Berlusconi: "Letta e Napolitano inaffidabili
La parola torni subito al popolo italiano"
In una lettera al settimanale cattolico "Tempi", il Cavaliere si scaglia contro il presidente, il premier e il Pd, compreso Renzi: "Come può essere affidabile chi non riesce a garantire l'agibilità politica neanche al proprio fondamentale partner?". E pronuncia la sua sentenza nei confronti dell'esecutivo. Parlando di "manovre persecutrici" in arrivo da ogni parte d'Italia
ROMA - La lettera - firmata Silvio Berlusconi - sarà pubblicata solo il 3 ottobre sul settimanale cattolico Tempi, ma il direttore Luigi Amicone fa uscire le anticipazioni in un pomeriggio convulso per la politica e il governo. Mentre lo stato maggiore del Pdl, col rischio della scissione, torna a riunirsi per decidere la linea nei confronti dell'esecutivo Letta. "Il Pd, compreso Matteo Renzi - scrive Berlusconi - ha tenuto un atteggiamento irresponsabile soffiando sul fuoco senza dare alcuna prospettiva politica. Pur comprendendo tutti i rischi che mi assumo, ho scelto di porre un termine al governo Letta".
Un governo definito ostile. "Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo - dice ancora - non per i miei guai giudiziari ma perché si è nettamente evidenziata la realtà di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette larghe intese".
Il Cavaliere quindi chiede che la parola torni al popolo: "Enrico L…
Un governo definito ostile. "Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo - dice ancora - non per i miei guai giudiziari ma perché si è nettamente evidenziata la realtà di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette larghe intese".
Il Cavaliere quindi chiede che la parola torni al popolo: "Enrico L…
ROMA - La lettera - firmata Silvio Berlusconi - sarà pubblicata solo il 3 ottobre sul settimanale cattolico Tempi, ma il direttore Luigi Amicone fa uscire le anticipazioni in un pomeriggio convulso per la politica e il governo. Mentre lo stato maggiore del Pdl, col rischio della scissione, torna a riunirsi per decidere la linea nei confronti dell'esecutivo Letta. "Il Pd, compreso Matteo Renzi - scrive Berlusconi - ha tenuto un atteggiamento irresponsabile soffiando sul fuoco senza dare alcuna prospettiva politica. Pur comprendendo tutti i rischi che mi assumo, ho scelto di porre un termine al governo Letta".
Un governo definito ostile. "Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo - dice ancora - non per i miei guai giudiziari ma perché si è nettamente evidenziata la realtà di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette larghe intese".
Il Cavaliere quindi chiede che la parola torni al popolo: "Enrico Letta e Giorgio Napolitano
avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilità e minavano le basi della democrazia parlamentare. Come può essere affidabile chi non riesce a garantire l'agibilità politica neanche al proprio fondamentale partner di governo e lascia che si proceda al suo assassinio politico per via giudiziaria?" Quindi l'affondo: "Quando lo Stato si fa padrone illiberale e arrogante mentre il governo tace e non ha nè la forza nè la volontà di difendere la libertà e le tasche dei suoi cittadini, allora è bene che la parola ritorni al nostro unico padrone: il popolo italiano".
Dunque il Cavaliere spiega, implicitamente, la vera ragione dell'accelerazione nella crisi. Parla della sua paura più profonda. Accenna a "manovre persecutrici" in arrivo "da ogni parte d'Italia". Insomma, fa capire di attendersi nuovi provvedimenti della magistratura nei suoi confronti.
Un governo definito ostile. "Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo - dice ancora - non per i miei guai giudiziari ma perché si è nettamente evidenziata la realtà di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette larghe intese".
Il Cavaliere quindi chiede che la parola torni al popolo: "Enrico Letta e Giorgio Napolitano
avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilità e minavano le basi della democrazia parlamentare. Come può essere affidabile chi non riesce a garantire l'agibilità politica neanche al proprio fondamentale partner di governo e lascia che si proceda al suo assassinio politico per via giudiziaria?" Quindi l'affondo: "Quando lo Stato si fa padrone illiberale e arrogante mentre il governo tace e non ha nè la forza nè la volontà di difendere la libertà e le tasche dei suoi cittadini, allora è bene che la parola ritorni al nostro unico padrone: il popolo italiano".
Dunque il Cavaliere spiega, implicitamente, la vera ragione dell'accelerazione nella crisi. Parla della sua paura più profonda. Accenna a "manovre persecutrici" in arrivo "da ogni parte d'Italia". Insomma, fa capire di attendersi nuovi provvedimenti della magistratura nei suoi confronti.