Politica

WALTER VELTRONI
"No alle larghe intese in eterno.
il Pd vive solo per l'alternanza"

Intervista all'ex segretario democratico. Una soglia del 40% obbliga a prolungare lo schema attuale. Il Porcellum dev'essere cambiato in altri modi

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ROMA - Non piacciono per nulla, a Walter Veltroni, le voci che girano sulle modifiche "minimali" alla legge elettorale. L'ex segretario del Pd, che ha fatto della riforma elettorale una delle sue bandiere, teme l'addio all'alternanza e il ritorno al passato. "Se l'unica modifica consiste nell'introdurre una soglia del 40 per cento per ottenere il premio di maggioranza - avverte - non va bene. Possono esserci altre soluzioni per rispettare la Corte Costituzionale".

Perché non va bene?
"Perché oggi abbiamo un sistema politico sostanzialmente tripartito, con uno dei tre soggetti disinteressato ad alleanze di governo, e dunque rischiamo di dare una strumentazione elettorale alla prosecuzione obbligata delle larghe intese".

Lei pensa che questo sia l'obiettivo di Berlusconi?
"Certo Berlusconi è il più interessato a una prospettiva di questo genere. Ma noi siamo i meno interessati. Perché il nostro obiettivo, la ragione stessa dell'esistenza del Partito democratico, è l'alternanza, è una maggioranza riformista, che è ancora il dato inedito della storia italiana. Bisogna arrivare a una democrazia che decida. Io sono molto preoccupato, anzi angosciato, da questa progressiva separazione della democrazia dalla decisione. Tanto più è grave la recessione tanto più lentezze e vischiosità della politica e delle istituzioni appaiono insopportabili. Al termine di questo processo rischia di esserci un sistema autoritario, che oggi si alimenta col populismo".

Lei propone al Pd di accettare la sfida dell'elezione diretta del capo dello Stato, con un semipresidenzialismo alla francese. Ma non teme che questo apra la strada verso il Colle al più populista di tutti, Berlusconi?
"La strada a Berlusconi e a tutte le pulsioni populiste è stata spianata dall'impossibilità di avere un governo che risponda ai cittadini di quello che fa sulla base di una maggioranza programmatica. E le democrazie, come diceva Calamandrei, muoiono per incapacità di decidere. Così nacque il fascismo. Detto questo, io credo che se si scegliesse il semipresidenzialismo andrebbe approvata contestualmente una norma chiarissima sul conflitto d'interessi: non si può candidare al Quirinale chi possiede televisioni e giornali".

Se lei fosse al Senato, oggi voterebbe pro o contro l'ineleggibilità di Berlusconi?
"Guardi, io la penso come Zagrebelsky: la questione giuridica è affidata alle valutazioni dei senatori, e sul piano politico non so se in questo momento la cosa migliore da fare sia prendere una decisione che consenta a Berlusconi di far cadere il governo e andare a elezioni, che si determinerebbero subito, dicendo che gli vogliono togliere la parola e costruire così un plebiscito sul piano della libertà".

Il governo di Enrico Letta si è assunto il compito di gestire questa insidiosa fase di transizione. Come si sta muovendo, secondo lei?
"Si sta muovendo bene, in una condizione politica e istituzionale complicata e difficile. Con partiti molto divisi e senza l'autorevolezza di guida per garantire la piena compattezza dei propri schieramenti, Enrico sta facendo bene. E fa benissimo a porre al centro il tema sociale più drammatico, quello dell'occupazione giovanile".

Letta è bravo, ma Renzi ha talento. Sembra inevitabile che prima o poi il Pd si trovi a scegliere tra uno e l'altro. Lei ha scelto Renzi, mi pare...
"Mi chiedevano se Renzi ha talento da leader e io ho detto di sì. Ma sono abbastanza stanco di queste discussioni sui nomi. La sinistra italiana negli ultimi anni ha mangiato uno dopo l'altro i suoi leader. Mentre dall'altra parte c'era sempre Berlusconi. Ecco, io vorrei che smettessimo di discutere di nomi, e di pensare al prossimo leader da fare fuori, per tornare a discutere di qual è l'ambizione della sinistra italiana. Qual è la sua capacità di condivisione del dolore e delle speranza della propria gente. Qual è l'idea di società che ha dentro di sé. Discutiamo di questo. Poi sarà Renzi, sarà Letta, non lo so".

Non è solo il Pd a cercare un nuovo centro di gravità permanente. Anche l'Spd in Germania vorrebbe andare oltre l'Internazionale socialista. Quando lo disse lei, diciassette anni fa, la proposta cadde nel vuoto.
"Quello che sta facendo il partito socialdemocratico tedesco, così come gli accenti che ho trovato in uno splendido discorso di Ed Miliband, fanno pensare come, guardando al panorama di una sinistra che fa fatica se sta dentro le colonne d'Ercole tradizionali, si capisca che oggi c'è bisogno di quel soggetto del campo democratico mondiale che noi avevamo sollecitato 17 anni fa. Incontrando tantissimi ammonimenti e accuse quasi di blasfemia. Ma essere democratici significa essere portatori di quell'insieme di radicalità e riformismo di cui la società ha bisogno. E' il contrario del moderatismo ed è il contrario dell'estremismo ideologico. Ci vuole l'orgoglio di essere democratici".

Ma chi può guidare il Pd con questo spirito?
"Le centinaia di migliaia di persone che nel 2008 erano alla manifestazione del Circo Massimo. Sono loro che possono spingere per un dibattito politico aperto, fresco, nuovo. E smontare le correnti".

Lei era il segretario, di quel partito, e si dimise. Non è che, avendo visto com'è andata a finire, si è pentito di quella decisione?
"Sinceramente no. Io sono andato via per salvare il Pd. Era partita un'operazione che, per colpire me, avrebbe colpito il Partito democratico. Si erano costituite correnti, strutture, reti, associazioni, convenzioni di varia natura che avevano come obiettivo quello di dire: si stava meglio quando si stava con la Margherita e i Ds. E allora io ho detto: no, vado via io. La verità è che siamo da vent'anni dentro questa prigione del berlusconismo e dell'antiberlusconismo, che è stata la tomba del riformismo italiano e che ci consegna ora partiti sfiancati dai personalismi e del tutto incapaci di ritrovare la grandezza di quelli che Berlinguer chiamava i pensieri lunghi".
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