Politica

Pd, la contro-finanziaria di Renzi.
Letta: "Serve un patto anche con lui"

Il presidente del Consiglio teme che durante la campagna per le primarie del Pd il sindaco di Firenze proponga misure in contrasto con quelle previste dalla legge di stabilità. E pensa a un'assunzione di responsabilità da parte dei candidati alla segreteria democratica

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ROMA - La sfida di Letta sui conti pubblici coinvolge anche il Pd. O più precisamente il Pd che nelle prossime settimane sarà nel pieno della battaglia congressuale. La presentazione delle candidature per le primarie scade l'11 ottobre. La legge di stabilità verrà presentata in consiglio dei ministri entro il 15. Una coincidenza di date che può interferire nel lavoro di Palazzo Chigi. "Bisogna avere delle garanzie forti non solo dal fronte del Pdl".

Ecco perché il premier pensa a una forma di verifica con Berlusconi e i capigruppo della sua maggioranza parlamentare. Ma potrebbe pretendere un passaggio formale anche con i candidati del congresso democratico. Chiedendo loro di tenere fuori dalla lotta per la segreteria il momento cruciale di ogni esecutivo, la sua carta fondamentale: la Finanziaria. È un messaggio rivolto soprattutto a Matteo Renzi. Il pericolo è che la campagna per le primarie del sindaco sia centrata su una "contro-finanziaria", avendo la libertà di proporre misure che sarebbero un trampolino in vista di elezioni anticipate, ma che inevitabilmente farebbero a pugni con le faticose mediazioni della vera manovra. È necessaria invece una tregua almeno sulle misure di Saccomanni. Una solenne assunzione di responsabilità da parte del sindaco. Da siglare con un patto firmato dal premier e dai papabili segretari.

L'idea circola da qualche ora nell'entourage del presidente del Consiglio. Da quando è ormai assodato che le primarie si terranno nella data prevista, l'8 dicembre. Con il calendario deciso (in maniera pasticciata) dall'assemblea nazionale. È ormai evidente che la campagna elettorale del sindaco di Firenze ruoterà intorno ai problemi del Paese ancor prima che intorno a quelli del traballante Partito democratico. Sarà proiettata cioè verso una platea più vasta dei militanti e degli elettori del Pd. Proposte a tutto campo, condite dai numeri della crisi italiana che Renzi già ripete nelle trasmissioni televisive di cui è ospite. Numeri, progetti (e battute) che potendosi muovere in campo aperto, non tengono conto dei compromessi da larghe intese. "Un Renzi battitore libero è un rischio che non possiamo permetterci durante la discussione della legge di stabilità", dicono i collaboratori di Letta.

Dunque, oltre al confronto con le forze della Grande coalizione, il premier dovrebbe compiere una ricognizione supplementare. Convocando i candidati del Pd. Il fuoco amico da parte del Pd nel bel mezzo del dibattito sulla manovra, avvicinerebbe il voto. Il "bersaglio" di questi ragionamenti è sempre puntato su Renzi. Ma una posizione antigovernativa durante la sfida del congresso porterebbe a una radicalizzazione anche gli altri candidati Cuperlo e Pittella (Civati è contro le larghe intese dall'inizio). Il "patto", secondo alcuni sostenitori del premier, può essere un rischio mortale. Andrebbe siglato solo con la sicurezza di avere il sì preliminare del sindaco di Firenze.

I lettiani doc però sono convinti che non esista altra strada. "Se Enrico vuole giocare d'attacco, deve sfidare Renzi a viso aperto. Non candidandosi, ma pretendendo un impegno certo sulla legge di stabilità". Il punto è che i fedelissimi del premier non si fidano di "Matteo". Per questo, pur sconfessati da Palazzo Chigi, stanno ancora cercando un loro candidato. Un nome esterno alla politica, non riconducibile a Letta, "un vero riformista, che indichi la rotta per la costruzione di una nuova Italia e non offra solo le ricette per distruggere quella vecchia". Come fa il Rottamatore, è il chiaro sottinteso. 
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