MODENA - "Non è tempo per noi e forse non lo sarà mai: io vorrei sapere se 23 anni dopo nonostante le difficoltà possiamo provare a dire che questo è il nostro tempo". Matteo Renzi sale sul palco della Festa democratica di Bosco Albergati, "la città degli alberi" (Castelfranco Emilia) e cita una canzone di Libague scritta 23 anni fa. E, dopo settimane di ponderato silenzio, parte da questa citazione per tracciare il suo orizzonte. "Dobbiamo voltare pagina dopo venti anni", dice Renzi "è finita la prima Repubblica e non è mai iniziata la seconda. In questi 20 anni abbiamo perso l'occasione, potevamo fare di più per rendere l'Italia molto bella".
Un'occasione mancata su cui Renzi rilancia delineando un vero e proprio programma di rinnovamento e di cambiamento che però, dice, non può non partire che dal Pd: "Io vorrei che il Pd di fronte alla crisi che stiamo vivendo ritrovasse il gusto di rinnovare, di sperimentare, ritrovasse l'entusiasmo e non si limitasse a dire 'purtroppo' a rimpiangere i tempi del passato e che corresse a raggiungere il futuro".
E continua "Il Pd che dovremmo costruire è un Pd che non vive di nemici e che non stia insieme perché di là c'è una minaccia. Sono venti anni che stiamo facendo tutto aspettando Berlusconi almeno il Congresso del Pd possiamo farlo senza di lui? Deve essere inventato un partito diverso dove appartenenza non si basa solo su iscrizione, La vecchia tessera- aggiunge Renzi- non basta più. I sociologi parlano di società liquida, il nuovo partito non può basarsi soltanto su tessera o iscrizione e nemmeno solo una pagina Facebook. Ci deve essere un meccanismo in cui i nuovi strumenti tecnologici aiutino a non perdere il gusto della stretta di mano, dell'abbraccio".
Ai "genitori, ai padri politici" dice che "bisogna farla finita con le espressioni in politichese, si deve dire in faccia quello che si pensa". E alle accuse di boicottare il governo replica: "Io sono italiano e spero che il governo faccia le cose per il bene dell'italia, faccio il tifo per il governo ma perché questo accada non deve usare il verbo 'durare', è un riflesso neo doroteo, il governo deve 'fare' ". Poi chiama in causa lo stesso premier Letta e dice che "non deve cercare alibi" fuori dal governo se non si può andare avanti. "Caro letta vai avanti e fai le riforme per le quali sei stato votato. Ma se non sei in grado, non cercare alibi in chi sta fuori del parlamento. Noi siamo dalla tua parte". Mentre al segretario del Pd Guglielmo Epifani dice: "Non passiamo il tempo a pensare come cambiare le primarie, Dobbiamo parlare dei problemi dell'italia che ha bisogno di una scossa. Parliamo di questo, o delle primarie socchiuse? Credo che non ci sia motivo per cambiarle, ma se vogliono le cambino. O ci mettiamo insieme per cambiare l'Italia o la foglia di fico non serve a niente. E io non la voglio fare". Sulla data del congresso ha aggiunto: "Fissiamo questa benedetta data e io non mi accapiglierò sulle regole".
Poi sulla sentenza Mediaset: "Le sentenze si rispettano e la legge è uguale per tutti. Il Pd deve salvare l'Italia". E "ora più che mai vanno presi i voti dei delusi del Pdl. A forza di avere la puzza sotto il naso continueremo a perdere le elezioni. Oggi che è arrivata una sentenza e non una sconfitta elettorale abbiamo bisogno di un Pd che stia insieme non perché c'è una minaccia". E su questo punto Renzi ha insistito richiamando anche la campagna elettorale di Bersani: "Non ci siamo preoccupati di capire i nostri valori di identità, abbiamo perso l'occasione lo scorso 25 febbraio di battere Berlusconi, perché durante le primarie si parlava di questioni vere, dell'Italia, dal giorno dopo siamo tornati a parlare di lui. Il nostro motto era diventato smacchiamo il giaguaro, invece dobbiamo costruire un Pd che non ha nemici ma chiede l'amicizia. Oggi più che mai c'è bisogno di un Pd che non stia insieme perché di là c'è una minaccia" ha aggiunto.
Nel richiamare gli errori Renzi fa riferimento anche al rinvio della discussione sulla legge del finanziamento pubblico ai partiti "un clamoroso autogol". Mentre a proposito del Movimento Cinque Stelle Renzi fuga ogni timore: "Grillo è il principale sponsor delle grandi intese. Lui le vuole, ha paura di far cambiare le cose. Chi ha più paura delle elezioni sono i deputati del Movimento Cinque Stelle. Quello che ha preso meno voti alle nostre primarie, il compagno Bruno Tabacci - ha continuato - ha preso più voti di tutti i candidati eletti alle parlamentarie del Movimento. Il Pd non deve avere paura, deve giocare all'attacco. Non deve vivere di fantasmi". Renzi ha inoltre definito Grillo "una delusione pazzesca".
Nel suo lungo intervento il sindaco di Firenze ha di fatto indicato le sue linee programmatiche: "In Italia dobbiamo ripartire dalle cinque E - ha detto - Educazione (dagli asili nido all'università), Energia (perché ai nostri imprenditori dovremo fare un monumento), Equità (chiedere un contributo a chi ha le pensioni d'oro è un atto di giustizia) Europa (dobbiamo smettere di guadare all'Europa come il nostro grande problema) e poi la E di entusiasmo" dedicata al Pd. Prima di abbandonare il palco il sindaco ha citato una poesia di Alda Merini e chiuso con un "viva l'Italia e viva il Pd".
Domani Renzi parteciperà alla direzione nazionale del Pd, e sarà il momento per verificare se e come le sue istanze avranno seguito. Intanto in serata un'altra platea democratica lo aspetta alla Festa di Parco Secchia, vicino Reggio Emilia. E non mancherà di ribadire le sue idee.