ROMA - Dopo il Csm, anche il ministero della Giustizia interviene sull'intervista del giudice Antonio Esposito al "Mattino". Il ministro, Annamaria Cancellieri, ha dato mandato all'ispettorato del ministero della Giustizia di fare approfondimenti sul caso che riguarda il presidente del collegio della Cassazione che ha emesso la sentenza Mediaset.
Non si tratta, ancora, di una procedura disciplinare, ma soltanto di un'attività istruttoria, sulle modalità e i contenuti delle sue dichiarazioni. Spetterà poi allo stesso ispettorato proporre al ministro l'eventuale apertura di un'azione disciplinare, qualora ne siano ravvisati gli estremi. La decisione, in ultima analisi, è comunque rimessa al Guardasigilli.
La procedura va ad aggiungersi all'indagine della I Commissione di Palazzo dei Marescialli, che dovrà discutere il caso nella seduta del 5 settembre.
ATTACCHI DAL PDL - Le parole del giudice al quotidiano napoletano, rilasciate prima del deposito delle motivazioni della sentenza, avevano scatenato gli attacchi del Pdl e dure critiche anche dai difensori del premier. "Fatto inaudito" aveva commentato Franco Coppi, uno dei legali di Berlusconi.
LA DIFESA DEL MAGISTRATO - Nel testo a Esposito era attribuito il seguente passaggio: "Berlusconi condannato perché sapeva, non perché non poteva non sapere". Frase smentita dal magistrato. Mentre il "Mattino" ha successivamente diffuso la registrazione della conversazione, per confermare la versione del giornalista, Antonio Manzo.
Il giudice ha ribattuto ribadendo "la manipolazione del contenuto dell'intervista" pubblicata dal giornale. Per suo "espresso divieto", infatti, "dovevano essere escluse del tutto domande relative al merito della decisione".
Non si tratta, ancora, di una procedura disciplinare, ma soltanto di un'attività istruttoria, sulle modalità e i contenuti delle sue dichiarazioni. Spetterà poi allo stesso ispettorato proporre al ministro l'eventuale apertura di un'azione disciplinare, qualora ne siano ravvisati gli estremi. La decisione, in ultima analisi, è comunque rimessa al Guardasigilli.
La procedura va ad aggiungersi all'indagine della I Commissione di Palazzo dei Marescialli, che dovrà discutere il caso nella seduta del 5 settembre.
ATTACCHI DAL PDL - Le parole del giudice al quotidiano napoletano, rilasciate prima del deposito delle motivazioni della sentenza, avevano scatenato gli attacchi del Pdl e dure critiche anche dai difensori del premier. "Fatto inaudito" aveva commentato Franco Coppi, uno dei legali di Berlusconi.
LA DIFESA DEL MAGISTRATO - Nel testo a Esposito era attribuito il seguente passaggio: "Berlusconi condannato perché sapeva, non perché non poteva non sapere". Frase smentita dal magistrato. Mentre il "Mattino" ha successivamente diffuso la registrazione della conversazione, per confermare la versione del giornalista, Antonio Manzo.
Il giudice ha ribattuto ribadendo "la manipolazione del contenuto dell'intervista" pubblicata dal giornale. Per suo "espresso divieto", infatti, "dovevano essere escluse del tutto domande relative al merito della decisione".