ROMA - Sulla vicenda del trasferimento della sede della Direzione investigativa antimafia pubblichiamo di seguito una nota di don Luigi Ciotti, fondatore dell'associazione Libera.
"Ci auguriamo che, nel rispetto delle rispettive ragioni, si trovi un'adeguata soluzione alla questione relativa al trasferimento di sede della DIA (Direzione Investiva Antimafia) e all'aumento di spesa che questo comporterebbe per il bilancio pubblico. Non abbiamo infatti titolo per esprimerci sugli aspetti tecnici della controversia, ma come cittadini e come associazione impegnata nel contrasto alle mafie e nella costruzione di giustizia sociale, ci sembra si possa e si debba tenere conto di almeno due aspetti.
"Il primo riguarda ovviamente la necessità - non solo del Ministero dell'Interno, ma di tutte le istituzioni e le amministrazioni pubbliche - di risparmiare e contribuire così a una maggiore e più equa distribuzione delle risorse economiche.
"La seconda è l'aspetto culturale. Posto che il bene dove la Dia potrebbe trasferirsi sia stato confiscato e non solo sequestrato, la scelta di spostare la sede nella palazzina di via Cesalpino, nel centro di Roma, ci pare vantaggiosa sia sotto il profilo economico - ristrutturato, l'immobile non comporterebbe spese di affitto molto onerose - che sotto quello simbolico.
"Che una delle realtà fondamentali del contrasto alle mafie abbia 'testa e cuore' in uno stabile sequestrato alla criminalità organizzata, ci sembra infatti non solo un segno dell'efficacia della sua attività investigativa, ma di quella legge sulla confisca e l'uso sociale dei beni che ha saputo in molti casi saldare l'aspetto repressivo della lotta alle mafie col cambiamento culturale e il beneficio economico d'intere nostre comunità".
firmato Luigi Ciotti
"Ci auguriamo che, nel rispetto delle rispettive ragioni, si trovi un'adeguata soluzione alla questione relativa al trasferimento di sede della DIA (Direzione Investiva Antimafia) e all'aumento di spesa che questo comporterebbe per il bilancio pubblico. Non abbiamo infatti titolo per esprimerci sugli aspetti tecnici della controversia, ma come cittadini e come associazione impegnata nel contrasto alle mafie e nella costruzione di giustizia sociale, ci sembra si possa e si debba tenere conto di almeno due aspetti.
"Il primo riguarda ovviamente la necessità - non solo del Ministero dell'Interno, ma di tutte le istituzioni e le amministrazioni pubbliche - di risparmiare e contribuire così a una maggiore e più equa distribuzione delle risorse economiche.
"La seconda è l'aspetto culturale. Posto che il bene dove la Dia potrebbe trasferirsi sia stato confiscato e non solo sequestrato, la scelta di spostare la sede nella palazzina di via Cesalpino, nel centro di Roma, ci pare vantaggiosa sia sotto il profilo economico - ristrutturato, l'immobile non comporterebbe spese di affitto molto onerose - che sotto quello simbolico.
"Che una delle realtà fondamentali del contrasto alle mafie abbia 'testa e cuore' in uno stabile sequestrato alla criminalità organizzata, ci sembra infatti non solo un segno dell'efficacia della sua attività investigativa, ma di quella legge sulla confisca e l'uso sociale dei beni che ha saputo in molti casi saldare l'aspetto repressivo della lotta alle mafie col cambiamento culturale e il beneficio economico d'intere nostre comunità".
firmato Luigi Ciotti