ROMA - Passa in Aula, alla Camera, con 308 sì, 117 no e 8 astenuti, la riforma della disciplina della diffamazione a mezzo stampa. Niente più carcere per i giornalisti e i direttori di testate.
Con il sì dell'Aula della Camera agli articoli 1, 2, 3 e 4 le nuove norme sul reato di diffamazione a mezzo stampa superano il traguardo. Ora il testo passa all'esame del Senato. Il M5S ha chiesto in Aula la calendarizzazione della proposta di legge che prevede l'abolizione dell'ordine dei giornalisti.
La maggioranza ha tuttavia fatto marcia indietro su una norma cruciale per la libertà di stampa, in un primo momento presa in considerazione nel corso dei lavori in commissione: il deterrente contro le cause temerarie e intimidatorie contro i giornalisti.
Ritirato l'emendamento di Mariastella Gelmini, fatto proprio dai deputati di Sel, è rimasto in piedi quello del Movimento 5 stelle, che apriva alla possibilità per il giudice di fissare un risarcimento al giornalista pari alla metà del danno richiesto dal querelante, qualora l'azione legale si dimostrasse palesemente infondata e intimidatoria. Bocciati entrambi.
La Camera ha invece approvato anche un emendamento del governo al testo: se il delitto di diffamazione viene commesso su internet, la competenza sarà del giudice del luogo di residenza della persona offesa. L'Assemblea di Montecitorio ha quindi approvato emendamenti della commissione che, tra l'altro, prevedono le stesse pene della diffamazione anche per i giornalisti che rifiutino di pubblicare la rettifica.
Il testo era stato licenziato dalla commissione giustizia lo sorso 26 luglio (l'iter si era avviato il 4 giugno). Approdato in aula il 6 agosto per la discussione generale l'esame si era poi fermato a causa della pausa estiva.
SPECIALE VIDEO Caso Sallusti
Il caso Sallusti è stato al centro del dibattito politico sulla legge diffamazione a mezzo stampa. Condannato il 30 novembre 2012 a 14 mesi per diffamazione, il direttore del Giornale aveva detto in conferenza stampa che rifiutava i domiciliari e voleva andare in carcere. Il giorno dopo era stato arrestato in diretta tv nella sede del quotidiano milanese e condotto a casa per scontare la pena. Ma era evaso subito dopo e immediatamente riarrestato. A quel punto si era impegnato a rispettare gli obblighi dei domiciliari. Il 20 dicembre l'allora ministro della Giustizia Paola Severino aveva ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la domanda di grazia in favore di Sallusti dall'avvocato Ignazio La Russa.
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Nel particolare. Niente più carcere per chi diffama a mezzo stampa, ma esclusivamente una multa in caso di attribuzione di un fatto determinato che va dai 5mila ai 10mila euro. Se il fatto attribuito è consapevolmente falso, la multa sale da 20mila a 60mila euro. In caso di recidiva, vi sarà anche l'interdizione da uno a sei mesi dalla professione. La rettifica sarà valutata dal giudice come causa di non punibilità.
Rettifica senza commento. Le rettifiche delle persone offese devono essere pubblicate senza commento e risposta menzionando espressamente il titolo, la data e l'autore dell'articolo diffamatorio. Il direttore dovrà informare della richiesta l'autore del servizio. In caso di violazione dell'obbligo scatta una sanzione amministrativa da 8mila a 16mila euro.
Testata online. Nella legge sulla stampa rientrano ora anche le testate giornalistiche on line e radiofoniche.
Risarcimento danno. Il danno sarà quantificato sulla base della diffusione della testata, della gravità dell'offesa e dell'effetto riparatorio della rettifica. L'azione civile dovrà essere esercitata entro due anni dalla pubblicazione.
Responsabilità direttore. Fuori dei casi di concorso con l'autore del servizio, il direttore o il suo vice rispondono non più 'a titolo di colpa' ma solo se vi è un nesso di causalità tra omesso controllo e diffamazione, la pena è in ogni caso ridotta di un terzo. E' comunque esclusa per il direttore al quale sia addebitabile l'omessa vigilanza l'interdizione dalla professione di giornalista. Le funzioni di vigilanza possono essere delegate, ma in forma scritta, a un giornalista professionista idoneo a svolgere tali funzioni.
Querele infondate. In caso di querela temeraria, il querelante può essere condannato al pagamento di una somma da mille a 10mila euro in favore delle casse delle ammende.
Segreto professionale. Non solo il giornalista professionista ma ora anche il pubblicista potrà opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti.
Ingiuria/Diffamazione. Anche per l'ingiuria e la diffamazione tra privati viene eliminato il carcere ma aumenta la multa (fino a 5mila euro per l'ingiuria e 10mila per la diffamazione) che si applica anche alle offese arrecate in via telematica. La pena pecuniaria è aggravata se vi è attribuzione di un fatto determinato. Risulta abrogata l'ipotesi aggravata dell'offesa a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.
La posizione soddisfatta con riserva della Fnsi. Soddisfatto senza nascondere la propria delusione il segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi. "La legge sulla diffamazione a mezzo stampa approvata, è un chiaro passo avanti poiché abolisce il carcere a carico dei giornalisti, ma contiene anche elementi di evidente arretratezza e condizionamento". La delusione per Siddi resta sul fatto "che il riconoscimento del segreto professionale anche per il giornalista pubblicista sia accompagnato dalla conferma dell'obbligo di rivelare la fonte qualora ritenuta determinante per dirimere una causa di diffamazione". Non solo. Anche sull'interdizione professionale per i casi di recidiva "si avverte l'obliquità della norma, a fronte della mancata introduzione del Giurì per la lealtà dell'informazione che avrebbe temperato meglio la soluzione di eventuali gravi danni dolosamente causati da un giornalista".
Altro motivo di delusione è la bocciatura dell'emendamento sulle liti temerarie in sede civile, spesso avviate allo scopo di intimidire giornalisti e editori con richiesta di risarcimenti esorbitanti e condizionare, fino al silenzio, nei casi dei soggetti più deboli, l'informazione su casi scottanti di inchieste su fenomeni di devianza dell'amministrazione pubblica o della criminalità organizzata. Ancora nubi non diramate ci sono, inoltre, per quanto riguarda gli obblighi a carico dell'informazione via web. La Fnsi confida che in Senato sia possibile compiere un passo definitivo in direzione di una legge per la libertà di informazione, nel giusto equilibrio tra diritti e doveri di lealtà e correttezza.
Con il sì dell'Aula della Camera agli articoli 1, 2, 3 e 4 le nuove norme sul reato di diffamazione a mezzo stampa superano il traguardo. Ora il testo passa all'esame del Senato. Il M5S ha chiesto in Aula la calendarizzazione della proposta di legge che prevede l'abolizione dell'ordine dei giornalisti.
La maggioranza ha tuttavia fatto marcia indietro su una norma cruciale per la libertà di stampa, in un primo momento presa in considerazione nel corso dei lavori in commissione: il deterrente contro le cause temerarie e intimidatorie contro i giornalisti.
Ritirato l'emendamento di Mariastella Gelmini, fatto proprio dai deputati di Sel, è rimasto in piedi quello del Movimento 5 stelle, che apriva alla possibilità per il giudice di fissare un risarcimento al giornalista pari alla metà del danno richiesto dal querelante, qualora l'azione legale si dimostrasse palesemente infondata e intimidatoria. Bocciati entrambi.
La Camera ha invece approvato anche un emendamento del governo al testo: se il delitto di diffamazione viene commesso su internet, la competenza sarà del giudice del luogo di residenza della persona offesa. L'Assemblea di Montecitorio ha quindi approvato emendamenti della commissione che, tra l'altro, prevedono le stesse pene della diffamazione anche per i giornalisti che rifiutino di pubblicare la rettifica.
Il testo era stato licenziato dalla commissione giustizia lo sorso 26 luglio (l'iter si era avviato il 4 giugno). Approdato in aula il 6 agosto per la discussione generale l'esame si era poi fermato a causa della pausa estiva.
SPECIALE VIDEO Caso Sallusti
Il caso Sallusti è stato al centro del dibattito politico sulla legge diffamazione a mezzo stampa. Condannato il 30 novembre 2012 a 14 mesi per diffamazione, il direttore del Giornale aveva detto in conferenza stampa che rifiutava i domiciliari e voleva andare in carcere. Il giorno dopo era stato arrestato in diretta tv nella sede del quotidiano milanese e condotto a casa per scontare la pena. Ma era evaso subito dopo e immediatamente riarrestato. A quel punto si era impegnato a rispettare gli obblighi dei domiciliari. Il 20 dicembre l'allora ministro della Giustizia Paola Severino aveva ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la domanda di grazia in favore di Sallusti dall'avvocato Ignazio La Russa.
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Nel particolare. Niente più carcere per chi diffama a mezzo stampa, ma esclusivamente una multa in caso di attribuzione di un fatto determinato che va dai 5mila ai 10mila euro. Se il fatto attribuito è consapevolmente falso, la multa sale da 20mila a 60mila euro. In caso di recidiva, vi sarà anche l'interdizione da uno a sei mesi dalla professione. La rettifica sarà valutata dal giudice come causa di non punibilità.
Rettifica senza commento. Le rettifiche delle persone offese devono essere pubblicate senza commento e risposta menzionando espressamente il titolo, la data e l'autore dell'articolo diffamatorio. Il direttore dovrà informare della richiesta l'autore del servizio. In caso di violazione dell'obbligo scatta una sanzione amministrativa da 8mila a 16mila euro.
Testata online. Nella legge sulla stampa rientrano ora anche le testate giornalistiche on line e radiofoniche.
Risarcimento danno. Il danno sarà quantificato sulla base della diffusione della testata, della gravità dell'offesa e dell'effetto riparatorio della rettifica. L'azione civile dovrà essere esercitata entro due anni dalla pubblicazione.
Responsabilità direttore. Fuori dei casi di concorso con l'autore del servizio, il direttore o il suo vice rispondono non più 'a titolo di colpa' ma solo se vi è un nesso di causalità tra omesso controllo e diffamazione, la pena è in ogni caso ridotta di un terzo. E' comunque esclusa per il direttore al quale sia addebitabile l'omessa vigilanza l'interdizione dalla professione di giornalista. Le funzioni di vigilanza possono essere delegate, ma in forma scritta, a un giornalista professionista idoneo a svolgere tali funzioni.
Querele infondate. In caso di querela temeraria, il querelante può essere condannato al pagamento di una somma da mille a 10mila euro in favore delle casse delle ammende.
Segreto professionale. Non solo il giornalista professionista ma ora anche il pubblicista potrà opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti.
Ingiuria/Diffamazione. Anche per l'ingiuria e la diffamazione tra privati viene eliminato il carcere ma aumenta la multa (fino a 5mila euro per l'ingiuria e 10mila per la diffamazione) che si applica anche alle offese arrecate in via telematica. La pena pecuniaria è aggravata se vi è attribuzione di un fatto determinato. Risulta abrogata l'ipotesi aggravata dell'offesa a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.
La posizione soddisfatta con riserva della Fnsi. Soddisfatto senza nascondere la propria delusione il segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi. "La legge sulla diffamazione a mezzo stampa approvata, è un chiaro passo avanti poiché abolisce il carcere a carico dei giornalisti, ma contiene anche elementi di evidente arretratezza e condizionamento". La delusione per Siddi resta sul fatto "che il riconoscimento del segreto professionale anche per il giornalista pubblicista sia accompagnato dalla conferma dell'obbligo di rivelare la fonte qualora ritenuta determinante per dirimere una causa di diffamazione". Non solo. Anche sull'interdizione professionale per i casi di recidiva "si avverte l'obliquità della norma, a fronte della mancata introduzione del Giurì per la lealtà dell'informazione che avrebbe temperato meglio la soluzione di eventuali gravi danni dolosamente causati da un giornalista".
Altro motivo di delusione è la bocciatura dell'emendamento sulle liti temerarie in sede civile, spesso avviate allo scopo di intimidire giornalisti e editori con richiesta di risarcimenti esorbitanti e condizionare, fino al silenzio, nei casi dei soggetti più deboli, l'informazione su casi scottanti di inchieste su fenomeni di devianza dell'amministrazione pubblica o della criminalità organizzata. Ancora nubi non diramate ci sono, inoltre, per quanto riguarda gli obblighi a carico dell'informazione via web. La Fnsi confida che in Senato sia possibile compiere un passo definitivo in direzione di una legge per la libertà di informazione, nel giusto equilibrio tra diritti e doveri di lealtà e correttezza.