ROMA - La linea di Stefano Fassina è che il governo deve guardare avanti senza farsi condizionare dalla sentenza della Cassazione sul processo Mediaset, "deve rimanere concentrato sulle emergenze economiche, sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale", ossia sul programma di partenza. E se fosse il Pd, il suo partito, a non reggere l'urto di una condanna definitiva del principale alleato, "commetterebbe un gravissimo errore politico". Il viceministro dell'Economia auspica infatti che la reazione del Pdl non sia quella "barricadera", da fine del mondo, annunciata dai falchi.
Enrico Letta non teme ripercussioni sull'esecutivo. Delrio invece non nasconde una legittima preoccupazione. Lei da che parte sta?
"La misura giusta, secondo me, è mantenere la massima concentrazione sui fondamentali del governo illustrati dal presidente del Consiglio in Parlamento. Le larghe intese sono nate per rispondere alle urgenze economiche e sociali, per fare le riforme istituzionali e cambiare la legge elettorale. Qualunque sia l'esito dell'udienza in Cassazione".
Non tiene conto dell'eventuale risposta del Pdl alla condanna e all'interdizione dai pubblici uffici del suo leader.
"Mi auguro che il centrodestra dimostri senso di responsabilità verso il Paese separando le vicende di Berlusconi dalle emergenze dell'Italia".
Il Pd, dicono molti, non reggerà al dato politico di un'alleanza con Berlusconi condannato.
"Penso che debba succedere esattamente il contrario. Di fronte al senso di responsabilità del Pdl che riesce, finalmente, a scindere le grane giudiziarie del suo capo dagli interessi generali, noi avremmo fatto un enorme passo avanti. Un passo avanti di tutta la politica. Sarebbe il segnale di un affrancamento del centrodestra dalla questione giudiziaria".
Esclude che sia il Pd ad avere la tentazione di far saltare il banco?
"Commetterebbe un grave errore politico. Se il Pdl separa i due piani, sarebbe gravissimo che proprio il Partito democratico continuasse a farli coincidere".
E se il Pdl proponesse una sospensione dei lavori parlamentari come la volta scorsa? Cioè una reazione che il Pd ha già accettato?
"I problemi li affrontiamo nel momento in cui si pongono. Cerchiamo di non contribuire a complicare una situazione che è già, oggettivamente, complicata. Perché, piaccia o no, Berlusconi è il leader di una forza politica che ha preso 8 milioni di voti alle ultime elezioni. Tutti perciò dovremmo augurarci e sollecitare la separazione dei due livelli da parte del Pdl".
Quindi non vede il rischio di elezioni anticipate?
"Da parte mia, rimango concentrato sulle emergenze economiche e sociali".
In caso di assoluzione, il governo sarebbe più libero di agire, cambierebbe passo? In fondo l'attesa per questa sentenza ha influenzato l'attività politica degli ultimi mesi.
"L'esecutivo sta lavorando dentro spazi di manovra molto ristretti, ma il passo del governo, in queste settimane, non è stato frenato dall'attesa della Cassazione e non sarà condizionato dalla sentenza della Cassazione. Semmai il punto è un altro. Non c'è dubbio: in autunno molti nodi verranno al pettine e i problemi che avremo di fronte rendono necessario uno scatto di cui il governo si dovrà fare carico".
Enrico Letta non teme ripercussioni sull'esecutivo. Delrio invece non nasconde una legittima preoccupazione. Lei da che parte sta?
"La misura giusta, secondo me, è mantenere la massima concentrazione sui fondamentali del governo illustrati dal presidente del Consiglio in Parlamento. Le larghe intese sono nate per rispondere alle urgenze economiche e sociali, per fare le riforme istituzionali e cambiare la legge elettorale. Qualunque sia l'esito dell'udienza in Cassazione".
Non tiene conto dell'eventuale risposta del Pdl alla condanna e all'interdizione dai pubblici uffici del suo leader.
"Mi auguro che il centrodestra dimostri senso di responsabilità verso il Paese separando le vicende di Berlusconi dalle emergenze dell'Italia".
Il Pd, dicono molti, non reggerà al dato politico di un'alleanza con Berlusconi condannato.
"Penso che debba succedere esattamente il contrario. Di fronte al senso di responsabilità del Pdl che riesce, finalmente, a scindere le grane giudiziarie del suo capo dagli interessi generali, noi avremmo fatto un enorme passo avanti. Un passo avanti di tutta la politica. Sarebbe il segnale di un affrancamento del centrodestra dalla questione giudiziaria".
Esclude che sia il Pd ad avere la tentazione di far saltare il banco?
"Commetterebbe un grave errore politico. Se il Pdl separa i due piani, sarebbe gravissimo che proprio il Partito democratico continuasse a farli coincidere".
E se il Pdl proponesse una sospensione dei lavori parlamentari come la volta scorsa? Cioè una reazione che il Pd ha già accettato?
"I problemi li affrontiamo nel momento in cui si pongono. Cerchiamo di non contribuire a complicare una situazione che è già, oggettivamente, complicata. Perché, piaccia o no, Berlusconi è il leader di una forza politica che ha preso 8 milioni di voti alle ultime elezioni. Tutti perciò dovremmo augurarci e sollecitare la separazione dei due livelli da parte del Pdl".
Quindi non vede il rischio di elezioni anticipate?
"Da parte mia, rimango concentrato sulle emergenze economiche e sociali".
In caso di assoluzione, il governo sarebbe più libero di agire, cambierebbe passo? In fondo l'attesa per questa sentenza ha influenzato l'attività politica degli ultimi mesi.
"L'esecutivo sta lavorando dentro spazi di manovra molto ristretti, ma il passo del governo, in queste settimane, non è stato frenato dall'attesa della Cassazione e non sarà condizionato dalla sentenza della Cassazione. Semmai il punto è un altro. Non c'è dubbio: in autunno molti nodi verranno al pettine e i problemi che avremo di fronte rendono necessario uno scatto di cui il governo si dovrà fare carico".