Politica

IL CASO ITALIA-KAZAKHSTAN

Gianni Cuperlo
"Troppe ombre nella sua ricostruzione
Alfano rinunci al Viminale per salve il governo"

Il candidato alla segreteria Pd: "Alfano è chiamato a un atto di sensibilità istituzionale, sarebbe disastrosa una crisi in pieno luglio, senza che sia stata cambiata la legge elettorale. Se si fosse trattato di uno dei nostri, noi Democratici avremmo avuto lo stesso atteggiamento"

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ROMA  -  "Alfano non ha spiegato. L'avvicendamento alla guida del Viminale sarebbe un gesto responsabile". Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd al prossimo congresso, appoggiato da D'Alema e dalla sinistra del partito, chiede le dimissioni di Alfano.

Cuperlo, il Pd deve sfiduciare Alfano?

"La ricostruzione che il ministro ha fatto sul caso Shalabayeva è largamente insoddisfacente perché ci sono zone d'ombra e aspetti non chiari in particolare sulla catena di comando che ha programmato e gestito la fase delicatissima del fermo della donna e della figlioletta e il rimpatrio. Quello che abbiamo davanti è un fatto gravissimo perché l'Italia è venuta meno al rispetto di obblighi e principi di diritto internazionale. E abbiamo violato questi principi sulla frontiera dei diritti umani e rinviato la moglie di uno dei principali dissidenti a uno Stato più volte denunciato da Amnesty ".

Secondo lei quindi, qual è la soluzione: Alfano dovrebbe restarecome vice premier e rinunciare al ministero dell'Interno?

"Di fronte all'enormità di questi fatti, il governo ha confermato che né il Viminale, né la Farnesina, né Palazzo Chigi erano a conoscenzadella portata degli avvenimenti, e quindi non ci sono responsabilità soggettive. Ma esiste un problema di credibilità delle istituzioni e del governo che va preservata. Ripeto che sarebbe un atto di sensibilità istituzionale se il ministro dell'Interno scegliesse di rimettere la sua delega nelle mani del premier Letta. Questo consentirebbe di proseguire nell'azione di chiarimento anche dei fatti e metterebbe inoltre il governo nella condizione di proseguire nella sua attività in particolare sul versante economico e sociale dove sta ottenendo i primi risultati significativi".

Così il governo va a gambe all'aria?
"C'è una valutazione che spetta al presidente del Consiglio, ma lo spirito della richiesta di dimissioni di Alfano non è quello di affossare l'esecutivo, ma anzi di consentire al governo di uscire da un passaggio difficile e di proseguire nella sua attività. Una crisi di go-verno a fine luglio sarebbe disastrosa, senza che il Parlamento abbia cambiato la legge elettorale. Un'avventura pericolosa che l'Italia non si può permettere".

Se sono vere queste premesse, il pressing per le dimissioni equivale ad aprire una crisi di governo?
"No, non credo che l'avvicendamento al ministero dell'Interno coincida con la crisi della maggioranza. Se si fosse trattato di un ministro del Pd, noi Democratici avremmo avuto lo stesso atteggiamento".

Lei la pensa in pratica come Renzi sulle dimissioni di Alfano?
"Non so cosa pensi e sono stanco di rispondere a domande su cosa pensa Renzi che ha ampio spazio su giornali e tv per illustrare il suo pensiero. Qui non si tratta di smarcarsi e questa discussione per quanto mi riguarda, non ha nulla a che vedere con il congresso del Pd. Dovremo riscoprire il valore delle cose per ciò che sono e il merito dei problemi senza retropensieri".
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