ROMA - Il giorno dopo il voto della giunta per le immunità del Senato che ha detto sì alla decadenza per Silvio Berlusconi, la polemica non si placa. Con il partito del Cavaliere che insiste sul "colpo inflitto alla democrazia" e fa quadrato intorno all'ex premier. Ma le divisioni interne non sono ancora risolte. Ne è la prova una nota di Paolo Berlusconi, fratello di Silvio ed editore del Giornale, che rinnova la sua fiducia al direttore Alessandro Sallusti e smentisce "le illazioni apparse su diversi quotidiani". Ossia il retroscena secondo cui Alfano avrebbe dettato al Cavaliere le sue condizioni per tenere unito il Pdl, che comprederebbero un "repulisti", con la rimozione di Bondi e Verdini, di Brunetta e della Santanché, nonché appunto del suo compagno Sallusti dalla direzione del Giornale.
Tutti uniti nel Pdl. Ma sulla condanna unanime della decadenza nel partito sono tutti d'accordo. E mentre i legali di Berlusconi annunciano che depositeranno la richiesta per un eventuale affidamento in prova ai servizi sociali del loro assistito, il vicecapogruppo del Pdl alla Camera Maria Stella Gelmini getta un'ombra sull'esecutivo: "Siamo di fronte a una decisione che certamente non rafforza le larghe intese, i nostri elettori vivranno l'espulsione di Berlusconi come una colpa del centrosinistra". E nell'intervista a Repubblica non risparmia una stoccata alla Giunta, commentando l'atteggiamento 'inqualificabile' del senatore M5S Vito Crimi."Il comportamento inammissibile di Crimi - spiega l'ex ministro dell'Istruzione - non sorprende tanto per gli insulti, quanto per la grave violazione delle regole. Si tratta peraltro della prova di come il ruolo della Giunta sia stato stravolto, che si è agito solo rincorrendo un fine politico".
In una nota Maurizio Gasparri (Pdl), vicepresidente del Senato invoca l'unità del partito. "Approfittare del fine settimana - scrive - per far lavorare il cervello più che i muscoli. Lo dico a tutti, avendo come obiettivi due priorità. Primo: garantire che non si faccia scempio della nostra Costituzione e quindi assicurare i diritti e l'agibilità politica di Silvio Berlusconi. Secondo: tenere unito il partito, confrontandoci e discutendo, ma non deludendo i nostri elettori a maggior ragione in una fase in cui è sempre più vergognoso l'attacco al nostro leader".
In un'intervista al Mattino, anche il ministro dell'agricoltura Nunzia De Girolamo (Pdl) invita alla coesione. "Io sono convinta - dice - che noi dobbiamo giocare all'attacco e credo che si possa fare rimanendo nella stessa squadra e ricordando che in fondo siamo tutti un po' figli di Berlusconi". "Adesso - continua - c'è bisogno di tutti e dobbiamo riportare a casa tutti gli intellettuali della prima ora che hanno creduto nel sogno liberale di Berlusconi".
Le fa eco anche il coordinatore del Pdl Sandro Bondi: "La mia posizione non cambia ed è di carattere morale. Resto fermo, anzi fermissimo, su due punti: rinnovata unità del nostro partito e opposizione ad una maggioranza che consente la defenestrazione dal Parlamento del leader dei moderati calpestando la legge. La mia posizione è di carattere morale. La sostengo oggi come la sosterrò nel futuro".
Si scaglia contro la decisione della Giunta Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera e coordinatore dei dipartimenti del Pdl. "Spero che, ora dopo ora, maturi la consapevolezza di quanto è accaduto ieri in Giunta al Senato. Non soltanto un voto inaccettabile, ma un precedente infame, che sarà ricordato per decenni, e che segna una pagina buia per la democrazia italiana".
Intanto, si apre un piccolo giallo sulle dimissioni del sottosegretario (e 'falco') Michaela Biancofiore. Per la indiscrezione secondo la quale le sue dimissioni, a differenza di quelle dei ministri, sarebbero state accettate da Letta. Lei dice di non saperne niente e di attendere "cortesi conferme o smentite".
La replica del Pd. Anche dalla sinistra sono arrivati commenti sulla giornata di ieri. "In queste settimane - dice Gianni Cuperlo - noi non abbiamo mai pensato di volerci o poterci liberare di un avversario sfruttando le sue vicissitudini giudiziarie. Il problema è che parte del centrodestra ha respinto la sentenza ritenendola illegittima. Non funziona così in democrazia, l'appello alla sovranità popolare, il fatto che sei stato eletto non ti esenta dal rispetto della legge, semmai è il contrario".
"Nessun commento sulla vicenda di Berlusconi - dice il ministro per la Funzione pubblica e la Semplificazione, Giampiero D'Alia - ciascuno deve fare il suo dovere e la Giunta è l'organo che serve a garantire un percorso di costituzionalità alle decisioni che riguardano i titoli di ammissione dei membri del Parlamento. Deve essere messa in condizioni di lavorare serenamente".
La polemica sul voto palese. E mentre ancora si discute sul voto di ieri, sono iniziate le polemiche per le modalità di voto in aula al Senato dove gli schieramenti saranno chiamati a decidere il destino del Cavaliere. Luigi Di Maio del M5S attacca il Pd. "Il partito democratico - scrive in un post su Facebook, ha paura di se stesso da sempre. Ed è comprensibile. Nella storia ha sempre fatto la cosa sbagliata nel momento cruciale, perdendo clamorosamente ogni tipo di credibilità".
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Assolutamente contrario al voto palese è anche il Pdl. Per Fabrizio Cicchitto "è la goccia che fa traboccare il vaso", mentre Daniela Santanché ricorre al latino: "Con il voto palese la democrazia viene sospesa ad hoc, cambiando le regole contra personam". Renato Schifani, invece, confida nel presidente del Senato Grasso: "Non violerà la norma del voto segreto, la lbiertà di coscienza prevarrà".
Secondo il presidente Idv Antonio Di Pietro "la partita vera si giocherà fra le forche caudine del voto dell'Aula di palazzo Madama". "Quasi certamente - continua Di Pietro dal suo blog - ci sarà il voto segreto anche se molti, a parole, chiedono quello palese. I cittadini hanno diritto di sapere se c'è qualcuno che vuole salvare l'ex presidente del Consiglio ed hanno anche il diritto di conoscere il suo volto. Non vorremmo che dietro lo scudo del voto segreto si nascondessero torbidi accordi, strategie politiche o indegne promesse di poltrone".
Intanto Vito Crimi si difende dalle accuse per il suo post poco elegante sul Cavaliere:" È Berlusconi che insulta il paese da vent'anni. È lui che è indegno del Senato, non io". Il componente M5S della giunta delle elezioni del Senato che ieri ha votato per la decadenza di Berlusconi da senatore, dopo le polemiche per il messaggio sul leader del Pdl mentre erano in corso i lavori,spiega di non aver violato "nessun regolamento" perchè il post "è arrivato mentre la seduta era ancora pubblica. È documentato". A chi lo accusa di voler aiutare Berlusconi, Crimi replica: "Assurdo. Ricolo. Fantapolitica". E alla domanda se abbia pensato di dimettersi dalla giunta risponde: "Ma perchè, e come? dalla giunta non ci si può dimettere, non è possibile".
Tutti uniti nel Pdl. Ma sulla condanna unanime della decadenza nel partito sono tutti d'accordo. E mentre i legali di Berlusconi annunciano che depositeranno la richiesta per un eventuale affidamento in prova ai servizi sociali del loro assistito, il vicecapogruppo del Pdl alla Camera Maria Stella Gelmini getta un'ombra sull'esecutivo: "Siamo di fronte a una decisione che certamente non rafforza le larghe intese, i nostri elettori vivranno l'espulsione di Berlusconi come una colpa del centrosinistra". E nell'intervista a Repubblica non risparmia una stoccata alla Giunta, commentando l'atteggiamento 'inqualificabile' del senatore M5S Vito Crimi."Il comportamento inammissibile di Crimi - spiega l'ex ministro dell'Istruzione - non sorprende tanto per gli insulti, quanto per la grave violazione delle regole. Si tratta peraltro della prova di come il ruolo della Giunta sia stato stravolto, che si è agito solo rincorrendo un fine politico".
In una nota Maurizio Gasparri (Pdl), vicepresidente del Senato invoca l'unità del partito. "Approfittare del fine settimana - scrive - per far lavorare il cervello più che i muscoli. Lo dico a tutti, avendo come obiettivi due priorità. Primo: garantire che non si faccia scempio della nostra Costituzione e quindi assicurare i diritti e l'agibilità politica di Silvio Berlusconi. Secondo: tenere unito il partito, confrontandoci e discutendo, ma non deludendo i nostri elettori a maggior ragione in una fase in cui è sempre più vergognoso l'attacco al nostro leader".
In un'intervista al Mattino, anche il ministro dell'agricoltura Nunzia De Girolamo (Pdl) invita alla coesione. "Io sono convinta - dice - che noi dobbiamo giocare all'attacco e credo che si possa fare rimanendo nella stessa squadra e ricordando che in fondo siamo tutti un po' figli di Berlusconi". "Adesso - continua - c'è bisogno di tutti e dobbiamo riportare a casa tutti gli intellettuali della prima ora che hanno creduto nel sogno liberale di Berlusconi".
Le fa eco anche il coordinatore del Pdl Sandro Bondi: "La mia posizione non cambia ed è di carattere morale. Resto fermo, anzi fermissimo, su due punti: rinnovata unità del nostro partito e opposizione ad una maggioranza che consente la defenestrazione dal Parlamento del leader dei moderati calpestando la legge. La mia posizione è di carattere morale. La sostengo oggi come la sosterrò nel futuro".
Si scaglia contro la decisione della Giunta Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera e coordinatore dei dipartimenti del Pdl. "Spero che, ora dopo ora, maturi la consapevolezza di quanto è accaduto ieri in Giunta al Senato. Non soltanto un voto inaccettabile, ma un precedente infame, che sarà ricordato per decenni, e che segna una pagina buia per la democrazia italiana".
Intanto, si apre un piccolo giallo sulle dimissioni del sottosegretario (e 'falco') Michaela Biancofiore. Per la indiscrezione secondo la quale le sue dimissioni, a differenza di quelle dei ministri, sarebbero state accettate da Letta. Lei dice di non saperne niente e di attendere "cortesi conferme o smentite".
La replica del Pd. Anche dalla sinistra sono arrivati commenti sulla giornata di ieri. "In queste settimane - dice Gianni Cuperlo - noi non abbiamo mai pensato di volerci o poterci liberare di un avversario sfruttando le sue vicissitudini giudiziarie. Il problema è che parte del centrodestra ha respinto la sentenza ritenendola illegittima. Non funziona così in democrazia, l'appello alla sovranità popolare, il fatto che sei stato eletto non ti esenta dal rispetto della legge, semmai è il contrario".
"Nessun commento sulla vicenda di Berlusconi - dice il ministro per la Funzione pubblica e la Semplificazione, Giampiero D'Alia - ciascuno deve fare il suo dovere e la Giunta è l'organo che serve a garantire un percorso di costituzionalità alle decisioni che riguardano i titoli di ammissione dei membri del Parlamento. Deve essere messa in condizioni di lavorare serenamente".
La polemica sul voto palese. E mentre ancora si discute sul voto di ieri, sono iniziate le polemiche per le modalità di voto in aula al Senato dove gli schieramenti saranno chiamati a decidere il destino del Cavaliere. Luigi Di Maio del M5S attacca il Pd. "Il partito democratico - scrive in un post su Facebook, ha paura di se stesso da sempre. Ed è comprensibile. Nella storia ha sempre fatto la cosa sbagliata nel momento cruciale, perdendo clamorosamente ogni tipo di credibilità".
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Assolutamente contrario al voto palese è anche il Pdl. Per Fabrizio Cicchitto "è la goccia che fa traboccare il vaso", mentre Daniela Santanché ricorre al latino: "Con il voto palese la democrazia viene sospesa ad hoc, cambiando le regole contra personam". Renato Schifani, invece, confida nel presidente del Senato Grasso: "Non violerà la norma del voto segreto, la lbiertà di coscienza prevarrà".
Secondo il presidente Idv Antonio Di Pietro "la partita vera si giocherà fra le forche caudine del voto dell'Aula di palazzo Madama". "Quasi certamente - continua Di Pietro dal suo blog - ci sarà il voto segreto anche se molti, a parole, chiedono quello palese. I cittadini hanno diritto di sapere se c'è qualcuno che vuole salvare l'ex presidente del Consiglio ed hanno anche il diritto di conoscere il suo volto. Non vorremmo che dietro lo scudo del voto segreto si nascondessero torbidi accordi, strategie politiche o indegne promesse di poltrone".
Intanto Vito Crimi si difende dalle accuse per il suo post poco elegante sul Cavaliere:" È Berlusconi che insulta il paese da vent'anni. È lui che è indegno del Senato, non io". Il componente M5S della giunta delle elezioni del Senato che ieri ha votato per la decadenza di Berlusconi da senatore, dopo le polemiche per il messaggio sul leader del Pdl mentre erano in corso i lavori,spiega di non aver violato "nessun regolamento" perchè il post "è arrivato mentre la seduta era ancora pubblica. È documentato". A chi lo accusa di voler aiutare Berlusconi, Crimi replica: "Assurdo. Ricolo. Fantapolitica". E alla domanda se abbia pensato di dimettersi dalla giunta risponde: "Ma perchè, e come? dalla giunta non ci si può dimettere, non è possibile".