Politica

Letta: "Governo può durare fino al 2018.
Ma se non si fanno le riforme lascio"

Il presidente del Consiglio si dice ottimista sulla possibilità del suo esecutivo di arrivare a fine legislatura. "Penso che sbagli chi pensa che dipenda dagli esiti dei processi Berlusconi". Replica all'ex premier: "Un po' forte" parlare delle larghe intese come della fine di una guerra civile

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ROMA - La previsione, o meglio l'auspicio, del presidente del Consiglio Enrico Letta è che il suo governo duri "quattro anni e 10 mesi". Ossia fino a fine legislatura. Ma la resa dei conti potrebbe arrivare molto prima, se entro 18 mesi esecutivo e Parlamento non avranno portato a termine le riforme.

"Il governo può durare tutta la legislatura: quattro anni e dieci mesi. Perché no?", risponde il premier alla domanda rivoltagli da Lili Gruber durante la trasmissione Otto e mezzo. Si dice ottimista. Subito dopo però avverte: "Se non c'è il risultato definitivo, ne trarrò le conseguenze". La sua road map è molto chiara: le priorità sono la lotta alla disoccupazione giovanile e l'alleggerimento della pressione fiscale, in una parola le misure per far ripartire l'economia. Ma c'è anche un cammino politico che il governo deve percorrere. Quella della legge elettorale "è la prima riforma" che sarebbe necessaria, ma bisogna disegnare anche il nuovo quadro istituzionale. Per questo "stiamo correndo", affinché "non si voti più con il Porcellum. Anche se questo l'hanno detto tutti".

Letta replica quindi a Silvio Berlusconi che parla di "pacificazione". Giudica "un po' forte" l'analisi del Cavaliere secondo cui il governo di larghe intese è la fine di una guerra civile. E tiene ferme "le differenze forti e marcate" tra Pd e Pdl. Ma sostiene che quest'esperienza "è molto importante per ricostituire la praticabilità del campo e se faremo un buon lavoro la democrazia italiana tornerà ad essere una democrazia matura".

A proposito dei rapporti tra le componenti della maggioranza, il presidente del Consiglio concorda del tutto con la strigliata del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: servono poche polemiche e più fatti. Per questo punta a separare la vita e l'azione del governo da "eventi esterni" come le vicende interne dei partiti o quelle giudiziarie del leader Pdl. Che però dice di non temere: "Penso che sbagli chi pensa che la durata governo dipenda dagli esiti dei processi Berlusconi perché i ministri stanno lavorando tutti di buona lena, c'è armonia e un buon lavoro di squadra tra i ministri e questo è un buon segnale dopo anni di governi litigiosi".
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