Politica

Riforme, intesa su mozione: ddl entro giugno.
Ma il nodo-legge elettorale sparisce dal testo

Dopo lo scontro Pd-Pdl, l'annuncio di Quagliariello e Pisicchio: "Documento chiuso e firmato da tutti". Nel testo al voto domani nessun accenno a contenuti e tempi delle modifiche del Porcellum in caso di elezioni anticipate. Epifani: "Non c'è ancora accordo". La Commissione dei 40 sarà composta in base al peso elettorale e parlamentare

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ROMA - Accordo sulla composizione del Comitato dei 40, ma rinvio dello scontro sulla legge elettorale. Questa la mediazione raggiunta nel pomeriggio in seno alla maggioranza dopo che il vertice con il governo della mattina aveva lasciato aperti i due nodi. Un vertice teso, con scambi di accuse e tensioni, secondo quanto riferito dal parlamentare di Centro democratico, Pino Pisicchio. L'annuncio finale dell'accordo è arrivato da Gaetano Quagliariello: "La mozione è chiusa", ha detto il ministro delle Riforme uscendo dalla riunione dei capigruppo. "Hanno firmato tutti", anche il Pdl, ha aggiunto Pino Pisicchio, presidente del gruppo misto. Precisazione necessaria visto che poco prima il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta, aveva detto di non aver firmato nulla.

Nel merito, la mozione sulle riforme sottoscritta prevede un percorso di 18 mesi dall'avvio del processo delle riforme: in questo tempo si dovrà procedere per arrivare agli obiettivi: revisione di forma di governo, superamento del bicameralismo, riduzione del numero dei parlamentari e, infine, riforma della legge elettorale. Ma su questa non c'è accordo, come conferma il segretario del Pd Guglielmo Epifani in serata: "Domani partiranno le riforme istituzionali, il percorso parlamentare. Dove non c'è ancora accordo è sulla riforma elettorale". Epifani esclude che il Pd possa accontentarsi di ritocchi al Porcellum. "Noi il porcellum non lo abbiamo mai voluto. L'orientamento maggioritario è quello di fare una diversa scelta".

Come "ipotesi prioritaria" finale resta l'indizione di un referendum popolare al termine del percorso parlamentare. La maggioranza, si legge nella mozione, "impegna il governo a presentare alle Camere, entro il mese di giugno 2013, un disegno di legge costituzionale" per avviare una "procedura straordinaria rispetto a quella di cui all'articolo 138 della Costituzione"; il ddl "dovrà altresì prevedere adeguati meccanismi per un lavoro comune delle due camere". In particolare, quindi, l'istituzione del comitato dei 40. Per superare lo scontro sul Porcellum e sulla riforma della legge elettorale, si è deciso di accantonarla, lasciando un generico auspicio per una soluzione condivisa: "La riforma della legge elettorale non potrà che essere coerente e contestuale con il complessivo processo di riforma costituzionale".

A spiegare i termini dello scontro era stato questa mattina il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, c'e la questione "dell'ampiezza o meno della clausola di salvaguardia" sulla legge elettorale, dall'altro la "riproporzionalizzazione della Commissione dei 40" rispetto alla presenza di Pd-Pdl. Detto in altre parole, gli alleati sono entrati in rotta di collisione sui criteri di formazione dell'organismo che dovrà procedere alle riforme istituzionali e su quale "paracadute" inserire all'interno del Porcellum per attutirne gli aspetti più negativi in caso di elezioni che precedano il varo della riforma elettorale. Sulla legge elettorale, la mediazione si è trovata eliminando dal testo qualsiasi riferimento a tempi di approvazione e contenuti.

Il Pdl intendeva procedere a "modifiche minime" a una riforma "minimalista" del Porcellum. Di diverso avviso il Pd, che invece non voleva circoscrivere il campo d'azione della Commissione. Il tema in mattinata era stato al centro di un duro scontro tra i capigruppo del Pd e del Pdl alla Camera.

Altro motivo di conflitto risolto dalla mediazione di oggi riguarda la composizione della cosiddetta Commissione dei 40. Dopo il braccio di ferro tra Pdl e Pd sul numero dei componenti, si è concordato che nella composizione dell'organismo "ci sarà un riferimento alla proporzionalità che deve rispecchiare i gruppi e il consenso elettorale". Una soluzione che sembra dare maggiore soddisfazione al centrodestra.

Il compromesso finale si limita a congelare tensioni che sono anche trasversali ai partiti. Il Pd non vuole circoscrivere il campo d'azione perché tra i democratici, infatti, c'è un'ampia fetta che vorrebbe procedere subito all'eliminazione dell'attuale sistema per tornare al Mattarellum, mentre un'altra parte del partito vorrebbe un sistema a doppio turno con collegi (i renziani, in particolare) e un'altra ancora non disdegnerebbe affatto evitare modifiche così da blindare il governo almeno finché non si pronuncerà la Consulta. Problemi simili agitano il Pdl. Un gruppo di parlamentari del Pdl stasera ha protestato, non conoscendo il testo su cui si è raggiunto il compromesso ed ha preteso una convocazione immediata del gruppo alla Camera. Brunetta ha accettato dopo qualche resistenza.
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