a cura di LUCA FRAIOLI
"NON possiamo non dirci liberali". Comincia così il lungo ed emozionante colloquio tra Giorgio Napolitano ed Eugenio Scalfari che andrà in scena oggi alla Repubblica delle idee. Il fondatore di Repubblica ricorda una frase pronunciata nel 1995 da quello che poi sarebbe diventato il Capo dello Stato. Un uomo che ha attraversato la storia recente del nostro Paese, dalla Seconda guerra mondiale agli anni del terrorismo, dal declino sovietico alla crisi economica dei nostri giorni. E che ha avuto una vita ed una evoluzione politica tutta da raccontare: da giovane comunista nel Pci filosovietico di Togliatti a massimo rappresentate delle istituzioni. E proprio all'evoluzione politica dell'uomo Napolitano è interessato Eugenio Scalfari che in sostanza chiede: "Come un giovane comunista, poi dirigente del Pci, è arrivato a riconoscersi decenni dopo liberale?". La domanda risuona in una sala del Quirinale, tra stucchi, poltrone dorate e bandiere tricolori.
L'intervista, in realtà, avrebbe dovuto tenersi in pubblico, nella Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Napolitano aveva accettato di venirsi a raccontare alla Repubblica delle idee. Ma quando aveva accettato l'invito lo scenario politico era completamente diverso da quello attuale: di lì a pochi giorni sarebbe terminato il suo mandato di presidente e lui sarebbe venuto a Firenze da ex Capo dello Stato. Ma le cose sono andate diversamente e Napolitano è stato "costretto", ammette lui stesso, ad accettare un secondo mandato per sbloccare la situazione di empasse che si era creata dopo le elezioni politiche. Confermato nel suo ruolo, il presidente ha preferito non partecipare personalmente alla Festa del nostro giornale, ma ha voluto comunque onorare l'impegno preso con Eugenio Scalfari e ha aperto le porte del Quirinale alla troupe di Repubblica per registrare la videointervista che sarà proiettata oggi alle dodici nel Salone dei Cinquecento con un commento dal vivo di Eugenio Scalfari e Claudio Tito, capo della redazione politica.
Un'intervista che racconta il nostro Paese e i suoi protagonisti, da Togliatti appunto, ad Amendola, Berlinguer e Moro. Ma che affronta anche l'attualità, come quando Napolitano avverte: "Non sono più disposto a tollerare ciò che è accaduto nella scorsa legislatura, quando i partiti hanno continuato a pestare l'acqua nel mortaio, nonostante avessero giurato di voler fare le riforme necessarie".
"NON possiamo non dirci liberali". Comincia così il lungo ed emozionante colloquio tra Giorgio Napolitano ed Eugenio Scalfari che andrà in scena oggi alla Repubblica delle idee. Il fondatore di Repubblica ricorda una frase pronunciata nel 1995 da quello che poi sarebbe diventato il Capo dello Stato. Un uomo che ha attraversato la storia recente del nostro Paese, dalla Seconda guerra mondiale agli anni del terrorismo, dal declino sovietico alla crisi economica dei nostri giorni. E che ha avuto una vita ed una evoluzione politica tutta da raccontare: da giovane comunista nel Pci filosovietico di Togliatti a massimo rappresentate delle istituzioni. E proprio all'evoluzione politica dell'uomo Napolitano è interessato Eugenio Scalfari che in sostanza chiede: "Come un giovane comunista, poi dirigente del Pci, è arrivato a riconoscersi decenni dopo liberale?". La domanda risuona in una sala del Quirinale, tra stucchi, poltrone dorate e bandiere tricolori.
L'intervista, in realtà, avrebbe dovuto tenersi in pubblico, nella Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Napolitano aveva accettato di venirsi a raccontare alla Repubblica delle idee. Ma quando aveva accettato l'invito lo scenario politico era completamente diverso da quello attuale: di lì a pochi giorni sarebbe terminato il suo mandato di presidente e lui sarebbe venuto a Firenze da ex Capo dello Stato. Ma le cose sono andate diversamente e Napolitano è stato "costretto", ammette lui stesso, ad accettare un secondo mandato per sbloccare la situazione di empasse che si era creata dopo le elezioni politiche. Confermato nel suo ruolo, il presidente ha preferito non partecipare personalmente alla Festa del nostro giornale, ma ha voluto comunque onorare l'impegno preso con Eugenio Scalfari e ha aperto le porte del Quirinale alla troupe di Repubblica per registrare la videointervista che sarà proiettata oggi alle dodici nel Salone dei Cinquecento con un commento dal vivo di Eugenio Scalfari e Claudio Tito, capo della redazione politica.
Un'intervista che racconta il nostro Paese e i suoi protagonisti, da Togliatti appunto, ad Amendola, Berlinguer e Moro. Ma che affronta anche l'attualità, come quando Napolitano avverte: "Non sono più disposto a tollerare ciò che è accaduto nella scorsa legislatura, quando i partiti hanno continuato a pestare l'acqua nel mortaio, nonostante avessero giurato di voler fare le riforme necessarie".