TORINO - "Noi non siamo il partito dell'Imu, ma non si può ignorare che si sta discutendo di un'imposta che rappresenta la principale entrata dei Comuni italiani che, ancor più in un momento di crisi, devono tappare le buche delle strade, tenere aperti gli asili, assistere gli anziani e i disabili, garantire il trasporto pubblico. I Comuni sono ormai lo sportello, il front office del Paese". Il primo cittadino di Torino, Piero Fassino, spiega in questi termini la tensione dei suoi colleghi di tutta Italia rispetto alle scelte che si stanno prendendo a Roma su imposta sulla casa e Iva, tra rinvii e modifiche.
Sindaco Fassino, lei è favorevole all'aumento dell'Iva rispetto ad un taglio netto dell'Imu sulla prima casa?
"Penso che ogni aumento del prelievo, sia sulla casa sia sul consumo di beni, sia un problema. E credo che ragionare in termini di "o questo o quello" non sia corretto. Mi chiedo: ma è necessario aumentare l'Iva dell'1 per cento su tutti i prodotti? Oppure non si possono fare scelte. Ad esempio non prevedendo incrementi sui beni di prima necessità, ma solo su quelli voluttuari. Ci sono poi settori economici o industriali in difficoltà, anche in questo caso farei dei distinguo. Prendiamo l'auto come esempio: l'utilitaria potrebbe essere tassata meno rispetto alle macchine di grossa cilindrata".
Tutto questo per preservare l'Imu?
"Noi sindaci non siamo innamorati dell'Imu, ma i bilanci li dobbiamo chiudere e i servizi garantire. Come prima cosa, nella modifica che verrà fatta, si ribadisca che il gettito dell'imposta sulla casa deve rimanere al cento per cento ai Comuni. Lo scorso anno era sì un tributo locale, ma il 50 per cento veniva sequestrato dallo Stato. E poi si ragioni sui patrimoni che, come i redditi, non sono tutti uguali. Si possono fare scelte. Tuteliamo le fasce deboli o chi ha un reddito basso. A Torino, in accordo con i sindacati, stiamo restituendo parte dell'Imu versato a 15 mila famiglie in condizione di maggiore fragilità, impegnando un milione di euro. Insomma, un conto è avere una casa
in collina, anche solo una, un conto è avere una camera e cucina in periferia. Si colga l'occasione della revisione dell'Imu e del-l'Iva per introdurre linee di equità e di selettività".
Se l'Imu sulla prima casa dovesse sparire del tutto cosa farete?
"Pretenderemo di sapere subito quale gettito sostituirà la parte di imposta che verrà a mancare e in quali tempi, altro elemento non indifferente. Entro il 30 settembre dovremo approvare i bilanci. Questa incertezza sull'Imu per i Comuni italiani è già un enorme problema".
A chi accusa i sindaci di essere i primi a voler mantenere a tutti i costi la tassa sulla prima casa cosa risponde?
"Rispondo che se si guardano gli ultimi dieci anni di risanamento dei conti pubblici i Comuni e gli enti locali in generale hanno contributo molto di più di altre istituzioni centrali, ministeri compresi. Del centro per cento di spesa pubblica, il 50 per cento è dello Stato, il 45 delle autonomie locali. Di questo 45, meno di un quarto si può attribuire ai Comuni. Sono ormai dieci anni che si cerca di far quadrare i conti incidendo sugli enti locali. È tempo di cambiare".
Sindaco Fassino, lei è favorevole all'aumento dell'Iva rispetto ad un taglio netto dell'Imu sulla prima casa?
"Penso che ogni aumento del prelievo, sia sulla casa sia sul consumo di beni, sia un problema. E credo che ragionare in termini di "o questo o quello" non sia corretto. Mi chiedo: ma è necessario aumentare l'Iva dell'1 per cento su tutti i prodotti? Oppure non si possono fare scelte. Ad esempio non prevedendo incrementi sui beni di prima necessità, ma solo su quelli voluttuari. Ci sono poi settori economici o industriali in difficoltà, anche in questo caso farei dei distinguo. Prendiamo l'auto come esempio: l'utilitaria potrebbe essere tassata meno rispetto alle macchine di grossa cilindrata".
Tutto questo per preservare l'Imu?
"Noi sindaci non siamo innamorati dell'Imu, ma i bilanci li dobbiamo chiudere e i servizi garantire. Come prima cosa, nella modifica che verrà fatta, si ribadisca che il gettito dell'imposta sulla casa deve rimanere al cento per cento ai Comuni. Lo scorso anno era sì un tributo locale, ma il 50 per cento veniva sequestrato dallo Stato. E poi si ragioni sui patrimoni che, come i redditi, non sono tutti uguali. Si possono fare scelte. Tuteliamo le fasce deboli o chi ha un reddito basso. A Torino, in accordo con i sindacati, stiamo restituendo parte dell'Imu versato a 15 mila famiglie in condizione di maggiore fragilità, impegnando un milione di euro. Insomma, un conto è avere una casa
in collina, anche solo una, un conto è avere una camera e cucina in periferia. Si colga l'occasione della revisione dell'Imu e del-l'Iva per introdurre linee di equità e di selettività".
Se l'Imu sulla prima casa dovesse sparire del tutto cosa farete?
"Pretenderemo di sapere subito quale gettito sostituirà la parte di imposta che verrà a mancare e in quali tempi, altro elemento non indifferente. Entro il 30 settembre dovremo approvare i bilanci. Questa incertezza sull'Imu per i Comuni italiani è già un enorme problema".
A chi accusa i sindaci di essere i primi a voler mantenere a tutti i costi la tassa sulla prima casa cosa risponde?
"Rispondo che se si guardano gli ultimi dieci anni di risanamento dei conti pubblici i Comuni e gli enti locali in generale hanno contributo molto di più di altre istituzioni centrali, ministeri compresi. Del centro per cento di spesa pubblica, il 50 per cento è dello Stato, il 45 delle autonomie locali. Di questo 45, meno di un quarto si può attribuire ai Comuni. Sono ormai dieci anni che si cerca di far quadrare i conti incidendo sugli enti locali. È tempo di cambiare".