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Berlusconi, Letta incontra Alfano
Sul governo: "Paradosso farlo cadere ora"

Un lungo vertice a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio e il segretario del Pdl, per discutere dell'incandidabilità di Berlusconi. Il premier ha avvisato: "Abbiamo tenuto duto nei momenti più difficili della crisi, adesso sarebbe un peccato fermarsi". Cicchitto: "Noi avvertiamo Letta, in caso di decadenza il Pdl non può più appoggiare governo" Epifani (Pd): "Non aprire crisi al buio". Mentre Sisto (Pdl) apre un caso ddl Pd su irretroattività
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ROMA - Resta alta la tensione nel governo. Il vertice per discutere dell'agibilità politica di Silvio Berlusconi, e con essa, almeno secondo le intenzioni del Pdl, della possibilità o meno che il governo Letta vada avanti per la sua strada, non pare aver dato frutto.  E le posizioni, al termine dell'incontro, durato circa tre ore, sono rimaste "distanti".

Il premier da parte sua già nei giorni scorsi ha ribadito più volte che sarebbe paradossale "avvitarsi in questioni di politica interna" e far cadere il governo in vista della "terra promessa". Letta, in missione a Vienna, ha scelto una metafora 'biblica' per difendere il suo esecutivo su cui soffiano venti di crisi. "Il nostro Paese ha davanti delle grandissime opportunità - dice il premier durante la conferenza congiunta con il cancelliere Faymann - confido nella responsabilità e nella lungimiranza di tutti". Appello rivolto, neanche a dirlo, a…
ROMA - Resta alta la tensione nel governo. Il vertice per discutere dell'agibilità politica di Silvio Berlusconi, e con essa, almeno secondo le intenzioni del Pdl, della possibilità o meno che il governo Letta vada avanti per la sua strada, non pare aver dato frutto.  E le posizioni, al termine dell'incontro, durato circa tre ore, sono rimaste "distanti".

Il premier da parte sua già nei giorni scorsi ha ribadito più volte che sarebbe paradossale "avvitarsi in questioni di politica interna" e far cadere il governo in vista della "terra promessa". Letta, in missione a Vienna, ha scelto una metafora 'biblica' per difendere il suo esecutivo su cui soffiano venti di crisi. "Il nostro Paese ha davanti delle grandissime opportunità - dice il premier durante la conferenza congiunta con il cancelliere Faymann - confido nella responsabilità e nella lungimiranza di tutti". Appello rivolto, neanche a dirlo, al Pdl e alle minacce agitate in queste ore dai berlusconiani. "Difficoltà superabili", le ha definite il presidente del Consiglio che non vuole pensare a uno stop del governo, soprattutto dopo che l'Italia ha "tenuto duro durante la crisi e ora c'è la possibilità di raccogliere i frutti". "Siamo orgogliosi che l'Italia sia"un Paese con i conti in ordine"- ha detto Letta - sottolineando i "grandi sacrifici" compiuti per stare dentro i parametri di stabilità e uscire dalla procedura di deficit. Ma evidentemente i timori del premier per la tenuta del governo sono forti. Letta incassa l'appoggio immediato del ministro del Lavoro, Enrico Giovannini.

E in serata anche il segretario del Pd Guglielmo Epifani ha espresso gli stessi timori: "Speriamo che nessuno voglia assumersi la responsabilità del tanto peggio tanto meglio", ha detto. "Questo perchè è davvero qualcosa che va non solo contro gli interessi del Paese ma di quella parte del Paese che ha pagato più prezzi di tutti. Sarebbe paradossale se dopo avere perso il lavoro, visto aziende chiudere, giovani che non trovano lavoro, si apra una crisi al buio in queste condizioni".

Il semestre italiano. Nei pensieri del premier anche l'Europa, soprattutto in vista del semestre di presidenza italiana che inizia nella seconda metà del 2014. "L'Europa deve cogliere la ripresa e non fermarsi alla coda della crisi - ha spiegato Letta - questo vuol dire fare scelte impegnative, sul lavoro gli investimenti e la competitività". Quando toccherà all'Italia batil presidente del Consiglio ha già chiare le priorità. "Voglio continuare la battaglia per contenere la disoccupazione giovanile, un tema importante e il cuore della presidenza italiana dell'anno prossimo".

La stoccata di Faymann. Una stoccata al Cavaliere arriva invece dal cancelliere austriaco Faymann: "Ho conosciuto Silvio Berlusconi e non ho mai pensato che sia un garante della stabilità - ha detto Faymann -, per cui sono contento di aver incontrato il presidente Letta che sta andando nella giusta direzione".

"La prima reazione dalle file delle Pdl è quella di Daniela Santanchè. "Finora quello che ha avuto maggiore senso dello stato e maggiore responsabilità è Silvio Berlusconi - replica la deputata - altrimenti l'Italia non avrebbe avuto un governo, Letta non sarebbe diventato premier e Napolitano non sarebbe presidente della Repubblica. Per cui mi aspetto e sono certa che da parte loro ci sarà la responsabilità di ripristinare al più presto la democrazia nel nostro paese". Dedizione totale a Berlusconi dal sottogretario Michaela Biancofore: "E' una persona che noi amiamo profondamente perché a differenza di chi lo giudica senza conoscerlo, noi lo conosciamo bene", ha assicurato.  "Per noi lui è stato l'inizio e sarà la fine, è stato l'alba e se così sarà, e io non lo credo, staremo con lui fino al tramonto. Mentre il capogruppo pidiellino alla Camera, Renato Brunetta, sollolinea la necessità "di risolvere il problema democratico su Berlusconi, prima della riunione della Giunta per le elezioni al Senato".

Se voterà per l'incandidabilità di Silvio Berlusconi, il Pd non può pensare che il Pdl mantenga il sostegno al governo, chiarisce Fabrizio Cicchitto. "Letta avverte Berlusconi, a nostra volta, noi avvertiamo Letta. Il Pd non può pensare di trasformare arbitrariamente la Giunta per le elezioni in una sorta di tribunale speciale o plotone d'esecuzione nei confronti di Berlusconi e poi chiedere al suo partito di continuare ad appoggiare il governo".

E interviene nuovamente, anche il presidente dell'organismo di Palazzo Madama, Dario Stefàno, dopo i rilievi sulla costituzionalità della legge Severino, sollevati dagli esponenti del Pdl: "Come Giunta abbiamo fissato che le nostre funzioni non ascrivano la competenza nel richiamare problemi di costituzionalità delle norme o delle leggi - ha precisato l'esponente di Sel -. Dobbiamo limitarci a svolgere il ruolo che le norme ci attribuiscono".

Il caso Sisto. Il deputato pidiellino e presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Francesco Paolo Sisto ha reso noto che "c'è un disegno di legge a firma di senatori del Partito democratico che esclude la retroattività della legge Severino. Nel ddl 665 del 17 maggio 2013, annunciato nell'Aula del Senato l'8 luglio scorso, si legge che se si ammettesse il principio della retroattività della incandidabilità 'si riconoscerebbe sostanzialmente la possibilita' che una legge, mutando i requisiti, possa rendere incompatibili o ineleggibili, in corso di mandato, anche i membri del Parlamento. Il che è come dire che una legge sopravvenuta potrebbe cancellare, o comunque limitare la volontà popolarè", ha spiegato.

Ma il Pd sembra voler tagliare corto. "La dichiarazione del presidente Sisto è del tutto strumentale e priva di fondamento in quanto riguarda atti amministrativi che non hanno nulla a che vedere con sentenze penali passate in giudicato", hanno chiarito i senatori del Pd Isabella De Monte e Giorgio Pagliari. "Il ddl riguarda semplicemente l'introduzione per amministratori locali già eletti di una causa di incompatibilità tra una funzione pubblica e una funzione privata. Tutto qui", hanno assicurato.

La replica di Sisto è immediata: "I senatori del Pd a quanto pare non hanno una grande memoria. Basterebbe che rileggessero la relazione a loro firma per convincersi che non si può difendere l'indifendibile. Sarebbe invece opportuno che avessero il coraggio di mantenere ferma la loro opinione come in quella sede manifestata: la Severino-Monti non è retroattiva".

Mentre in una nota Matteo Colaninno, responsabile economia del Partito Democratico, ha sottolineato: "Nel Pdl prevalga il senso di responsabilità e una consapevolezza: non si possono chiedere al Pd soluzioni da repubblica delle banane".