbe tale e quale, liste bloccate comprese. Ed è proprio questo il punto più inaccettabile per il Pd. Epifani l'ha chiarito con i suoi: "Capisco la necessità di una clausola di salvaguardia, ma fra gli elementi che gli elettori di centrosinistra considerano più odiosi di questa legge c'è proprio l'impossibilità di scegliere gli eletti". Oltretutto oggi il Pd può addossare a Berlusconi e alla Lega la responsabilità di aver partorito una "legge orribile" (definizione di Bersani), ma se domani dovesse votare il "porcellinum" le colpe ricadrebbero anche sul Nazareno. E sarebbe un goal a porta vuota per Grillo.
Di fronte alla tempesta in arrivo, Enrico Letta ha iniziato quindi a ragionare su una possibile strada alternativa. Ancora tutta da immaginare - dalla previsione delle preferenze al sistema tedesco - ma senza passare più per il ritocco cosmetico della norma Calderoli. Una leggina che al Cavaliere calza a pennello, perché consentirebbe comunque di votare in autunno mantenendo le liste bloccate. Berlusconi in cuor suo è anche convinto di poter agguantare la nuova soglia ipotizzata per il premio di maggioranza. "Ho chiuso l'accordo con Monti - ha rivelato al tavolo della cena elettorale per Alemanno - e insieme siamo già al 40 per cento". Il premier non intende però farsi mettere con le spalle al muro dal suo stesso partito. Per questo, nella riunione di ieri mattina, ha iniziato a divincolarsi dall'intesa sottoscritta col Pdl. "Io personalmente - ha ricordato - resto favorevole al Mattarellum. E sono comunque contro i parlamentari nominati". Del resto fu proprio Letta a imporre al Pd quello che, sulle prime, sembrò a molti un azzardo visti i tempi limitati: le primarie per la scelta dei nomi da mettere in lista. Celebrate sotto Natale.
Dunque "no pasaran", linea dura, opposizione totale. E pazienza se a farne le spese sarà Enrico Letta. "Sulle riforme il Pd non si identifica con l'esecutivo, dobbiamo incalzarlo", è l'avvertimento di Rosy Bindi. "Noi non possiamo mandare giù ogni cosa - spiega un alto dirigente del Pd - in nome della governabilità. Mettere una soglia al Porcellum significa semplicemente ritrovarsi con un proporzionale puro. Una cosa che, se andassimo al voto, ci costringerebbe di nuovo alle larghe intese. Ma stavolta con Berlusconi o Alfano al posto di Letta. No grazie". Insomma, va bene che la leggina di salvaguardia, nei piani del governo, dovrebbe essere solo una "safety net", un paracadute da tenere pronto in caso di emergenza senza aprirlo mai. "Ma del paracadute - ragiona Luigi Zanda - te ne puoi infischiare finché l'aereo non precipita davvero. Allora sarebbe spiacevole scoprire che non funziona".
Benché i partecipanti assicurino che della leggina, durante il vertice di maggioranza di ieri mattina, non si sia discusso se non a grandi linee, nel Pd circola una voce che è più di un sospetto. Dietro lo slogan della "rete di sicurezza" ci sarebbe infatti un'intesa di massima già siglata tra Dario Franceschini (che ha smentito vigorosamente), Gaetano Quagliariello e l'ala governativa del Pdl, con l'alta benedizione del Quirinale. Un accordo per "costituzionalizzare" il Porcellum con due modifiche: l'introduzione di una soglia del 40% per raggiungere il premio di maggioranza e la fine della lotteria regionale al Senato. Per il resto il Porcellum resterebbe tale e quale, liste bloccate comprese. Ed è proprio questo il punto più inaccettabile per il Pd. Epifani l'ha chiarito con i suoi: "Capisco la necessità di una clausola di salvaguardia, ma fra gli elementi che gli elettori di centrosinistra considerano più odiosi di questa legge c'è proprio l'impossibilità di scegliere gli eletti". Oltretutto oggi il Pd può addossare a Berlusconi e alla Lega la responsabilità di aver partorito una "legge orribile" (definizione di Bersani), ma se domani dovesse votare il "porcellinum" le colpe ricadrebbero anche sul Nazareno. E sarebbe un goal a porta vuota per Grillo.
Di fronte alla tempesta in arrivo, Enrico Letta ha iniziato quindi a ragionare su una possibile strada alternativa. Ancora tutta da immaginare - dalla previsione delle preferenze al sistema tedesco - ma senza passare più per il ritocco cosmetico della norma Calderoli. Una leggina che al Cavaliere calza a pennello, perché consentirebbe comunque di votare in autunno mantenendo le liste bloccate. Berlusconi in cuor suo è anche convinto di poter agguantare la nuova soglia ipotizzata per il premio di maggioranza. "Ho chiuso l'accordo con Monti - ha rivelato al tavolo della cena elettorale per Alemanno - e insieme siamo già al 40 per cento". Il premier non intende però farsi mettere con le spalle al muro dal suo stesso partito. Per questo, nella riunione di ieri mattina, ha iniziato a divincolarsi dall'intesa sottoscritta col Pdl. "Io personalmente - ha ricordato - resto favorevole al Mattarellum. E sono comunque contro i parlamentari nominati". Del resto fu proprio Letta a imporre al Pd quello che, sulle prime, sembrò a molti un azzardo visti i tempi limitati: le primarie per la scelta dei nomi da mettere in lista. Celebrate sotto Natale.