ROMA - "Surreali". Commenta così Silvio Berlusconi le motivazioni della sentenza sul caso Mediaset (che ha condannato il Cavaliere a quattro anni di carcere e cinque di interdizione dai pubblici uffici) depositate oggi dalla Corte d'Appello di Milano. "Mai neppure un centesimo delle asserite violazioni fiscali mi è pervenuto così come parimenti risulta dagli atti", sostiene in una nota il leader del Pdl. "Tutti i proventi dei diritti sono rimasti in capo alle aziende di terzi che li commercializzavano. Vi è di contro la prova conclamata che alcuni dirigenti infedeli di Mediaset hanno ricevuto svariati milioni di euro per comperare tali diritti. E' ovvio che mai un imprenditore avrebbe potuto tollerare che i suoi dirigenti fossero pagati da fornitori per agevolare gli acquisti nella propria azienda. Se vi è ancora un barlume di buonsenso sull'applicazione del diritto e sulla valutazione del fatto questa sentenza non potrà che essere posta nel nulla riconoscendosi la mia assoluta innocenza".
Se Berlusconi entra nel merito dei fatti valutati dal processo, il compito di attaccare la magistratura spetta ai suoi fedelissimi. Commenti, quelli dei vari Renato Brunetta, Mara Carfagna, Daniele Capezzone, Micaela Biancofiore, Maria Stella Gelimini e via dicendo, che si intrecciano con quelli contro la Corte di cassazione, colpevole di aver definito come "strumentali esigenze latamente dilatorie" le richieste della difesa dell'ex premier di trasferire il processo Ruby da Milano a Brescia.
"Siamo stufi. La Corte d'Appello di Milano, nelle motivazioni della sentenza sul caso Mediaset, ci dà, se mai ce ne fosse stato ancora il bisogno, una certezza oggettiva: contro Silvio Berlusconi esiste una vera e propria persecuzione giudiziaria", dice il presidente dei deputati del Pdl Brunetta. "Ancora una volta - prosegue - nessuna prova contro di lui, ma solo supposizioni, congetture, pregiudizi, convinzioni ideologiche. I giudici disegnano un quadro accusatorio basandosi sul nulla. E' chiaro a tutti che questa giustizia, questa minoritaria parte della giustizia italiana, non opera nell'interesse del Paese ma solo a fini politici. Non possiamo più accettare tutto questo".
L'ex ministro Gelmini aggiunge: "Qui ad essere infamati e perseguitati ci siamo solo noi del Pdl e il presidente Berlusconi. Respingiamo al mittente dunque sia le imputazioni rivolte a Berlusconi nelle motivazioni della sentenza Mediaset, sia le assurde attribuzioni di colpa della Cassazione che, tra le altre cose, spiegano il no al trasferimento dei procedimenti Mediaset e Ruby, affermando addirittura che sia un'accusa infamante sostenere l'esistenza di contesti persecutori della autorità giudiziaria milanese". "E' evidente da ciò che leggiamo con sconcerto oggi - dice ancora - che non esistono spazi, né forse sono mai esistiti, per un giustizia giusta nei confronti del leader di centrodestra".
In tempi di larghe intese, l'unica voce in difesa dell'indipendenza a levarsi dal Pd è quella di Rosy Bindi. "I commenti pensanti del centrodestra alle motivazioni della sentenza della Corte d'Appello e a quelle della Cassazione sono l'ennesimo inaccettabile attacco all'autonomia della magistratura", afferma l'ex presidente dei democratici. "Sono anni - ricorda - che assistiamo a una sassaiola di parole ingiuriose con le quali si tenta di screditare l'operato dei giudici per alimentare un clima di diffidenza e sfiducia verso la giustizia. E' vero, il Paese ha bisogno di stabilità e di coesione sociale ma anche di verità e rispetto per le Istituzioni e le reazioni del centrodestra certamente non aiutano".
Se Berlusconi entra nel merito dei fatti valutati dal processo, il compito di attaccare la magistratura spetta ai suoi fedelissimi. Commenti, quelli dei vari Renato Brunetta, Mara Carfagna, Daniele Capezzone, Micaela Biancofiore, Maria Stella Gelimini e via dicendo, che si intrecciano con quelli contro la Corte di cassazione, colpevole di aver definito come "strumentali esigenze latamente dilatorie" le richieste della difesa dell'ex premier di trasferire il processo Ruby da Milano a Brescia.
"Siamo stufi. La Corte d'Appello di Milano, nelle motivazioni della sentenza sul caso Mediaset, ci dà, se mai ce ne fosse stato ancora il bisogno, una certezza oggettiva: contro Silvio Berlusconi esiste una vera e propria persecuzione giudiziaria", dice il presidente dei deputati del Pdl Brunetta. "Ancora una volta - prosegue - nessuna prova contro di lui, ma solo supposizioni, congetture, pregiudizi, convinzioni ideologiche. I giudici disegnano un quadro accusatorio basandosi sul nulla. E' chiaro a tutti che questa giustizia, questa minoritaria parte della giustizia italiana, non opera nell'interesse del Paese ma solo a fini politici. Non possiamo più accettare tutto questo".
L'ex ministro Gelmini aggiunge: "Qui ad essere infamati e perseguitati ci siamo solo noi del Pdl e il presidente Berlusconi. Respingiamo al mittente dunque sia le imputazioni rivolte a Berlusconi nelle motivazioni della sentenza Mediaset, sia le assurde attribuzioni di colpa della Cassazione che, tra le altre cose, spiegano il no al trasferimento dei procedimenti Mediaset e Ruby, affermando addirittura che sia un'accusa infamante sostenere l'esistenza di contesti persecutori della autorità giudiziaria milanese". "E' evidente da ciò che leggiamo con sconcerto oggi - dice ancora - che non esistono spazi, né forse sono mai esistiti, per un giustizia giusta nei confronti del leader di centrodestra".
In tempi di larghe intese, l'unica voce in difesa dell'indipendenza a levarsi dal Pd è quella di Rosy Bindi. "I commenti pensanti del centrodestra alle motivazioni della sentenza della Corte d'Appello e a quelle della Cassazione sono l'ennesimo inaccettabile attacco all'autonomia della magistratura", afferma l'ex presidente dei democratici. "Sono anni - ricorda - che assistiamo a una sassaiola di parole ingiuriose con le quali si tenta di screditare l'operato dei giudici per alimentare un clima di diffidenza e sfiducia verso la giustizia. E' vero, il Paese ha bisogno di stabilità e di coesione sociale ma anche di verità e rispetto per le Istituzioni e le reazioni del centrodestra certamente non aiutano".