Politica

Nitto Palma: "Berlusconi leader
anche fuori dal Parlamento"

L'ex Guardasigilli, nel riconfermare il ruolo guida del Cavaliere, prospetta la possibilità di un suo futuro lontano dallo scranno al Senato. E cita gli esempi di Grillo e D'Alema. Ma Quagliariello avverte il governo: "Non basta Napolitano a blindarlo". Tosi di nuovo all'attacco su un cambio di leadership del Pdl

2 minuti di lettura
ROMA - "Io non credo che l'essere o meno in Parlamento possa impedire al presidente Berlusconi di esercitare la sua leadership. Una leadership riconosciuta in maniera compatta, da tutto il partito". Parole di Francesco Nitto Palma - senatore Pdl, ex ministro della Giustizia, considerato un "falco" del partito - intervistato durante KlausCondicio, in onda su Youtube. Un modo per riconfermare la leadership del Cavaliere, ma anche per prospettare, concretamente, la possibilità che l'ex premier venga allontanato da Palazzo Madama. "Chi pensa che l'impegno di Berlusconi possa ridursi a una sorta di guida spirituale del centrodestra si sbaglia di grosso", dice ancora. "La sua rimarrebbe sicuramente una guida politica a pieno titolo. Pensi alle ultimi elezioni, il presidente Berlusconi non si è candidato a premier e ciò non ha minimamente inficiato la sua leadership. Grillo siede in parlamento? e D'Alema? Non ci sono sentenze o altro che possano impedire a Berlusconi di essere la prestigiosa guida del centro destra."

Gaetano Quaglieriello - che appartiene al gruppo delle "colombe" Pdl - lancia invece un avvertimento al governo: "Bastano le parole di Napolitano a blindarlo? Non credo, il governo deve respirare con i propri polmoni, deve esso stesso garantire la propria durata". Insomma, la volontà del presidente di non sciogliere le Camere non garantisce la sopravvivenza dell'esecutivo. Poi, un'altra frase sibillina sulla necessità di una "pacificazione", nella versione cara al Pdl: "Perché prosegua la stagione delle riforme è necessario che si facciano la mattina e il pomeriggio, non che la mattina ci siano le riforme e il pomeriggio un conflitto istituzionale. E' necessario che questa situazione trovi una stabilizzazione".

"La questione è politica, e serve una soluzione politica" sostiene Daniele Capezzone, presidente della commissione finanze della camera e coordinatore dei dipartimenti Pdl "è in causa qualcosa che riguarda 10 milioni di elettori". E sulla possibilità del cavaliere di dirigere il partito dall'esterno, così come suggerito nei giorni scorsi anche da d'Alema, gli fa eco Gianfranco Rotondi che rimette la decisione agli elettori e sottolinea: "Da noi non basta l'opinione di uno per rottamare il leader".

Mentre Dario Stefàno, presidente della giunta delle immunità del Senato, rimette al Senato la decisione finale ed esclude "salvacondotti provenienti dall'esterno".

Intanto il sindaco di Verona Flavio Tosi, segretario della Lega in Veneto, invoca un cambio di leadership del Pdl. "Credo sia naturale un ricambio generazionale, nel pieno rispetto della figura di Silvio Berlusconi e senza entrare nelle sue vicende giudiziarie che sono personali, per motivi di età ma soprattutto per assecondare quella che è una richiesta degli italiani".

Quanto a Bossi - che nei giorni scorsi ha detto di preferire Marina Berlusconi a Tosi come candidato premier del centrodestra - il sindaco di Verona replica: "Il Senatùr è contro di me? Mi rafforza".
 
I commenti dei lettori