Politica

Cecile Kyenge: "C'è un'Italia impreparata
Ma nessuno mi toglierà il sorriso"

La sfida del ministro dopo l'inqualificabile attacco della consigliera leghista di Padova: "Clima di violenza inimmaginabile, eppure non mi sento sola"

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ROMA  -  "Potevo aspettarmi certo delle critiche, ma una tale violenza non la potevo neppure immaginare". Cecile Kyenge è ministra per l'Integrazione da meno di due mesi, la prima ministra "nera" d'Italia come dice lei. In questi mesi è stata oggetto di attacchi quasi quotidiani. Non è infatti la prima volta che viene presa di mira: prima della Valandro ci avevano pensato quelli di Forza Nuova e i due esponenti del Carroccio, Mario Borghezio e Matteo Salvini, a darle addosso. La Kyenge però non perde la sua calma e parla con voce ferma, perché non vuole rispondere "alla violenza con la violenza". Eppure ammette che quest'ultimo insulto fa più male, scagliato com'è da una donna contro un'altra donna: "Chiunque dovrebbe sentirsi offeso  -  avverte  -  non solo io".

Con la sua nomina a ministro, aveva messo in conto la possibilità di subire tali attacchi?
"Erano prevedibili reazioni dettate dall'impreparazione di un Paese di fronte al cambiamento. Anzi queste possono fare parte anche di un percorso logico di riflessione. Ma un tale livello di violenza era inimmaginabile".

Quale Paese emerge da questa "violenza"?

"Ogni Paese ha la sua storia. L'Italia ha le sue difficoltà specifiche, dovute in parte a una scarsa conoscenza del fenomeno migratorio, in parte al fatto che tale fenomeno è stato per tanti anni raccontato male agli italiani".

Questi insulti denunciano dunque un'arretratezza del-l'Italia di fronte alle dinamiche dell'integrazione?

"Diciamo che queste reazioni denunciano senz'altro una certa impreparazione".

Cosa ha provato quando ha letto l'invito allo stupro della consigliera leghista?

"Sin dall'inizio del mio mandato ho parlato spesso di cittadinanza e sono stata spesso attaccata. Ma non posso dire che quest'ultima offesa mi abbia lasciato indifferente. Ci sono parole che sono inaccettabili".

Come pensa di rispondere a questa campagna violenta nei suoi confronti?

"Non voglio essere complice, voglio allontanare ogni violenza da me, non voglio rispondere sulla stessa linea. Questo linguaggio non mi appartiene, perché istiga alla violenza tutta la cittadinanza. Ripeto: chiunque deve sentirsi offeso, non solo io".

Questa volta i vertici della Lega Nord si sono mossi subito con l'espulsione della consigliera padovana di quartiere, Dolores Valandro. Cosa ne pensa?
"È un segnale. Ma quello a cui tengo è un altro aspetto: il segnale dobbiamo darlo tutti noi, tutti dobbiamo fare una passo avanti, tutti dobbiamo reagire quando si offende una persona".

Si è sentita sola di fronte agli insulti?
"Questi sono temi trasversali che non hanno appartenenza politica. Toccano i diritti di tutti noi. E in questi giorni ho avuto molte risposte dal territorio che non mi hanno fatto sentire sola".

Il ripetersi di questi attacchi come influirà sulla sua azione di governo?

"Tutti questi episodi devono dare la spinta non solo a me, ma a ciascuno di noi, a insistere sulla linea della nonviolenza e dell'accoglienza".

Insomma nessun passo indietro?
"Al contrario, questi insulti rivolti a un essere umano, non importa se è anche un ministro della Repubblica, devono rafforzare le persone di buona volontà".

Ministra, le tante offese personali non rischiano di toglierle il sorriso?

"Qualunque attacco mi arrivi, non permetto a nessuno di togliermi il sorriso, né di impormi un linguaggio violento. Negli anni ho sempre lottato per un linguaggio non violento e questo impegno lo mantengo".
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