ROMA - "Nel Paese esistono focolai di esasperazione estremistica. Il disagio sociale è il fronte principale, per tutti". E' il monito rivolto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando alla scuola superiore dell'amministrazione dell'Interno, in occasione della prima giornata della Conferenza dei Prefetti 2013.
"Oggi, alle difficoltà per molti aspetti drammatiche di imprese e mondo del lavoro, si accompagnano tensioni da affrontare con forte attitudine al confronto e all'ascolto - avverte il presidente, rivolto ai prefetti -. Vi si legano anche il rincrudirsi di certe tipologie di delinquenza comune, sia il manifestarsi di focolai di esasperazione estremistica e perfino di violenza eversiva". "Quello delle ricadute della grave recessione, che purtroppo persiste, e di un conseguente ampio disagio sociale - indica Napolitano - è dunque il fronte principale su cui dispiegare oggi l'impegno delle Prefetture e dei Prefetti".
"La sfida cruciale, e la necessità imperativa in cui si trova l'Italia in questa fase che non può essere elusa, è quella del rilancio su basi rinnovate e del cambiamento istituzionale nel senso più ampio dell'espressione", ha esordito il capo dello Stato."La stabilità politica e istituzionale è la condizione primaria per il rilancio del Paese e per portare a termine le riforme. Non c'è alcuna contraddizione - ha aggiunto Napolitano - tra stabilità e riforme. Riforme, concretamente quelle che la Commissione di studio appena insediatasi prospetterà e subito dopo il Comitato parlamentare metterà in cantiere, che sono l'opposto di un approccio conservatore, di una comunque motivata o camuffata difesa dell'esistente".
Il presidente della Repubblica invita governo e Parlamento a operare "serenamente", mentre l'avvertimento è dedicato alle forze politiche: "Non cadano in convulsi e meschini calcoli di convenienza di qualsiasi specie. Ne va della credibilità del nostro Paese".
Per essere più chiaro, Napolitano chiede alle forze politiche di "non mettere in questione la continuità del governo", perché le fondamentali riforme "potranno realizzarsi, come è indispensabile, solo se non sarà messa in questione la continuità del governo nato a fine aprile e la continuità del Parlamento eletto a fine febbraio".
Ma se "il rinnovamento istituzionale - afferma il presidente - non è separabile dal rinnovamento politico, quest'ultimo non può prescindere da un rinnovamento morale che l'estensione della piaga antica della corruzione nella vita politica e nella vita amministrativa impone categoricamente".
"C'è da fare il punto sullo stato di attuazione del federalismo fiscale, rimasto in qualche modo sospeso" prosegue il capo dello Stato, "e su prospettive più ampie di riassetto dello Stato in una logica non di negazione di fondamentali istanze decentratrici e autonomistiche, ma di verifica delle contraddizioni insorte dopo l'approvazione, nel 2001, della riforma del Titolo V della Costituzione".
Il percorso riformatore deve prevedere anche una revisione "delle regole che presiedono ai rapporti tra le parti sociali. La sfida - aggiunge il capo dello Stato- è quella del rilancio, su basi rinnovate, dello sviluppo nazionale nel contesto europeo, ed è quella del cambiamento istituzionale nel senso più ampio dell'espressione".
E ancora, "c'è da fare il punto sulla gestione dei fenomeni dell'immigrazione e dell'asilo, alla luce dell'esperienza più recente, anche su scala europea. C'è da considerare con attenzione i limiti della nostra legislazione e prassi in materia di cittadinanza".
Le riforme non devono riguardare solo la Costituzione perché occorrono anche "revisioni e riforme sul piano della legislazione ordinaria, degli assetti amministrativi, del modus operandi delle istituzioni rappresentative e degli apparati dello Stato, nonché delle regole che presiedono ai rapporti tra le parti sociali" spiega Napolitano.
"Non è un disegno che possa spaventare perché troppo ambizioso, ma è uno spirito e un approccio da assumere nell'esercizio delle nostre responsabilità, a qualsiasi livello e nei limiti del programma dell'attuale governo e del proiettarsi in avanti della nuova legislatura parlamentare".
Ma le istituzioni tutte, avverte ancora una volta Giorgio Napolitano, devono "essere rette da un forte principio di unitarietà per poter dare il meglio di sè nel comune interesse nazionale. Per accrescere la tenuta complessiva del sistema Paese e per portarlo all'altezza delle trasformazioni in atto sui diversi piani nella competizione globale. Vale a dire le istituzioni rappresentative, le amministrazioni pubbliche centrali e locali, le strutture statuali che sono proposte alla sicurezza e all'ordinato svolgimento della vita civile, nonché presidi indipendenti e neutrali di legalità e giustizia come le magistrature, con al culmine la Corte che è organo di suprema garanzia costituzionale, un insieme che deve essere retto da un forte principio di unitarietà".
"Oggi, alle difficoltà per molti aspetti drammatiche di imprese e mondo del lavoro, si accompagnano tensioni da affrontare con forte attitudine al confronto e all'ascolto - avverte il presidente, rivolto ai prefetti -. Vi si legano anche il rincrudirsi di certe tipologie di delinquenza comune, sia il manifestarsi di focolai di esasperazione estremistica e perfino di violenza eversiva". "Quello delle ricadute della grave recessione, che purtroppo persiste, e di un conseguente ampio disagio sociale - indica Napolitano - è dunque il fronte principale su cui dispiegare oggi l'impegno delle Prefetture e dei Prefetti".
"La sfida cruciale, e la necessità imperativa in cui si trova l'Italia in questa fase che non può essere elusa, è quella del rilancio su basi rinnovate e del cambiamento istituzionale nel senso più ampio dell'espressione", ha esordito il capo dello Stato."La stabilità politica e istituzionale è la condizione primaria per il rilancio del Paese e per portare a termine le riforme. Non c'è alcuna contraddizione - ha aggiunto Napolitano - tra stabilità e riforme. Riforme, concretamente quelle che la Commissione di studio appena insediatasi prospetterà e subito dopo il Comitato parlamentare metterà in cantiere, che sono l'opposto di un approccio conservatore, di una comunque motivata o camuffata difesa dell'esistente".
Il presidente della Repubblica invita governo e Parlamento a operare "serenamente", mentre l'avvertimento è dedicato alle forze politiche: "Non cadano in convulsi e meschini calcoli di convenienza di qualsiasi specie. Ne va della credibilità del nostro Paese".
Per essere più chiaro, Napolitano chiede alle forze politiche di "non mettere in questione la continuità del governo", perché le fondamentali riforme "potranno realizzarsi, come è indispensabile, solo se non sarà messa in questione la continuità del governo nato a fine aprile e la continuità del Parlamento eletto a fine febbraio".
Ma se "il rinnovamento istituzionale - afferma il presidente - non è separabile dal rinnovamento politico, quest'ultimo non può prescindere da un rinnovamento morale che l'estensione della piaga antica della corruzione nella vita politica e nella vita amministrativa impone categoricamente".
"C'è da fare il punto sullo stato di attuazione del federalismo fiscale, rimasto in qualche modo sospeso" prosegue il capo dello Stato, "e su prospettive più ampie di riassetto dello Stato in una logica non di negazione di fondamentali istanze decentratrici e autonomistiche, ma di verifica delle contraddizioni insorte dopo l'approvazione, nel 2001, della riforma del Titolo V della Costituzione".
Il percorso riformatore deve prevedere anche una revisione "delle regole che presiedono ai rapporti tra le parti sociali. La sfida - aggiunge il capo dello Stato- è quella del rilancio, su basi rinnovate, dello sviluppo nazionale nel contesto europeo, ed è quella del cambiamento istituzionale nel senso più ampio dell'espressione".
E ancora, "c'è da fare il punto sulla gestione dei fenomeni dell'immigrazione e dell'asilo, alla luce dell'esperienza più recente, anche su scala europea. C'è da considerare con attenzione i limiti della nostra legislazione e prassi in materia di cittadinanza".
Le riforme non devono riguardare solo la Costituzione perché occorrono anche "revisioni e riforme sul piano della legislazione ordinaria, degli assetti amministrativi, del modus operandi delle istituzioni rappresentative e degli apparati dello Stato, nonché delle regole che presiedono ai rapporti tra le parti sociali" spiega Napolitano.
"Non è un disegno che possa spaventare perché troppo ambizioso, ma è uno spirito e un approccio da assumere nell'esercizio delle nostre responsabilità, a qualsiasi livello e nei limiti del programma dell'attuale governo e del proiettarsi in avanti della nuova legislatura parlamentare".
Ma le istituzioni tutte, avverte ancora una volta Giorgio Napolitano, devono "essere rette da un forte principio di unitarietà per poter dare il meglio di sè nel comune interesse nazionale. Per accrescere la tenuta complessiva del sistema Paese e per portarlo all'altezza delle trasformazioni in atto sui diversi piani nella competizione globale. Vale a dire le istituzioni rappresentative, le amministrazioni pubbliche centrali e locali, le strutture statuali che sono proposte alla sicurezza e all'ordinato svolgimento della vita civile, nonché presidi indipendenti e neutrali di legalità e giustizia come le magistrature, con al culmine la Corte che è organo di suprema garanzia costituzionale, un insieme che deve essere retto da un forte principio di unitarietà".